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Cinque serie tv in costume che meritano di essere viste

Non solo drammi d’amore ambientati nelle campagne inglesi del XIX secolo. Ci sono anche thriller, gangster story, commedie e così via

Cinque serie tv in costume che meritano di essere viste
09 Aprile 2020 ore 08:30

A qualcuno i drammi in costume facevano venire l’orticaria. A me, tipo. La pesantezza delle scene e la zavorra della ricostruzione storica difficilmente mi hanno dato gioie, in passato. Però, sarà l’età, ho scoperto che in molti casi mi sbagliavo. Le nuove produzioni, inoltre, sanno punzecchiare gli appetiti dell’intrattenimento con classe: dietro una confezione d’autore si nascondono stratagemmi atti a schivare brillantemente la noia. I “period” o “costume drama”, come dicono quelli bravi, poi, non sono solo drammi d’amore ambientati nelle campagne inglesi del XIX secolo. Le serie in costume possono essere anche thriller, gangster story, commedie, e così via. Qui ne citiamo cinque che meritano.

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The Terror. Serie dell’orrore a sfondo storico, dopo una prima stagione adattata da un romanzo di Dan Simmons e ispirata alla fatale traversata delle navi britanniche Erebus e Terror a caccia di una rotta navale – il celebre passaggio a nord ovest – tra i ghiacci artici, sposta l’ambientazione negli Usa della Seconda guerra mondiale. I protagonisti non sono più l’equipaggio di una missione imperialista sterminato dalle intemperie e da una fantomatica e animalesca creatura soprannaturale, bensì gli americani di origini giapponesi internati all’indomani dell’attacco di Pearl Harbor dal governo statunitense a causa delle proprie ascendenze.

Deadwood. La serie inizia nel 1876, due settimane dopo la battaglia del Little Bighorn dove avvenne la sconfitta del Generale Custer. Deadwood è una città che deve ancora nascere, non riconosciuta dallo Stato, popolata da fuorilegge, prostitute e ogni sorta di criminale. In un luogo dove non vi sono leggi, l’unica legge che vale è quella del più forte, che in questo caso è Al Swearengen, uno dei pionieri fondatori della città e padrone del “Gem Saloon”, dove gestisce i suoi loschi affari. Con la scoperta dell’oro nelle Black Hills, Deadwood diventerà una zona molto ambita.

I Tudors. Gli intrighi della corte reale britannica piacciono a molti, anche se non a tutto. Una serie tv culto che racconta l’ascesa di un re famosissimo per le sue scelte controverse, Enrico VIII. Tra le sue mogli la più famosa è Maria Bolena e tra i figli c’è anche Elisabetta I, che sarà protagonista di “Reign” insieme al personaggio di Maria Stuarda per la lotta al trono d’Inghilterra. Conclusasi nel 2010 dopo 4 stagioni, è forse una delle più apprezzate (e ovviamente romanzate) del genere. Fra i mezzi adoperati dalla serie al fine di offrire una narrazione quanto più possibile tesa ed intrigante, la componente amorosa – ed erotica – detiene un posto di primo piano. Nel 2007, prima del “Trono di Spade”, “I Tudors” già proponeva agli spettatori una quantità di scene spinte di gran lunga superiore alla media dei prodotti seriali televisivi.

Peaky Blinders. È fumosa la Birmingham del 1919, lo è per le fabbriche, per le sigarette, per i tubi di scappamento delle poche automobili che ci girano, ma soprattutto lo è abbastanza da rendere indefiniti i confini tra il bene e il male. I Peaky Blinders si chiamano così in virtù della lametta che nascondono nella cucitura frontale dei loro cappelli e se ti trovi in una rissa con loro devi pregare che non se li tolgano, o finisce male. Steven Knight è un mago con le storie di questo tipo, la cui ambientazione gioca un ruolo primario e fa da cornice a personaggi di una complessità e profondità quasi epiche. In arrivo la sesta serie.

Downton Abbey. In Italia non ha mai sfondato, ma “Downton Abbey” è diventata serie di culto praticamente ovunque. Andato in onda per 52 episodi e sei stagioni, il prodotto di Itv ha totalizzato lungo gli anni 3 Golden Globe, 15 Emmy (69 le candidature totali) e il premio speciale ai Bafta. Racconta la vita dell’aristocratica famiglia Crawley e del personale di servizio, tra fine Ottocento e inizio Novecento. Un periodo di forte cambiamento quello in cui è ambientato “Downton Abbey”, che si rispecchia sia nel panorama storico-culturale sia nella vita quotidiana. Un intreccio di intrighi, amori, litigi, una lunga e sentita lotta tra il conservatorismo edoardiano e il nuovo che avanza inesorabilmente: l’incidente del Titanic, il dramma della Grande Guerra, il dopo guerra, l’influenza spagnola, la guerra d’indipendenza irlandese, le elezioni del 1923. Il rinnovamento avviene tanto ai piani alti quanto a quelli bassi.

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