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Magia sul palco

Brachetti, poeta del trasformismo che ogni anno velocizza il suo show

Brachetti, poeta del trasformismo che ogni anno velocizza il suo show
Eventi 02 Dicembre 2019 ore 14:20

È già venuto a Bergamo a gennaio 2017, Arturo Brachetti, con lo spettacolo “Solo, the Legend of quick-change”. Tutto esaurito, chiaro. Così martedì 3 dicembre torna al Creberg Teatro con i suoi 90 minuti tra trasformismo e nuove tecnologie. «È il quarto anno che facciamo questo spettacolo – ci racconta -: più di 300 repliche, in totale. Torniamo in città in cui siamo già stati e dove abbiamo fatto il tutto esaurito. Lo show è andato in scena per due mesi a Parigi, poi in Svizzera, Belgio e Inghilterra. Uno spettacolo internazionale per davvero, quindi». Metamorfosi e varietà all’italiana con atmosfere di Francia, con qualche modifica in corso d’opera: «Gli spettacoli li modifico sempre, tendendo a tagliare e velocizzare ulteriormente. Lo spettatore è abituato a internet, l’attenzione va tenuta alta. Limiamo i secondi: ho avuto un produttore che guardava le prove col cronometro in mano, per dire».

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Il corpo di Brachetti diventa veicolo di comunicazione artistica ed emozionale. Riesce come nessun altro a shakerare il brio trasformista del mimo con la clownerie en travesti più fantasiosa. In un battito di ciglia cambia abito, e soprattutto anima, sotto gli occhi del pubblico. Ora è Rossella o’Hara, un secondo e mezzo dopo un mariachi messicano. Poi una diva del charleston e un cosacco sulle rive del Don. Un Bolt del palcoscenico, insomma. «È qualcosa di simile all’assolo di un grande musicista – aggiunge Brachetti, che può permettersi di non essere modesto -: sono solo in scena a giocarmi le mie carte, che sono poi quelle che mi hanno reso celebre un po’ dappertutto». Il fil-rouge dello spettacolo è una casa. Piccola, in prima istanza: una casa delle bambole. «Si entra con una webcam alla scoperta della varie stanze. C’è il soggiorno, la stanza delle apparenza; la camera dei bambini, stanza dell’innocenza; il bagno, stanza del bisogno. E così via. Ogni stanza mi dà il la per un argomento che poi io sviluppo durante i numeri».

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