Tra guerra e inflazione: quali previsioni per le Borse nei prossimi mesi

Tra guerra e inflazione: quali previsioni per le Borse nei prossimi mesi
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L'inflazione si conferma il mover principale dei mercati finanziari anche in questa prima parte dell'anno: difatti nell'ultimo meeting del 2022 sia la FED sia la BCE hanno confermato la necessità di proseguire sulla strada del rialzo dei tassi, per riportare i valori della dinamica inflattiva quanto più possibile vicino ai target di mandato.

Jerome Powell, sebbene le recenti rilevazioni dell'indice del prezzi al consumo USA abbiano evidenziato dei piccoli miglioramenti, ha dichiarato che il costo del denaro sarà innalzato nei prossimi mesi di almeno 75 punti base; Christine Lagarde, al contrario, pur con un'impostazione sulla futura politica monetaria altrettanto hawkish, non ha fornito alcun riferimento sull'entità del rialzo, probabilmente per non mettere sotto pressione sul mercato obbligazionario i titoli dei paesi con un alto livello di indebitamento. Inoltre, fra le Banche Centrali dei paesi avanzati, anche la Bank of Japan ha deciso di avviare il quantitative tightening e ridurre gli stimoli al sistema finanziario, allentando al contempo il controllo della curva dei rendimenti.

Come spiegato anche su GiocareInBorsa24, portale di formazione nel campo deli investimenti online, nel 2023, oltre all'inflazione, bisognerà monitorare da vicino gli sviluppi della guerra tra Russia e Ucraina. I motivi sono diversi rispetto alla fase iniziale della crisi geopolitica, ma di certo non meno rilevanti. Il conflitto, com'è ben noto, ha avuto un forte impatto sulla dinamica inflattiva nella prima parte del 2022, in particolare nell'Area Euro; effetti che si sono mitigati con l'inasprirsi delle sanzioni nei confronti della Russia, che di fatto hanno reso l'Europa ed altri paesi meno dipendenti dalle materie prime provenienti da quei territori.

Evoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina

La redazione di GiocareInBorsa24, riportando alcune analisi elaborate dagli addetti ai lavori in merito agli scenari che potrebbero delinearsi nei mesi a venire, indica questa volta come turning point un'eventuale fine delle ostilità: è molto probabile, infatti, che già nel corso del 2023 ci si vedrà costretti a fare i conti con un'implosione del sistema sociale ed economico della Russia; naturalmente i paesi direttamente coinvolti sarebbero pochi, ma non bisogna sottovalutare assolutamente la possibilità che si crei un effetto contagio.

È proprio sulla base di tali considerazioni che gli analisti finanziari si aspettano delle borse internazionali ancora vulnerabili nel corso dell'anno: nuove ondate di volatilità non sono da escludere sia sui mercati azionari sia sul comparto obbligazionario, a maggior ragione se effettivamente dovesse prender forma la tanto temuta recessione globale, di cui da mesi si ha traccia nei report degli addetti ai lavori. La parola d'ordine a questo punto non può essere che diversificare: per dare stabilità ai portafogli di investimento, è necessario infatti allocare il capitale su più asset class e, ove possibile, attuare strategie di breve termine da supporto alle immobilizzazioni buy and hold.

La diversificazione nei portafogli di investimento

I risparmiatori che preferiscono selezionare direttamente i titoli da inserire nell'allocazione statistica di portafoglio, potrebbero trarre giovamento dal sovrappesare alcune tipologie di sottostanti, almeno fino a quando non vi sarà maggior visibilità sul quadro macroeconomico e geopolitico dei prossimi mesi. Per quanto concerne il comparto azionario, ad esempio, sarebbe utile riservare più spazio ai titoli value, meno suscettibili ai picchi di volatilità rispetto agli omologhi growth; sul mercato obbligazionario i bond investment grade di paesi con tassi ufficiali di riferimento vicini ad un pivot point sono da preferire a quelli di paesi con una politica monetaria più incerta, avendo cura ovviamente di proteggersi dal rischio cambio.

I risparmiatori che di solito delegano l'attività di diversificazione ai fondi comuni di investimento, possono valutare l'opportunità di sottoscrivere prodotti a gestione passiva, al fine di contenere i costi commissionali generati dall'implementazione delle strategie operative. Gli exchange traded fund, nella fattispecie, assicurano una corretta diversificazione del capitale e un contenimento di quelle spese che potrebbero impattare sulle performance realizzate.

 

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