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La fantasia in cammino

10 escursioni su vette delle Orobie che hanno dei nomi alquanto strani

Eventi 11 Settembre 2016 ore 05:00

La fantasia, talvolta, sale al potere anche in materia di montagna. Le Orobie stimolano da sempre la fantasia di chi vive alle sue pendici e generano toponimi sorprendenti almeno quanto i luoghi che raccontano. Il contrario, diciamo, rispetto a quanto accade in casi come il Monte Alto sopra Costa Volpino: un nome perfetto per ciò che rappresenta, con la sua imponenza nella zona, ma che certo non resterà negli annali per i connotati magici che porta con sé. Molti battesimi si spingono invece ben oltre il dato fisico. Prendono le mosse dalle forme vagheggiate, come se le cime fossero nuvole, con una foto originale del contorno concreto e il ricorso talora a un sostrato leggendario. Altre volte ci si tuffa nella storia, si evocano atmosfere macabre, si tratteggia il mare dove c'è solo roccia. Forse partire per un’escursione in provincia partendo dalla fascinazione delle parole non è il modo più consono di fare alpinismo. Ma volare alto anche con la fantasia può dare (ulteriori) brividi positivi. Ecco dieci esempi.

 

Passo di Baciamorti

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Collega la Valle di Cassiglio e la Val Taleggio. Raggiungibile da Cassiglio, sopra Olmo al Brembo, percorrendo il Sentiero delle Orobie Occidentali (tracciato numero 101), fa pensare agli zombie. Raramente capita di imbattersi in un nome così macabro per una località tanto amena: un bel pascolo, con stupendo panorama. Non si lega ad alcuna tradizione popolare di «ultimo bacio» ai morti, riportati nei luoghi natii attraverso il passo, ma alla graduale variazione della denominazione latina «Maxione Mora» in Masamoro e Vasamor. Con grande gusto di chi, quella variazione, l'ha fatta.

 

Pizzo Strinato

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Magnifica vetta di 2.836 metri che si raggiunge in due ore dal Rifugio Curò. Tracciato impegnativo, da escursionisti esperti. Il nome deriva dal colore della montagna, in particolare al tramonto: in bergamasco significa scottato o «arrossato. La radice è infatti la stessa usata per il cotechino alla griglia, lo «strinù».

 

Le Quattro Matte

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Le guglie rocciose che sorvegliano l'accesso orientale alla Presolana si gustano appieno salendo al Monte Visolo dal Passo (tre ore e mezzo l'ascesa, sentiero numero 316). A esse è legata una leggenda che ancor oggi, soprattutto in Valle di Scalve, tutti conoscono. Un tempo queste guglie di pietra erano quattro sorelle. Si chiamavano Erica, Gardenia, Genzianella e Rosina. Un giorno, recandosi nel bosco a far legna, incontrarono i folletti. Non si spaventarono, anzi divisero con loro le poche cose che avevano portato per colazione. Prima di rientrare a casa promisero ai folletti che sarebbero tornate da loro. Naturalmente mentirono e si presero così gioco dei piccoli abitatori del bosco e delle caverne. I folletti allora, adirati per l’inganno, intonarono una magica canzone che rese pazze di terrore le quattro sorelle. Rimasero pietrificate nel massiccio della Presolana, strette in un’impervia gola.

 

Mar Mat

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La Presolana c'è l'ha un po' nel dna, la follia. Troppo bella e unica, nella Bergamasca, per non fare andar fuori di testa. "Mare matto", ovvero mare in burrasca, è il nome dato allo spettacolare altopiano carsico composto da doline, anfratti e tavolati di roccia visibile a Nord dal Passo Scagnello, lungo il periplo del gigante dolomitico (segnavia numero 311).

 

Col d'orègia

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Qui il nome è discusso. La sua somiglianza con un orecchio non è notata da tutti. Ma di fronte a una foto, spesso, forse per suggestione, si finisce per dare ragione a chi il nome l'ha inventato. Salita da Predore per la strada carrozzabile fino a Dessi, poi oltre per il sentiero 708. Piace molto a chi va in mountain bike, il percorso. A piedi ci vogliono due ore circa fino alla meta, tra castagni secolari di notevoli dimensioni. Se siete fortunati potete sentire il vento, la "voce" del Sebino.

