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La "prima" di un bergamasco a Ibiza

La "prima" di un bergamasco a Ibiza
Eventi 26 Agosto 2015 ore 10:20

Quest'anno sono andato a Ibiza per la prima volta. Non sono un tipo molto marittimo né un party harder, non frequento molto le discoteche né amo particolarmente la musica dance elettronica. Ritengo tuttavia che sia necessario provare le cose per esprimere un giudizio sensato e un pochino forse mi piace farmi del male. Poi diciamocelo: le cose veramente belle si mettono in risalto per la luce propria di cui brillano, non necessitano un pubblico affezionato.

Ma per Ibiza si può fare davvero questo discorso? Il mito di Ibiza come meta perfetta per una vacanza all'insegna della qualità sia marittima sia della movida è pienamente giustificato oppure no?

 

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Andiamo per gradi. Una cosa su tutte è innegabile: il mare della Isla è bellissimo, molto pulito e godibile. Le spiagge sono comode e la sabbia fine. Quella di Salines è una spiaggia immensa, lunga diverse centinaia di metri e colma di gente. Il golfetto si apre in una bella zona periferica, quasi disabitata e caratterizzata dalle saline che le danno il nome. Le calette di Comte sono invece molto piccole ma parimenti affollate. La sabbia lascia presto spazio a piccole pareti di roccia porosa alquanto suggestive. Come prevedibile, in questi piccoli paradisi non esiste nemmeno lontanamente l'idea di silenzio e tranquillità. In particolare queste ultime spiagge sembrano un'enclave napoletana, ma tutta l'isola brulica di italiani. Con una simile affluenza turistica, ogni angolo attrattivo dell'isola è colmo di gente. Non potrebbe essere altrimenti. Se questo significa essere circondati da splendide ragazze in topless, diciamo che non mi dispiace più di tanto.

 

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La bellezza naturale del luogo è connessa anche alla sua scarsa cura infrastrutturale nelle zone periferiche. Il territorio è stato raccomodato un po' approssimativamente per connettere le cittadine e le spiagge fra loro. Questo significa che molte strade non hanno delle fognature ben funzionanti e basta una pioggia normale per provocare allagamenti. Se la pioggia diventa abbondante come è successo il 19 agosto, i problemi insorgono a frotte.

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Ero a Cala Llonga e tornare in autobus a Eivissa non è stato un viaggio allegro. In diversi punti la strada era invasa da grossi torrenti di acqua e fango, una era proprio allagata e l'autista ha dovuto fare inversione e percorrere un giro più lungo. Sarebbe stato singolare morire a Ibiza ma non per la droga. Insomma, non molti soldi degli enormi introiti sono stati spesi dall'amministrazione per migliorare la funzionalità dei collegamenti. D'estate le piogge sono rare e quindi sarà prevalsa una progettualità al ribasso, tanto di inverno chi se ne frega! Ma mi sarei stupito del contrario. C'è la stessa disparità di tutti i territori: il capoluogo dell'isola ad esempio è curatissimo, con una zona del porto splendida e raffinate strade di mattonelle. Tra gli yacht ormeggiati c'è anche un Riva.

 

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Come tutti i luoghi di questo tipo, il lustro iper-consumistico delle vie centrali si giustappone qua e là a strutture fatiscenti e brutte discariche a cielo aperto. Anche questo non mi sorprende, soprattutto perché l'isola vive puramente di turismo e i vasti prati interni sono lasciati a loro stessi. Questo modo di ragionare è pressoché antitetico a quello zelante di noi bergamaschi. Ogni centimetro di terra è sacro per noi. Stupisce invece certa incuria anche nelle zone più frequentate: a poche decine di metri dalla via centrale di Playa d'en Bossa si trovano cassonetti stracolmi che emanano un olezzo ributtante. Non troppo raffinati questi spagnoli.

