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Il mito del grande Johnny Cash ma nella voce di Bobby Solo

Il mito del grande Johnny Cash ma nella voce di Bobby Solo
Eventi 19 Aprile 2019 ore 10:00

In occasione del cinquantennale dell’uscita dell’album “Live at Folsom Prison”, il mito di Johnny Cash rivive in un tour che vede insieme sul palco la tribute band del celebre songwriter americano e un’icona italiana del country e del rock’n’roll. Questo è quello che si legge appena apri l’evento Facebook che promuove il concerto di questa sera, venerdì 19 aprile. Il più classico dei tributi a un’eminenza della musica, organizzato dalla e alla Latteria Molloy di Brescia. Evento che porta già nel titolo le tre fondamentali informazioni per capire di cosa stiamo parlando: Bobby Solo, tributo, Johnny Cash. Johnny Cash lo conoscono tutti, è una leggenda del talking blues e del country’n’roll, e un punto di riferimento del costume della società americana. C’è chi lo ama per aver rivoluzionato il country’n’roll negli anni ’50, chi lo adora per i duetti con la moglie June Carter, chi non può fare a meno di ascoltare le registrazioni fatte da settantenne con Rick Rubin, chi ha in casa il poster in cui mostra il dito medio, chi lo ha sempre creduto migliore di Elvis, chi lo ha conosciuto grazie al film “Walk the Line” e, chi canta solo il ritornello di “Ring of Fire”, ma comunque non lo dimentica.

 

 

Bobby Solo non ha bisogno di presentazioni: si conferma una leggenda della canzone italiana degli anni sessanta, diventato icona oltre a essere da sempre un appassionato di country e rock’n’roll. Nella sua lunghissima carriera è stato uno dei primi a importare quella musica in Italia e se gli domandi di Johnny Cash ti senti rispondere: «ah, Johnny l’ho conosciuto alla base americana Rammstein in Germania negli anni ’60. Suonava con la Carter family, gli Statler Brothers ai cori e Carl Perkins alla chitarra. Era magnetico». Tanto basta.Tutto chiaro, per esteso, diretto, interpretabile, bello per la sua plastica comprensibilità. Nell’era del social usa e getta, nel quale si dedica un secondo al quadrato all’apprendimento della nozione. Che si scelga di partecipare o meno, è tutto lì, non serve altro. Io sono un assiduo frequentatore di contesti legati alla promozione fai da te e sinceramente non riesco a comprendere la recente virata stilistica legata principalmente a due filoni. Il primo, quello più irritante, ha a che fare con lo scrivere in modo assolutamente poco chiaro cosa succede davvero nel locale e chi lo fa succedere, sostituendo le informazioni base con stilosissime diciture incomprensibili a chi non è un adepto. Il secondo ha a che fare con un ermetismo svogliato, legato al super minimo indispensabile (a volte solo il nome delle band) che comunque obbliga un “non esperto” a dover fare improbabili ricerche in rete per capire di cosa si stia parlando. Sono un vecchio brontolone, lo riconosco, ma ho tentato in tutti i modi di raccontarvi di un evento bergamasco, senza riuscirci.