 

Passo del Pertüs

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Vi proponiamo un sentiero tra i più spettacolari ed interessanti di tutta la Valle San Martino poiché, mantenendosi sempre in quota (tra i 1200 ed i 1300 m), offre ampissimi panorami - dalle Alpi alla Pianura Padana e dalla Valle San Martino alla Valle Imagna - con i profili caratteristici dei monti Resegone, Corna Camozzera, Ocone, Tesoro e Valcava. Il tracciato è comune a una parte del sentiero 571. Partendo dal valico di Valcava presso i ripetitori, si raggiunge dopo 100 metri la frazione Regiafam. Tenendo la sinistra si sale fino ad arrivare alla capanna De Ponti lungo il crinale del Monte Pizzo. Si cammina lungo la cresta verso il Monte Tesoro, si costeggia un roccolo da dove il tracciato inizia a salire fino al rifugio. Da qui si scende fino a raggiungere un bacino posto prima di alcune villette e si imbocca una strada bianca che porta all'albergo Tesoro in località Forcella Alta. Si prosegue quindi costeggiando il laghetto per arrivare in prossimità del bosco e raggiungere, dopo avere superato 3 roccoli, la località convento del Pertüs e il passo omonimo. È un passaggio storicamente molto frequentato: si dice che qui nel 1528 avvenne uno scontro tra spagnoli e veneziani. Il nome, «Pertugio», è legato alla presenza di una faglia.

 

Monte Ballerino

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Un nome legato allo spettacolo è davvero poco frequente in una terra improntata ad attività più "pratiche". Il Ballerino fa parte dei Colli di San Fermo: si sale a piedi da Colognola di Casazza (segnavia 613) o in auto da Grone. I suoi pendii dolci sono noti tra gli aquilonisti per la costante presenza di vento.

 

Laghetto dei Curiosi

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Uno smeraldo nel cuore di roccia aperto tra i monti Madonnino (2502 m.) e Cabianca (2601 m.), nell'Alta Val Seriana. Sembra che il nome sia dovuto alla posizione appartata dello specchio d'acqua: per trovarlo bisogna avere una notevole sete di conoscenza. Si parte da Ripa di Gromo (1250 m.), frazione poco più a monte dell'abitato di Gromo, e si sale lungo il sentiero Cai 233 verso il Passo Portula (2273 m.). Da qui si seguono le indicazioni per il Rifugio Cernello fino a giungere al Passo Portulino, dove s'imbocca il ripido sentiero che sale al Monte Madonnino. Si ridiscende quindi lungo il versante verso il Monte Cabianca fino a imbattersi in un ingombrante cumulo di roccia e pietrisco piuttosto arduo da oltrepassare. Meglio quindi tagliare verso destra seguendo un pendio pietroso che, nonostante la mancanza di indicazioni, conduce dritto dritto fin sulle rive del lago, a 2112 metri di quota. Oppure, dal rifugio Calvi (Carona) si prende il sentiero 226 per il passo di Portula, ma si devia a destra in corrispondenza della Baita Pian dell'Asino.

 

Monte Avaro

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Si presenta a nord/ovest rispetto ai Piani dell'Avaro e appare come un grosso groppone erboso di facilissima salita. Si trova spostato a sud rispetto alla linea di cresta che va dal Monte Valletto al Monte Ponteranica. Ampio il paesaggio caratterizzato da vasti pascoli e da baite. Una comoda passeggiata di un'ora può partire dal rifugio Monte Avaro, sopra Cusio, passando per i sentieri 109 e 101. La leggenda narra che il proprietario di questi pascoli, un taccagno conosciuto in valle come «ol Avarù», vendette la propria anima pur di vedere il suo alpeggio più verde e fertile che mai.

 

Pizzo dei Tre Signori

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Si raggiunge da Ornica (segnavia 106) in 5 ore. Dalla vetta vennero fissati i nuovi confini dell'area al termine di una disputa tra i rappresentanti di Repubblica di Venezia, Ducato di Milano e Repubblica delle Tre Leghe, da cui il nome. Nel salire non ci si può perde la Sfinge, sperone che ricorda il noto monumento egiziano.

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