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Fino al 21 settembre, in Gamec

Malinconico bianco e nero d'autore Due fotografi dall'archivio Finazzi

Malinconico bianco e nero d'autore Due fotografi dall'archivio Finazzi
Eventi 17 Settembre 2014 ore 10:06

Fino al 21 settembre la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo ospita una mostra dalla duplice importanza, che da un lato segna l’avvio della collaborazione fra il museo e la manifestazione Arketipos - I Maestri del Paesaggio e dell'altro sceglie di svelare alcune delle opere contenute nei magazzini della galleria.

Long Chin-san e Mario Finazzi sono i due protagonisti di questa esposizione, che mette in mostra una selezione di quaranta immagini appartenenti all’archivio Finazzi. La raccolta, istituita grazie alla collaborazione dei figli del fotografo italiano, conserva anche le immagini appartenute all’artista cinese (che sono, appunto, quelle messe in mostra): le consegnò a Finazzi il giorno in cui si incontrarono. Ma chi erano questi due personaggi?

Il padre della fotografia Cinese. Long Chin-San ha vissuto fra il 1892 e il 1995. Inizialmente si specializza nella pittura a inchiostro, poi si dedica alla fotografia, consegnando a quest’arte una qualità pittorica e una delicatezza destinati a fare scuola. Gli scatti di Long Chin-San comunicano una sensazione di immensità e purezza, raccontando un mondo altro. Ci si trova di fronte ad un’atmosfera quasi mistica, che fonde acqua e cielo trasformando il fiume in nuvole e regalando un senso di leggerezza ad ogni ritratto. La sua tecnica è notevole, tanto più (e bisogna ricordarlo), che si è di fronte a una concezione della fotografia molto diversa da quella dei giorni nostri. Il risultato finale non vuole cogliere velocemente un istante  perfetto, ma preferisce meditare su un’inquadratura, catturandola e andando ad intervenire in fase di stampa per definire un ricercato equilibrio nell’impressione della pellicola.

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Mario Finazzi e il gruppo La Bussola. Mario Finazzi ha vissuto tra il 1905 e il 2002 ed è stato testimone attivo di una delle più interessanti fasi sperimentali della fotografia italiana. Fece parte, insieme agli amici fotografi Giuseppe Cavalli, Federico Vender, Ferruccio Leiss, Luigi Veronesi, Vincenzo Baiocchi e Alfredo Ornano del Gruppo La Bussola che si proponeva di indicare una direzione nuova nell’universo artistico della fotografia. La cifra stilistica di Finazzi lo rende un attento sperimentatore, particolarmente appassionato alla tecnica della solarizzazione, con la quale ricercava una sorta di segno primario della fotografia. Molti dei suoi scatti presentano una forte e netta linea di contrasto, ottenuta solarizzando il negativo e sistemandolo poi in un sandwich con il corrispondente diapositivo “a registro”, per ottenere un effetto che esulasse il più possibile dal verismo rappresentativo, esprimendo piuttosto la personalità nascosta delle cose rappresentate. L’intento era quello di non fermarsi alla pura rappresentazione dell’immagine, ma raggiungere una sorta di astrazione, di percezione surreale della realtà.

L’incontro e lo scambio. Alla fine degli anni Venti, Long Chin-San si dedica al fotogiornalismo, lavorando per diverse riviste, fra cui lo Shangai Times. Fonda inoltre l’Associazione fotografi cinesi che diviene un punto di riferimento del settore in quel periodo. Viaggia in India, Argentina, Brasile, California, costruendo una storia di scatti preziosi che iniziano a circolare nel mondo. Anche Mario Finazzi collabora con testate internazionali, mentre dal 1942 è redattore editoriale presso l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo. Mostre e riviste fanno da veicolo per il lavoro dei due fotografi, che pur raccontando un diverso approccio dedicano la loro attenzione a tematiche simili. Negli anni cinquanta si incontrano scambiandosi reciprocamente alcune fotografie. Grazie a questo gesto è ora possibile ammirare le opere del maestro cinese in GAMeC, conservate nell’archivio Finazzi.
L’intera esposizione racconta questo dialogo a distanza, senza ben evidenziare chi influenza e chi è influenzato, semplicemente mostrando sia l’affinità artistica che il contrasto tecnico dei due artisti.

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