 

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Pregi e difetti tutto sommato accettabili. Ma è ovvio che la prova del nove di Ibiza sta nella qualità della movida. Sarebbe assurdo venire qui se non si volessero provare le celebri discoteche, note anche per l'abuso di stupefacenti. Su questo argomento posso dirvi che la gente assume anche direttamente in pista, prendendo pastiglie di ecstasy ecc come se fossero caramelle, oppure sniffando cocaina appoggiata sulla minima superficie di una medaglietta. È scontato che questi sono luoghi altamente frequentati da tossici o consumatori saltuari di sostanze. Ma, in un periodo carico di polemiche per i fatti del Cocoricó, vorrei ribadire che questi problemi sono loro, delle persone. A me interessa più che altro capire se le discoteche di Ibiza sono divertenti anche per chi non è un fattone. La risposta è ní, ma la motivazione è duplice. Ci sono serate come il martedì allo Space in cui suona Carl Cox che sono praticamente insostenibili: la struttura è curata, ma il caldo e la calca uniti alla musica pestona e monotona trasformano il divertimento in un test di resistenza. Dopo due orette passate quasi solamente in terrazza sono scappato, rinunciando ad ascoltare Cox, storico animatore dell'Isla.

 

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Discorso diverso va fatto per l'Ushuaïa: il posto è immenso, stupendo, una pista all'aperto enorme e intervallata da piscine, palme, salottini. Ci sono stato il mercoledì, quando la musica tende verso un genere più godibile e dance. Certo, dopo un po' anche i dj migliori stancano, dal mio punto di vista. La dance elettronica è un genere ripetitivo e poco fantasioso, quindi farsi cinque ore diventa una via crucis per uno che in cuffia ascolta Genesis e Tool. Volevo vedere se coi grandi dj avrei cambiato opinione, ma alla lunga devo dire di no.

Si insinua qui il problema centrale della movida discotecara di Ibiza. Se non sei un impasticcato o un amante di questa musica, l'unico appiglio restano i drink. Inutile negarlo, bere qualcosa aiuta a sciogliersi e ballando di più il tempo scorre più fluidamente. Ma nei club bere ha dei costi proibitivi: cocktail 16 €, Red Bull 13, acqua 8. A chi conosce il valore del denaro piange il cuore a spendere quei soldi per un paio di sorsate. Anche perché vanno sommati i prezzi dei biglietti. E qui scattano le strategie dei pi-erre: ti garantiscono ticket a prezzi scontati (20 € invece di 45 per lo Space, 35 invece di 55 per l'Ushuaïa) se aderisci a delle iniziative a pagamento organizzate dai loro club. Open bar a 40 €, giro sul catamarano con cena ad 80: se ti iscrivi ricevi uno o due ingressi scontati ed in più «arrivi ubriaco in discoteca». Soprassedendo sulla qualità effettiva di questi eventi, la fregatura è ben celata. Per pagare meno devi entrare molto presto in disco: magari a mezzanotte quando Cox suona alle 3/4, oppure entro le 18 e Alesso attacca alle 22.30. Queste lunghe ore di noia mortale sono solo in parte colmate dai dj secondari. È fisiologico che alla gente venga sete e i barman aspettano dietro al bancone come avvoltoi pronti a svuotarti il portafogli. Insomma, per godersi una serata di questo tipo ci voglio tanti, troppi soldi. Molto meglio allora passare una serata al bar sulla spiaggia, come il Bora Bora. Se non altro è a ingresso gratuito. Oppure cambiare tipologia di divertimento e farsi un giro nella zona del Porto di Eivissa, perdersi nei suoi vicoli, tra ristoranti, negozietti e piccoli bar affollatissimi.

 

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Infine, i trasporti. Essendo una via di mezzo tra dimensione occidentale ed esotica, i servizi sono presenti ma spesso un po' costosi. Non c'è un grosso divario tra il prezzo di una corsa in autobus o in taxi (con quattro passeggeri) per tratte relativamente brevi come Playa d'en Bossa - Salines/Llonga/Eivissa, ma per andare nella zona di Sant Antoni dove si trovano le calette migliori (ad esempio Cala Salada a Punta Galera) è praticamente obbligatorio usufruire del taxi e le cifre lievitano. A maggior ragione al ritorno, quando bisogna relefonare e pagare 5 € di supplemento. Insomma, a meno che ci si rechi all'Isla con la propria auto, un bel gruzzolo di euro vanno via solo per muoversi.

In definitiva, non è sicuramente una brutta vacanza quella che potrete passare a Ibiza, ma se non amate particolarmente la techno o la dance elettronica, il bel mare o le calette vi consiglio di cercarle altrove. Io per il 2016 desidero un bel giro itinerante per qualche meraviglioso territorio tra i tanti in Italia.

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