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Bergamospia (si dice, non si dice) Di chi è la gru sotto le Mura?

Bergamospia (si dice, non si dice) Di chi è la gru sotto le Mura?
Eventi 23 Giugno 2015 ore 13:30

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

C'è una gru parcheggiata sotto le Mura
e nessuno la vede (a parte i turisti)

È lì da talmente tanto tempo che (quasi) nessuno ci fa più caso. L'alta gru grigia sbuca dal terrapieno compreso tra le Mura e via Tre Armi, accanto a una voragine piena di detriti edili. Ormai fa parte del paesaggio, solo qualche turista si lamenta quando deve scattare una foto panoramica dagli spalti. Per il resto, nessuno pare domandarsi cosa accada in quel cantiere aperto da anni. Mistero totale. Non spiega nulla, del resto, il cartello dei lavori in corso: dovrebbe recare il numero di concessione edilizia, il committente, il progettista, l'importo eccetera eccetera. Invece è lasciato completamente in bianco. Si legge solo che le autorizzazioni sono state rilasciate nel 2009 alla Vitali (che pare sia anche proprietaria) per realizzare un deposito di attrezzature agricole interrato, un'autorimessa interrata e il recupero degli orti. Si scorge in effetti un bel filare di vite, ma qui e là spuntano attrezzi e materiale vario. Indagando in Comune, si viene a sapere che i permessi sono validi fino al 2016. Dunque non c'è fretta. Anzi sì. Perché la giunta si è finalmente accorta dell'esistenza della gru e l'archi-assessore Valesini è entrato in pressing sulla Vitali per spingerla a stringere i tempi. Come si dice, non è mai troppo tardi.

 

Bossetti sorvegliato due mesi prima dell'arresto? 
Lo dice la moglie Marita. Ma non è l'unica...

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«Già due mesi prima dell'arresto di Massimo qualcuno ci sorvegliava». Lo rivela a Oggi Marita Comi, in un'intervista esclusiva. «Attorno alla casa e in strada c'erano spesso due persone che chiacchieravano e fumavano... Eravamo preoccupati, ci siamo chiesti chi fossero e cosa volessero. Mai però avremmo immaginato quello che è successo dopo». Suggestioni? Probabile. Perché Bossetti è stato individuato dalle forze dell'ordine solo il giorno prima di essere preso nel cantiere di Seriate. O almeno così è stato raccontato. Già nei giorni dopo l'arresto qualcuno aveva buttato lì che il muratore, in realtà, sarebbe stato tenuto d'occhio da un pezzo. Non si sa bene da chi, né perché. Voci mai verificate, perché non prese sul serio. Erano solo suggestioni da complottisti? Forse. Ma ora che Marita le riprende e ci aggiunge del suo, tornano in mente. E il mistero si infittisce. Certo, sono rivelazioni ad orologeria, visto che tra una settimana c'è il processo. Ma è un'altra zona oscura su cui in aula bisognerà far luce.

 

Chi vince nello sport non paga le tasse universitarie 
E Paleari rema con Oxford e Cambridge

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L'Università di Bergamo come gli atenei americani. Chi vince nello sport non paga le tasse. Un modo di premiare i meriti sul campo, oltre che quelli sui libri. Sono finiti i tempi dei secchioni tutti casa e facoltà: mens sana in corpore sano è motto antico ma quanto mai attuale. Le ventidue medaglie d'oro conquistate quest'anno nelle gare universitarie non sono sfuggite all'occhio lungo del rettore Stefano Paleari: lo sport è uno spot molto efficace. Già che c'era, il Magnifico – come svela l'Eco - ha fatto un blitz in Inghilterra per stringere accordi con Oxford e Cambridge, le università più agonistiche che ci siano. Per ora si remerà dalla stessa parte, collaborando su progetti internazionali. Ma chissà che prima o poi non venga la voglia di sfidarle in gare di canottaggio.

 

Almè, l'integrazione si fa a tavola
Al Cre si mangiano kebab e cous cous 

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Niente unisce come il cibo. Davanti a un buon piatto, le distanze si accorciano. E magari viene voglia di assaggiare quello che mangia il tuo vicino. Ne sono convinti all'oratorio di Almè, che ha impostato un menu multietnico per il Cre. Non solo pizza e spaghetti, ma anche kebab e cous cous. Un modo appetitoso per spingere i bambini ad aprirsi alle culture altrui, e anche per far sentire a casa loro i figli dei migranti. L'integrazione passa anche da queste piccole cose. Basta poco per scoprire che c'è del buono anche nel piatto dell'altro.

 

Palazzago non è Corleone
ma la procura vede la cupola

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Cosa succede a Palazzago? La procura pensa che da anni il paese sia gestito da un comitato d'affari specializzato nel tramutare terreni agricoli in edificabili per favorire imprenditori amici. Stizzita e colorita la reazione dell'ex sindaco Ferruccio Bonacina, indagato con altri sei per associazione a delinquere: «Palazzago non è Corleone e io non sono Totò Riina». Ci mancherebbe altro. Eppure qualcuno si sta impegnando molto per imitare comportamenti che di solito accadono ad altre latitudini. Lettere anonime nelle cassette della posta, silenzi che pesano, persino la pagina dell'Eco (che parla dell'inchiesta) strappata al bar. «Sarà servita per avvolgere le uova» annota con arguzia il cronista del quotidiano. Spedito in paese a sondare gli umori, ha scoperto che c'è poca voglia di parlare e ancor meno di ridere: la gente chiede agli amministratori di vuotare il sacco, loro si difendono parlando di congiure politiche e invidie assortite. Un bel quadretto della tranquilla provincia bergamasca.

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