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A Palazzo Martinengo

Gli artisti e il cibo, trenta capolavori in mostra a Brescia fino a giugno

Gli artisti e il cibo, trenta capolavori in mostra a Brescia fino a giugno
Eventi 03 Febbraio 2015 ore 12:29

[In copertina: Giorgio de Chirico, Composizione di frutta con statua classica]

 

Eravamo stati avvisati: il 2015 sarebbe stato l'anno del cibo. Un evento così importante come l'Expo con il suo tema Nutrire il pianeta, infatti, non poteva non trainare di conseguenza una miriade di altri piccoli eventi che rendono omaggio all'esposizione universale con il loro contributo. Il 24 gennaio, ad esempio, ha inaugurato, nelle sale dello splendido Palazzo Martinengo di Brescia, la mostra Il cibo nell'arte - dal Seicento a Warhol, che del cibo compie un elogio artistico.

La mostra. Con il patrocinio di Expo e fino al 15 giugno, allora, cento capolavori racconteranno il rapporto fra cibo e arte in un'iniziativa che riesce a coinvolgere appassionati a più livelli, fra chi ama l'arte e chi apprezza le scene “goderecce” e goliardiche raccontate da questi dipinti. Un'esposizione promossa dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo e curata da Davide Dotti con il sostegno di un comitato scientifico internazionale, e che valorizza, ovviamente, il patrimonio pittorico di Brescia arricchendolo di importanti contributi. Nel catalogo anche un testo dello chef Massimo Bottura.

Un lungo percorso nel cibo dipinto. Campi, Baschenis, Ceruti, Figino, Recco, Ruoppolo, Stanchi, accanto ad autori moderni e contemporanei, da Magritte a de Chirico, da Manzoni a Fontana, a Lichtenstein, fino a Andy Warhol. Quattro secoli dal Barocco al Rococò, dal Romanticismo ottocentesco alle avanguardie del Novecento, per raccontare le varie iconografie correlate alla rappresentazione del cibo e per scoprire pietanze e alimenti oggi completamente scomparsi di cui è difficile immaginare anche il sapore.

 

02 - Vincenzo Campi

[Vincenzo Campi, Mangiatore di fagioli con la famiglia]

 

Tra i capolavori in mostra alcuni sono arcinoti: i Mangiatori di ricotta di Vincenzo Campi, il Piatto di pesche di Ambrogio Figino - la prima natura morta della Storia dell'Arte italiana, dipinta circa cinque anni prima della Canestra di Caravaggio - il più importante pendant di nature morte di Giacomo Ceruti detto Pitocchetto (mai esposto in pubblico prima d'ora), il Tavolo con angurie del pittore divisionista Emilio Longoni e l’Ultima Cena di Andy Warhol, un acrilico su tela che reinterpreta in chiave pop il Cenacolo di Leonardo. Senza dimenticare l'immancabile barattolo di zuppa Campbell e il lavoro fotografico di La Chapelle, che dimostrano ancora adesso il potere evocativo del cibo.

A chiusura del percorso è collocata un'installazione di Paola Nizzoli Desiderato, scultrice che da vent'anni si dedica allo studio di tecniche artistiche rare. Per riprodurre la sua piramide alimentare si è ispirata ai ceroplasti, le riproduzioni in cera di frutti e ortaggi usate nel Cinquecento per permetterne lo studio. In quest'opera decine di frutti della terra si accatastano, riprodotti in scala 1:1, creando un'ideale simbolo di venerazione per tutti gli spettatori.

La riscoperta di un giardino bergamasco. Tra i professionisti coinvolti nella realizzazione della mostra c'è anche il professor Enrico De Pascale che nello specifico si è occupato della ricostruzione storico-artistica di una delle opere più curiose della mostra. Si tratta della grande scultura – 2 metri circa – raffigurante un uomo-ortaggio, creato dall'unione di frutti e verdure alla maniera di Arcimboldo. La scultura è attualmente proprietà di una famiglia bergamasca e proviene quasi sicuramente da una villa nel milanese. Risale alla metà del Seicento e raffigura un protettore dell'orto che, con una minacciosa clava, intimorisce tutti i possibili malintenzionati; ma, come dice l'iscrizione che accompagna questo gigante di frutta, «Se chiederete gentilmente vi sarà dato».  La scultura è un vero e proprio gioiello della statuaria da giardino. Non si sa chi l'abbia realizzata ma è un fine esempio di quella pratica, tutta italiana, di giocare con il cibo, immaginando che la sua energia vitale possa diventare qualcosa di più.

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