Accordi e disaccordi

Violi (M5S) avverte i papabili alleati: «Prima i temi. Ma nel Pd con chi parliamo?»

Il coordinatore regionale dei pentastellati incalza i dem. L’accordo va fatto su un programma condiviso, non sul candidato governatore

Violi (M5S) avverte i papabili alleati: «Prima i temi. Ma nel Pd con chi parliamo?»
Pubblicato:

di Wainer Preda

Sì, no, forse e beato chi ci capisce. Le posizioni oscillanti del Partito Democratico stanno mettendo in difficoltà anche i papabili alleati alle Regionali. Tanto che il Movimento 5 Stelle, guidato dal coordinatore regionale, il bergamasco Dario Violi, si è messo in posizione attendista, proponendo un approccio diverso al confronto.

Violi, vede la possibilità di un accordo col Pd?

«È diventato molto complicato parlare con il Pd. Loro sono in fase congressuale e non sai più con chi confrontarti, chi sia l’interlocutore giusto, quello in grado di portare avanti accordi stabili».

Voi un candidato pronto ce l’avete già?

«Sì, abbiamo figure esterne e interne. Si tratterebbe solo di fare una selezione. Se dovessimo decidere di andare da soli, lo faremmo facilmente, non avendo correnti».

C’è una possibilità di un accordo col Terzo polo?

«Assolutamente no. Noi di faccia ne abbiamo una sola. Abbiamo sempre contestato Letizia Moratti in Consiglio regionale, non potremmo mai votare per lei. Le dico, anche nell’ipotesi, impossibile, che il partito intendesse appoggiarla, mi dimetterei prima».

Col Pd, invece, qual è la situazione?

«Loro hanno fatto un passo in avanti presentando Majorino. Noi, come gruppo, abbiamo preso una linea diversa: presentare alcuni temi su cui possa esserci un confronto. Semplicemente perché, dopo 28 anni che perdi in Lombardia con ogni tipo di candidato, evidentemente la gente non sa che cosa gli stai proponendo. Prima quello di sinistra, poi l’ex democristiano, poi il civico con Ambrosoli, poi arriva Gori perché è il più vicino al centrodestra. Risultato: sempre sconfitti».

Quindi il ragionamento passa dai temi comuni?

«La nostra idea è puntare sui temi, invece che sul candidato. Noi vogliamo essere chiari nella visione proposta agli elettori. Vogliamo che l’elettore dica: quelli hanno questa visione di Regione, ci risolveranno questi problemi e allora voto per loro».

E Majorino?

«Preciso: io non ho mai detto sì a Majorino. È una dichiarazione che mi hanno messo in bocca i giornali. Il Pd, finora, ha giocato alle figurine. Prima Carlo Cottarelli, poi Giuliano Pisapia, poi Pierfrancesco Majorino. Questo per noi è inaccettabile. È una questione di metodo». (...)

Continua a leggere sul PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 1 dicembre, o in edizione digitale QUI

Seguici sui nostri canali