La "università" dei parrucchieri

L'Accademia bergamasca acconciatori, che garantisce il lavoro immediato (e in proprio)

Chi vuole perfezionarsi nel mestiere passa da qui. Insegnamenti e laboratori, ma si impara anche a gestire un'impresa e psicologia

L'Accademia bergamasca acconciatori, che garantisce il lavoro immediato (e in proprio)
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di Matteo Rizzi

Alcuni allievi hanno pettinato le star di Sanremo, altri quelle del Festival del Cinema di Venezia. In ogni caso, quasi tutti hanno aperto il loro salone: sono i sorprendenti risultati dell’Accademia bergamasca acconciatori, per gli amici la “università dei parrucchieri”, che quest’anno compie 52 anni e festeggia legandosi a Lia (Liberi imprenditori associati), associazione di categoria del mondo dell’artigianato. Una dimensione più grande e altre possibilità di esperienza: la scorsa settimana sono stati inaugurati nuovi spazi destinati alle attività didattiche dell’Accademia all’interno di uno stabile della Lia (oltre 400 metri quadri recentemente ristrutturati) in via Cavalieri di Vittorio Veneto.

«Negli ultimi anni - ha spiegato Valeriano Pesenti, presidente dell’Accademia - abbiamo iniziato a guardarci intorno perché ultimamente stavamo un po’ stretti: già prima della pandemia avevamo iniziato ad avvertire l’esigenza di ampliare gli spazi a disposizione degli studenti, con le riduzioni di capienza a maggior ragione. Abbiamo quindi contattato la Lia, con cui ci eravamo già confrontati in varie altre occasioni, e tutti siamo stati entusiasti di avviare questa collaborazione, anche perché abbiamo scoperto che la Lia, dal canto suo, stava pensando di integrare il nostro settore nelle sue attività. Quindi si può dire che ci siamo trovati».

Valeriano è figlio d’arte (il padre Roberto è stato il fondatore dell’Accademia), e ci racconta quanto sia particolare la vocazione per questo mestiere: «Io ricordo ad esempio che i miei, pur essendo mio padre parrucchiere, non volevano che facessi questo mestiere. Ma è una cosa che ti senti dentro. Il nostro è un lavoro artistico, crescendo in un salone, fin da piccolo sono stato affascinato dalla sensazione che si prova nel “trasformare” una persona. Questa impressione è difficile da trasmettere, è una cosa che solitamente si ha o non si ha. E io credo che tutti i ragazzi che frequentano l’accademia lo sappiano benissimo: noi cerchiamo di insistere molto su questo punto, sul lato artistico di questo mestiere».

Ma l’artisticità da sola non basterebbe a garantire un’occupazione del 100 per cento ai diplomati in Accademia: «Il nostro punto forte è che proponiamo un percorso completo, che affronta ogni singola specialità del mestiere, con vari maestri e partendo ogni volta dalle basi fino ad arrivare alla specializzazione. Spesso in altre scuole non è così, i ragazzi imparano soltanto quello che il loro maestro sa fino a quel momento. Noi insegniamo a fare qualsiasi cosa necessaria all’interno dei saloni, dai tagli alle pieghe, dalle tinte alle extension, nel migliore del modi. I ragazzi quando escono da qui sono pronti ad affrontare davvero qualunque situazione lavorativa».

Da sinistra: Pietro Bonaldi e Marco Amigoni, direttore e presidente Lia, con Valeriano Pesenti, presidente Aba

Non è un caso dunque che Lia, che attualmente conta quattromila associati e che dal 1999 opera sul territorio a sostegno dell’impresa e dell’artigianato, abbia deciso non solo di avviare questa collaborazione con l’Accademia, ma anche di osservare più da vicino il metodo didattico della scuola per capire in che modo sia possibile assimilarlo e trasferirlo ad altri settori (...).

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