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Il film da vedere nel weekend Mazinga Z-Infinity, il grande ritorno

Il film da vedere nel weekend Mazinga Z-Infinity, il grande ritorno
Eventi 04 Novembre 2017 ore 06:00

Regia: Junji Shimizu.
Con: Ai Kayano, Shotaro Morikubo, Hanae Natsuki, Unshô Ishizuka, Uesaka Sumire, Wataru Takagi, Bin Shimada, Masami Kikuchi, Junpei Morita, Kôzô Shioya.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

L’esplosione delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki nel 1945 pose fine alla seconda guerra mondiale, ma lasciò un Paese sconvolto dalle cicatrici del conflitto e per sempre traumatizzato dalla potenza devastante degli ordigni dei quali aveva subito la detonazione. Non è un caso se per tutto il secondo dopoguerra (e in parte ancora oggi) la cultura visiva giapponese nel suo complesso (romanzi, film, serie tv, manga, anime, videogiochi etc.) ha continuato a ragionare ossessivamente sull’eredità di quella bomba nel presente nipponico. Uno dei prodotti che maggiormente ha contribuito a questa riflessione è stato senza dubbio il corpus di opere di Go Nagai, autore di manga da cui sono stati adattati fortunatissime serie animate, lungometraggi etc. Ad aprire questa celeberrima serie di lavori (giunti anche in Italia con grande successo: si pensi a Jeeg Robot d’acciaio e UFO Robot Goldrake) è stato però Mazinga Z, giustamente riconosciuto come il progenitore di tutta quella famiglia di automi giganti che hanno popolato l’immaginario nipponico da lì in poi.

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Nel 2017 torna al cinema la creatura di Nagai (la stessa sorte è toccata negli scorsi anni ad altri capolavori dell’animazione giapponese come Capitan Harlock e Space Battleship Yamato) con una nuova veste grafica da fare invidia ai migliori kolossal hollywoodiani. Mazinga Z – Infinity si situa narrativamente dopo la conclusione della serie animata (e del suo sequel, Il Grande Mazinga). La pace ricostruita con sangue e fatica è però turbata dalla ricomparsa del nemico di sempre, il celeberrimo Dottor Inferno. Lui e i suoi luogotenenti ritornano in scena proprio nel momento in cui nelle profondità del monte Fuji è stato ritrovato un enorme colosso molto simile a Mazinga e chiamato – appunto – Mazinga Infinity. Una scoperta inquietante, che riapre tutte le questioni lasciate aperte dalla narrazione interrotta anni fa.

Alla sua apparizione sul mercato non si riuscì immediatamente a comprendere la grandezza dell’opera di Nagai. Certo la si poteva già apprezzare per la coerenza e la capacità di costruire mondi narrativi, ma solo dopo anni si è compreso che – quasi involontariamente – l’autore stava raccontando sotto mentite spoglie le ansie e i terrori del Giappone post-atomico. La strenua conquista dell’energia fotoatomica, l’uso di Mazinga (alimentato da quella stessa energia) e la difesa contro un invasore straniero (di origine greca, non a caso la culla della cultura occidentale) sono tutti indizi che ci parlano di un’opera grandiosa perché in grado di collocarsi esattamente nel suo tempo e di proporre un messaggio politico di grande rilevanza utilizzando in maniera creativa e fortemente autoriale un medium che solitamente è ritenuto mero divertimento.

 

 

Mazinga Z – Infinity non cerca di recuperare lo stesso spessore politico perché sa benissimo che sarebbe un’operazione fuori tempo massimo e dunque destinata al fallimento. Il film, visivamente molto intrigante e decisamente pirotecnico, non fa troppi sforzi per aggiornare Mazinga alla sensibilità contemporanea e questo per fortuna è un bene: il suo compito, come era chiaro sin dal primo annuncio della sua release, è quello di riproporre un mito ormai lontano nel tempo. Ciò con un duplice scopo: riattivare un sapere nostalgico negli spettatori che hanno visto il Mazinga originale e suscitare fascino e una (archeologica) curiosità in chi di quel robot non ha mai visto le gesta. Operazione questa molto complessa perché i prodotti animati di quell’epoca sono molto diversi da quelli cui le generazioni più giovani sono abituate. Ma il film funziona benissimo, è affascinante e divertente; tanto dovrebbe bastare per accontentare il pubblico.