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Bergamospia (si dice, non si dice) I profughi attori per S. Alessandro

Bergamospia (si dice, non si dice) I profughi attori per S. Alessandro
Eventi 16 Luglio 2015 ore 11:07

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

I profughi reciteranno per Sant'Alessandro
L'intolleranza? È roba di 1700 anni fa

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Ci saranno anche i profughi tra gli improvvisati attori che il 26 agosto, in piazza Vecchia, contribuiranno a mettere in scena la performance teatral-popolare dedicata al tema della gratitudine e a Sant'Alessandro. Protagonisti come gli altri, in mezzo a tutti gli altri. Un gesto di accoglienza vera verso chi, fuggito da conflitti e miseria, deve pure sopportare l'ostilità di gente che lo detesta senza nemmeno sapere bene perché. I migranti, martiri del nostro tempo, sono vittime dell'intolleranza come lo fu a suo tempo Sant'Alessandro. Lui, soldato romano della legione Tebea, egiziano d'origine, fu perseguitato e infine decapitato proprio a Bergamo, mica in Siria. Millesettecento anni (e rotti) dopo, le cose dovrebbero essere migliorate. Per dimostrarlo basterà un semplice applauso.

 

Il socio di Bill Gates chiama Garattini
Gli americani finanziano i cervelli del Mario Negri

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Dal fondatore di Microsoft (quell'altro, non Bill Gates) arrivano 100 mila euro sul conto del Mario Negri, l'istituto di ricerca farmaceutica milanese (con sedi anche a Ranica e al Km Rosso) diretto dal bergamasco Silvio Garattini (nella foto). La Paul G.Allen Family Foundation finanzierà infatti gli studi della ricercatrice Claudia Balducci su alcune super cellule staminali in grado di combattere l'Alzheimer. Bella notizia. Anche perché ci svela che non tutti i cervelli sono fuggiti all'estero. Per fortuna qualcuno è rimasto, nonostante tutto. Ma per riconoscerli abbiamo pur sempre bisogno degli americani.

 

Gandi, che barba questa newsletter 
ma il vicesindaco è modesto come Socrate

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A grande richiesta (non si sa fino a che punto) il vicesindaco Sergio Gandi annuncia via Twitter il ritorno della sua newsletter. Fremendo per l'attesa, scarichiamo il contenuto. Spuntano due interviste che il nostro ha concesso ad altrettanto mensili locali, poi un intervento sulla finanza locale. Autoreferenziale, e anche un pochino noioso. Ma pure onesto e modesto, il vicesindaco, quando passa agli appalti pubblici (tema cruciale nella Repubblica degli sprechi) e ammette di non essersi «occupato in maniera sistematica» della questione. So di non sapere, diceva Socrate. E Gandi, con quella barba folta, un po' filosofo lo sembra per davvero.

 

Urla dal silenzio di Brembate Sopra 
Il sindaco: niente chiacchiere su Yara

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Urla dal silenzio. Diego Locatelli, sindaco di Brembate Sopra, torna a parlare per dire che è meglio star zitti. Bene ha fatto il paese tutto, in questi anni seguiti al delitto di Yara, a tenere la bocca chiusa. “E nemmeno in questa circostanza vogliamo parlare troppo” puntualizza all'Eco. Figuriamoci. Anche chi ha condotto le indagini, in effetti, non è che da quelle parti abbia mai raccolto molte parole utili.

Alla vigilia della seconda udienza del processo Bossetti, Locatelli non si lascia sfuggire l'occasione di lanciare un'altra frecciata ai detestati media: le chiacchiere non ci interessano, vogliamo solo la verità. Non prende nemmeno in considerazione, il sindaco, che telecamere e taccuini – se ben utilizzati – possono dare il loro contributo. D'altronde fu lui a mettere al bando le troupe televisive da Brembate. Chissà se oggi lo rifarebbe. Saprà certamente, il sindaco, che la legge sulla ricerca degli scomparsi approvata nel 2012 riconosce (art.4) il positivo ruolo degli organi di informazione prevedendone esplicitamente “l'eventuale coinvolgimento”. Pare che la norma sia stata scritta proprio per evitare il ripetersi di altri divieti di cronaca.

 

Borgo Santa Caterina dà istruzioni per la movida 
«Fate i bravi, altrimenti prendiamo la multa»

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“Si prega di tenere un tono di voce moderato fuori dal locale, altrimenti prendiamo la multa”. In mancanza di chiarimenti circa le istruzioni da dare ai clienti (previste dal regolamento comunale sulla movida), quelli del Reef di via Borgo Santa Caterina hanno fatto a modo loro, andando al nocciolo della questione. “Si prega di lasciare il locale entro e non oltre l'1.30 altrimenti prendiamo la multa” aggiungono. E via con altri inviti di identico tenore, appiccicati con lo scotch sulla vetrina. Se il bersaglio non fosse abbastanza chiaro, il titolare Luca Rebuzzi lo mette bene a fuoco con un post su Facebook: «Ed è così che anche oggi ci apprestiamo ad aprire... con un bellissimo carico di paranoie e apprensioni sulle spalle! Evvivaaaa Bergamooo!!!! Evvivaaaa il nostro sindacooooo!!!!!».

 

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