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Il bello del calcio

Momenti di fair-play nel 2014 (dedicato, col sorriso, ai rossoneri)

Momenti di fair-play nel 2014 (dedicato, col sorriso, ai rossoneri)
Eventi 21 Gennaio 2015 ore 15:59

Manuel Pellegrini, come tutti gli allenatori, non è stato a guardare tanto il sentimento. «Mi servi lì, vai, sai cosa fare» gli ha detto. Così Franki Lampard si è scaldato bene, poi si è tolto la tuta e quando si è accorto di non avere addosso la solita maglia, quella del Chelsea, un pò di magone gli è venuto. Se volete emozionarvi e capire cos'è questo benedetto fair-play tanto importante per il calcio, lo sport, e per tutti noi, andate a rivedervi l'ingresso di Lampard con la maglia del Machester City. I suoi ex tifosi lo applaudono. Ma il meglio viene dopo. A un certo punto la buttano in mezzo, e chi c'è? Lampard, ovviamente. Il suo è più di un gol dell'ex. Lampard aveva indossato la maglia del Chelsea per tredici anni, segnato più di duecento gol, portato i colori di un credo. Tu quoque, Lampard, figlio nostro. L'applauso dei suoi ex tifosi è un gesto di gratitudine.

L'anno finito da poco ci ha lasciato immagini come questa, ben più forti delle corbellerie, del calciomercato, del risultato. Cristiano Ronaldo che va a stringere la mano a Messi dopo una sconfitta, un bambino brasiliano che scavalca la recinzione e corre a piangere tra le braccia di David Luiz (che gli regala la maglietta), Messi che regala la sua a un tifoso infiltratosi agli allenamenti dell'Argentina, Eto'o che abbraccia un bambino solo perché è triste che il Camerun è uscito dai Mondiali. Piccoli gesti che rendono il calcio più umano e meno superficiale. Fair play è spettacolo, sì, ma più profondo e sincero. Più vero. Durante una partita del Brasile, fa irruzione un ragazzino alto così. Il suo idolo è Neymar. La sicurezza lo ferma, lo blocca, è lo stesso numero dieci brasiliano ferma tutti e si fa un selfie.

 

Dai campetti di periferia alle bomboniere del calcio mondiale, da chi non molla mai a chi ha mollato tutto perché non ce la fa più, con chi ha vinto e con chi ha perso ogni cosa, i gesti restano nella memoria e ci dimostrano che la fratellanza si può. Anche nella competizione. Gesti come quello di Samaras, il capitano greco del Celtic. Il giorno che vince lo scudetto lo stadio è in delirio. Il rumore è assordante. A bordocampo c'è un bambino disabile, sta in tribuna con il papà, proprio a due passi: lì non ci sono tante barriere. Allora Samaras lo prende in braccio, un giro di campo con il bambino stordito da tanta felicità. L'immagine ha fatto il giro del mondo, ed è così che doveva essere. Ma queste cose succedono solo all'estero? Perché in Italia no?

 

http://youtu.be/Wf9VU90XqOs

A marzo di un anno fa, durante una partita di Serie D cruciale per la salvezza, un giocatore finisce a terra infortunato. Il Dro (una delle due squadre) mette la palla in fallo laterale per interrompere il gioco. Quando il Fersina la restituisce, ecco l’imprevisto: il portiere manca la presa e il pallone finisce in rete. Che fare? Partire dal vantaggio dato dalla fortuna o no? Il Fersina rimedia alla papera del numero uno avversario e lascia segnare il Dro, ristabilendo con grande sportività la situazione di pareggio. L’incontro è finito 3-3.