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A Seregno, giovedì 23 luglio

Cartoni, ricordi, volti e poesia Il viaggio di un artista bergamasco

Cartoni, ricordi, volti e poesia Il viaggio di un artista bergamasco
Eventi 21 Luglio 2015 ore 11:42
[In copertina, Traditional matter]

 

Giovedì 23 luglio dalle ore 21 si terrà a Seregno, al laboratorio Artex in Piazza Donatori del Sangue, l’esposizione personale di Enrico Cattaneo, chiamata semplicemente Solo Exhibition. Il giovane artista vive a Paderno d’Adda ma è di origini bergamasche, più precisamente caluschesi. Si è fatto notare principalmente per la sua particolare tecnica xilografica (incisione e poi pittura) applicata ad un materiale povero e tutto da riscoprire qual è il cartone. È uno importante? Beh, il 19 novembre 2014 il Corriere della Sera gli ha dedicato un’intera pagina e qualche tempo dopo anche Repubblica ha scritto di lui.

La formazione. Enrico, 25 anni, ha studiato all’Istituto d’Arte Andrea Fantoni di Bergamo. Ha frequentato poi l’Accademia delle Belle Arti di Firenze nel 2010/11, si è in seguito spostato all’Accademia Carrara di Bergamo per l’anno successivo. Tra il 2012 e il 2013 ha esposto in entrambe le città: nel capoluogo toscano, alla CO2 Gallery, ha partecipato a due mostre collettive e ad una individuale, nel giugno 2012. Nel nostro capoluogo ha invece preso parte alla Bergamo Arte Fiera nel gennaio 2013.

 

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Il viaggio. È a questo punto che ha maturato la scelta, condivisa da tanti suoi coetanei, di mollare tutto e andare a fare un’esperienza all’estero, in Australia, per cercare ispirazione in un continente lontano. All’inizio, nel periodo invernale, lavora come cameriere e imbianchino, per raggranellare qualche dollaro che gli permetta di fare un lunghissimo viaggio per le terre dei canguri. Per i successivi tre mesi viaggia in lungo e in largo per l’Australia, arrivando infine a Melbourne senza più un centesimo in tasca, con la macchina in panne. A quel punto può scegliere se trascorrere un periodo nelle farm (che serviva anche per rinnovare il visto per un secondo anno) oppure buttarsi e tentare di seguire quello che era il suo sogno fin da principio: fare l’artista.

Il riscatto partendo da zero. Nel mentre, durante il viaggio, conosce una persona, diventata in poco tempo una cara amica: è lei a dare a Enrico il materiale indispensabile per riprendere a creare e un tetto sotto cui stare nei mesi successivi. Gli regala il suo primo rullo per dipingere (lo stesso che utilizza ancora oggi) e il primo tubetto d’olio. Così lui si iscrive all’associazione degli artisti di strada di Melbourne e inizia a dipingere nella via principale della città. Riprende anche a guadagnare di nuovo qualche soldo come performer: la gente passa e ,vedendolo dipingere, gli dona sempre qualcosa. Intanto, l’appartamento dell’amica si riempie di sue creazioni: Enrico capisce che è venuto il momento di esporre. Trova la Hogan Gallery, che gli dà la possibilità di fare una mostra personale nei suoi spazi, dal titolo Return to the Past, nell’aprile 2014. Uno dei temi più cari al giovane è da sempre la vita di un tempo, raccontata attraverso la riproduzione artistica di foto d’epoca.

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Il ritorno in Italia. Il ritorno in Italia è all’insegna dello studio. Riprende a frequentare l’Accademia di Bergamo, ma la pulsione dell’arte è per Enrico un’alchimia immediata e viscerale, che difficilmente può convivere con le lentezze inevitabili dei libri. Egli riconosce l’importanza della preparazione ma sa che «quando prende in mano un libro, gli passa tutta la poesia».

Ed è qui, in questo punto, che matura l’idea di ampliare i suoi orizzonti e non fossilizzarsi su un solo stile artistico. Sul finire del 2014 inizia a utilizzare diversi supporti e altre tecniche; non più soltanto la tecnica consolidata di xilografia e pittura, ma anche pitture su materiali lignei e approcci scultorei. Fino ad arrivare ai magnifici readymade, cioè oggetti già esistenti riletti e reinterpretati artisticamente. Nasce poi l’iniziativa di portare in scena un evento di street art con altri due artisti e, mediante l’aiuto di alcune gallerie, l’idea di creare un pannello di 9 metri nella stessa piazza di Seregno dove, nel contesto della notte bianca, ci sarà l’esposizione solista del 23 luglio.

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Temi e materiali. La proposta artistica del giovane bergamasco è convincente e interessante perché tratta temi legati al passato e alle tradizioni attraverso il riutilizzo di tutti quei materiali di scarto che la società contemporanea e consumistica di oggi produce ed elimina in grande quantità. Ad esempio, in un’opera che verrà esposta giovedì, vediamo una scena di campagna con delle trebbiatrici che battono il grano, ma il campo di grano stesso è ricreato da Enrico con l’utilizzo della carta da parati. Come a ricordare che la società attuale è arrivata a produrre in serie una quantità enorme di oggetti, meccanizzando ogni processo e accumulando eccessivamente. Enrico vorrebbe invece tornare alla dimensione dell’artigianato e della piccola agricoltura (l’orticello di casa) con la loro anima, la loro unicità, e – di certo – la loro poesia. Una netta contrapposizione con la serialità e l’asetticità degli oggetti che oggi compongono gli arredi delle case.

Per questo Enrico utilizza materiali di scarto, oggetti diventati unici grazie al deterioramento e all’azione del tempo che li ha levigati, e da essi prende spunto per dare vita alle sue opere. Affine a ciò è anche la scelta di lavorare su superfici ricoperte di sporco e inquinamento, ripulendole in modo dettagliato solo in alcune sezioni, come ritagliandole per far riemergere la vera natura dell’oggetto in questione e far cogliere il cambiamento portato dal passare del tempo. «La mia arte è una sorta di collaborazione col tempo», spiega Enrico. I temi quindi nascono in prima istanza nei materiali utilizzati, sgorgano spontaneamente dall’osservazione dei tanti elementi  che ci circondano. E poi diventano arte.

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