Convivenza civile

A piedi, in bici e di corsa sulle ciclabili: tranquilli, possiamo starci tutti

Ci vuole però qualche regola e un po’ di buon senso. Tipo stare in fila indiana, tenera la destra, moderare la velocità e scegliere gli orari giusti

A piedi, in bici e di corsa sulle ciclabili: tranquilli, possiamo starci tutti
02 Novembre 2020 ore 01:08

Di Marco Oldrati

Poniamo la domanda in modo ironico, ma sulle piste ciclabili possono andare solo le biciclette? Per me che sono anche un ciclista la questione è fuori discussione: sulle ciclabili possono andarci tutti e non è questione di galateo, ma di convivenza fra razze differenti, in uno spazio che è sempre più vitale e determinante per la fruizione del tempo libero e dell’aria aperta, di due elementi di cui abbiamo avvertito l’importanza e addirittura la “necessità” proprio in questi mesi in cui prima ne siamo stati privati, poi ne abbiamo goduto.

Lo dico a fronte di una situazione di tipo pratico, la ciclabile, o meglio il percorso inibito ai mezzi a motore (e qui si potrebbe parlare a lungo di e-bike, ma l’argomento non è il nostro) è una risorsa a dir poco straordinaria per una serie di motivi che per brevità sintetizziamo in una sola parola: sicurezza.

Sicurezza di non avere macchine e moto a generare pericoli, sicurezza di percorsi non accidentati ma con fondo regolare, sicurezza di punti di partenza e di arrivo, di segnalazioni, di indicazioni.

E allora qual è il problema? Semplice: che le ciclabili piacciono a tutti e quando diciamo tutti diciamo davvero tutti. Piacciono alle famiglie che ci portano i bimbi a fare le loro prime pedalate, piacciono ai runner che possono trovare percorsi fantastici dal più breve al più lungo, ai biker che le usano per accedere ai loro percorsi collinari, ai pedalatori su bici da corsa che le scelgono per evitare il traffico sui percorsi stradali, ma anche a chi porta a passeggio il cane o a chi fa quattro passi in ambiente naturale o comunque su percorsi che lo portano in mezzo al verde.

Tanta gente, in alcuni casi troppa, forse e qualche volta “ci si pesta i piedi”. E allora bisogna imparare una regola, che vale per tutti e in ogni caso. Primo, fila indiana: se ci si mette in truppa, oltre a non rispettare le regole di distanziamento, si impedisce il sorpasso a chi è più veloce o la provenienza in senso contrario. Secondo, tenere la destra. Vale per le automobili, perché non deve valere per biciclette o pedoni? Terzo, moderate la velocità e questo vale soprattutto per i ciclisti, ma anche per quei podisti particolarmente ben allenati che scambiano la ciclabile per un percorso a loro riservato. Quarto occhio agli orari: non pretendete di avere la ciclabile a disposizione per le vostre ripetute la domenica mattina alle undici, così come è sgradevole vedervi intruppati per tutta la larghezza della “carreggiata” alle sei di sera in una bella giornata di maggio!

Direte: che pizza, le prediche anche il venerdì e per iscritto e non solo la domenica dal pulpito. No, non sono prediche, sono indicazioni importanti. Forse qualcuno dei lettori si ricorderà la vicenda che si svolse a Gorle, nel quartiere Baio qualche anno fa. I runner avevano scelto la zona come percorso di elezione, un quartiere residenziale, con un anello che permetteva di fare anche degli esercizi di allenamento come le ripetute su distanze precise, quasi come fosse una pista. La cosa divenne così abituale da farlo diventare un happening che destò l’ira dei residenti. Le rimostranze di questi ultimi presso l’amministrazione comunale arrivarono a far sì che il sindaco emanasse un provvedimento di divieto ai runner e inviasse i vigili a multare i trasgressori. Evitate di sollevare l’obiezione che non si era su una ciclabile, per favore: il problema è uno e uno solo, quello di una convivenza non semplicemente pacifica, ma sorridente e se possibile “collaborativa”.

Educazione, rispetto, attenzione: lo sport che pratichiamo e che tanto ci diverte è uno sport che si svolge in spazi abitati e vissuti anche da altri, non dimentichiamolo mai. E chi corre non sottrae spazio a nessuno, non ha bisogno di uno campo dedicato, in erba, terra battuta, cemento, coperto o scoperto che sia: può correre ovunque, rispettando tutti coloro che convivono con lui in quel paio di metri quadri “mobili” che lui occupa con le sue piccole o grandi falcate.

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