Orgoglio e amarezza

Sopra il giorno di dolore dei tifosi

Sopra il giorno di dolore dei tifosi
Eventi 01 Settembre 2018 ore 08:30

Doveva essere la notte dei sogni nel paese delle favole; è stato un incubo da cui servirà molto tempo per svegliarsi. Certo, il campo permette di guardare subito avanti e la sfida contro il Cagliari di domenica sera è lì apposta per dare una mano ai cuori infranti dei 650 tifosi presenti a Copenaghen e alle migliaia di appassionati che hanno seguito la sfida in tv e sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Nei 120' minuti del Telia Parken è successo di tutto e, in generale, l’ultima trasferta europea del 2018 è stata per molti una grande impresa a prescindere dal risultato finali.

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L’arrivo a Copenaghen tra pioggia e vento. Il grosso dei sostenitori orobici ha raggiunto la capitale danese nella mattinata di giovedì, sia chi è arrivato con i bus della Curva (che mentre scriviamo sono ancora in giro per le strade d'Europa sulla via del ritorno) che chi si è sciroppato i circa tremila chilometri da Bergamo con mezzi propri. La soluzione in aereo è stata molto gettonata sia da Bergamo che da Malpensa e il charter della Ovet con almeno 250 tifosi a bordo è sbarcato per l’ora di pranzo. La tappa alla Sirenetta è stata un po’ meno battuta del previsto in considerazione delle condizioni atmosferiche: freddo e pioggia battente hanno accolto i bergamaschi, che in centro si sono anche incrociati con i tifosi belgi del Genk presenti in città per la sfida con il Broenby. Tra prezzi (alti) e porzioni poco generose, l’attesa del match si è protratta fino alle 16, quando è iniziato l’avvicinamento allo stadio Telia Parken.

Lo splendido impianto del Copenaghen. Gira e rigira, il “monumento” più visitato dagli orobici è stato proprio il Telia Parken ed è stato molto particolare notare come, a pochi metri da una scivolata di Palomino e una giocata di Gomez, ci fossero uffici e sale ristorante di aziende come la Audi, che hanno piazzato i propri uomini in una location particolare a picco sul campo di gioco, con pausa caffè all’insegna della partita di calcio. Un passo avanti. La copertura mobile, il campo in ottime condizioni e la quantità incredibile di birrerie, cucine e angli ristoro presenti nella pancia dello stadio hanno fatto da contraltare a settori pieni solo per metà: dei 38mila posti a disposizione solo poco meno di 17mila erano occupati, con il secondo livello della curva di casa e della tribuna centrale chiusi al pubblico. Nonostante questo, l’effetto rimbombo dei cori dei padroni di casa, grazie anche al sostegno di microfono e amplificatori, ha fatto subito sentire forte e chiaro l’urlo dei tifosi danesi.

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La partita: poche gioie, molti cori, tantissimi dolori. Fin dalle prime battute, i giocatori in campo hanno sentito sul collo il fiato dei tanti danesi presenti, ma anche il settore ospiti ha fatto il suo. Cori, battimani, tamburi e incitamento “made in BG” non sono mai mancati e anche se il gol non arrivava nel settore D2 nessuno si è mai fermato. Fino al novantesimo, poi fino al centoventesimo e anche durante i rigori tutta Bergamo ha provato a spingere la squadra di Gasperini. Purtroppo il risultato finale è stato molto negativo. Prima la palla del Papu sulla traversa e poi quella di Cornelius respinta in tuffo da Joronen hanno infranto i sogni nerazzurri di andare ai gironi. Il destino ha voluto sbattere in faccia a tutti un’eliminazione dopo ben sei partite senza sconfitte. È il calcio, è una delusione enorme, ma bisogna subito rialzare la testa. Qualcuno lo farà sul divano di casa, altri mentre rientrano a Bergamo con due o tre scali aerei, passando pure dal treno Monaco-Milano o facendo tappa finanche a Catania per poi risalire a Bergamo. Torneremo, amici atalantini. E sarà nuovamente bellissimo.