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A Singapore dal 4 al 6 novembre

Al festival in cui si progetta il futuro l'Italia è assente (pure stavolta)

Al festival in cui si progetta il futuro l'Italia è assente (pure stavolta)
Eventi 04 Luglio 2015 ore 10:10

Il World Architecture Festival ha reso noto l’elenco dei finalisti per l’edizione 2015 del premio, che si terrà in novembre. Al più vasto progetto premiale del mondo per quanto riguarda l’architettura, si sono iscritti, quest’anno, oltre 700 fra architetti e designers provenienti da ben 47 Paesi. Tra i candidati, gli ormai onnipresenti Foster + Partners, Zaha Hadid Architects, Herzog & de Meuron, OMA, Buro Ole Scheeren, Rogers Stirk Harbour + Partners, Rafael Viñoly Architects, BIG, Grimshaw Architects, Heatherwick Studio e Carlos Ott.

Tutti i finalisti, i cui nomi accompagnati dalle foto dei lavori e dalle località interessate potete trovare qui (sito ufficiale del festival), sono stati invitati a presentare direttamente i loro progetti a una supergiuria composta, fra l’altro, da Sou Fujimoto, Peter Cook, e da David Basulto, editor-in-chief di ArchDaily.

[Future Projects]

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Questo vero e proprio tour de force - le categorie del concorso sono 31 e ciascuna comprende diverse opere, divise tra quelle già finite e quelle ancora da realizzare - si svolgerà dal 4 al 6 novembre prossimo, al Marina Bay Sands Hotel in Singapore. Con una simile tempistica si suppone che ogni presentazione dovrà essere molto sintetica ed efficiente.

Al termine verrà definito il vincitore del World Building (edificio già realizzato) o del Future Project (opera ancora da realizzare) of the Year. Chi vuole può già prenotare albergo e biglietto (qui). Quando si dice l’organizzazione.

[Completed Buildings]

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E l'Italia? Che dire della manifestazione in generale? Potremmo dirvi che se cercate “Italy” nella lista semplificata da ArchDaily trovate:

4 foto Sfoglia la gallery

Non c'è però nessun architetto italiano in lista. Due sole opere destinate a permanere, entrambe in Alto Adige - Sud Tyrol. I lavori realizzati nel nostro Paese sono pochi anche osservando la classifica degli anni scorsi (qui): le bandierine tricolori non raggiungono la decina tra nomi dei progettisti e località sede della realizzazione.

Non resta che passare un po’ di tempo guardando i progetti degli altri. E sognare che nasca fra noi un qualche erede di Brunelleschi o di Leon Battista Alberti. Dato però che una delle archistar del nostro tempo, Frank O. Gehry, l’ideatore del Museo Guggenheim di Bilbao e non solo, ha ribadito più volte che la dote più importante di un architetto è quella di trovare persone disposte a finanziare i suoi progetti, dobbiamo anche contestualmente augurarci che sorgano fra noi nuovi Medici, Farnese o Barberini.

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