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ALÀ, CÓR!

Quello che le donne dicono (mentre corrono). Il running come scuola di parità

«Non ho mai visto donne così felici e affiatate (fra di loro e con gli uomini) come quelle che corrono»

Quello che le donne dicono (mentre corrono). Il running come scuola di parità
Sport Bergamo, 28 Novembre 2020 ore 00:01

Di Marco Oldrati

Fiorella Mannoia ha bisogno di tutti i suoi polmoni per cantare “Quello che le donne non dicono”, ma le donne runner che conosco non mancano di polmoni e di cose da dire. Scrivo sull’onda di una data, quella del 25 novembre, in cui ho visto decolté tacco dodici, magliette, “baffi” di rossetto sulle gote, bandane, abiti tutti rossi, sgargianti, fluo e tutti a segnalare una cosa precisa, forte e chiara: qualsiasi violenza sulle donne è un reato e una vergogna, una diminuzione della dignità di chi la subisce e la negazione totale della dignità e della civiltà di chi la effettua.

E che cosa c’entra con la corsa? Se questa giornata deve essere l’affermazione di una parità da riconoscere innanzitutto nel rispetto dell’altro, la corsa è stata ed è per me (e credo non solo per me, spero) una specie di scuola, anzi, oserei dire di università della parità. Vero che per correre una maratona una donna americana cinquant’anni fa violò tutti i regolamenti “maschilisti” per dare un senso alla sua voglia di faticare sulla lunga distanza, ma cinquant’anni sono passati e in questi cinquant’anni in ogni paese del mondo donne e uomini hanno corso sempre più “indifferenziati” su tutte le distanze. Oggi mi guardo intorno e penso che se una donna corre non ha niente da dimostrare, corre e basta. Lo dico senza la presunzione di sapere, ma con la convinzione di avere visto donne che corrono più forte di me, che mi aiutano, che mi incitano, che mi danno suggerimenti, senza farne una questione di genere, senza mettere sul tavolo la loro femminilità o la loro natura di donne, semplicemente corrono e lo fanno come gli uomini, con le stesse follie e gli stessi timori, gli stessi errori e la stessa passione, la stessa voglia di dimostrare a se stesse che possono migliorare e lo stesso piacere di stare in compagnia.

Articolo completo a pag. 28 di PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 3 dicembre, o qui in edizione digitale