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Le altre splendide opere

Il Naufragio del gandinese Parolini Una pietà delicata e provocante

Il Naufragio del gandinese Parolini Una pietà delicata e provocante
Eventi 22 Agosto 2017 ore 07:00

Una video performance limpida come le acque del Serio, inquietante come l’arte mai banale di un quarantenne bergamasco che esplora l’infinito e il personale con il controluce del dubbio e l’entusiasmo dell’esploratore. È online da qualche giorno Naufragio, il cortometraggio realizzato da Ivano Parolini, artista emergente nativo di Gandino e residente ad Orezzo di Gazzaniga.

«È un naufragio - spiega Ivano - in chiave occidentale. Ho come tutti elaborato le immagini quotidiane dei barconi della speranza che solcano il Mediterraneo, ma ho voluto identificarmi nella ricerca di speranza che muove migliaia di uomini e, in sostanza, l’esistenza di ciascuno di noi. Ho pensato agli improvvisi naufragi che inaspettatamente possono arrivare nella vita delle nostre famiglie: la perdita di lavoro e certezze, un problema di salute, un incidente, la morte di una persona cara. Eventi che costringono ciascuno, improvvisamente, a rimettersi in barca, a ripartire».

 

 

Un Naufragio nelle acque del Serio. Ecco allora che l’artista della Val Seriana si è messo a costruire in proprio una barca di circa 5 metri, adagiandola nelle acque del Serio. Il video vive di contrasti e immagini estremamente realiste, accostando la spensieratezza vivace e naturale dei bambini alla dura realtà del naufragio. Impossibile non vedere in alcuni fotogrammi il rimando al piccolo Aylan Kurdi, siriano di tre anni, morto in Turchia sulla spiaggia di Bodrum, ma anche la volontà di condividere dolore e ansia su un piano paritario. Una pietà intima e attiva, provocata e provocante anche (e soprattutto) per chi scorre il video e non può restare indifferente.

Le altre opere. Nelle installazioni e nelle tele di Parolini la spinta emotiva primordiale è spesso forte e condivisa: è avvenuto con Relitti per la tragedia della Shoah evocata a Sciesopoli di Selvino, con il viaggio ultraterreno di Anime lo scorso anno nella Basilica di Gandino oppure con il mostruoso Trichierotauro allestito nella Buca del Corno di Entratico e riproposto in occasione di Art2Night nella Torre di Adalberto a Bergamo Alta a giugno di quest’anno. A naufragare nell’efficace sintesi di circa 4 minuti è l’artista stesso, incastrato nel relitto e dominato dalle onde di un fiume che riteneva amico. A rumori e parole si sostituiscono in un crescendo non casuale le note della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, interpretate da Maria Callas. Un ulteriore accostamento alla tragedia giapponese di Cho Cho-san, che vede naufragare il suo sogno d’amore con l’ufficiale americano Pinkerton.

 

 

Parolini ha sviluppato la propria ricerca artistica dopo il diploma all’Accademia Carrara. È stato scelto da Marco Cingolani per una mostra alla Ciocca di Milano e ha esposto al Museo Bellini di Firenze con Daniele Radini Tedeschi. Protagonista di importanti rassegne italiane (tra le altre, AFF Milano) ed estere, nel 2013 ha proposto una personale curata da Enrico De Pascale. Nel 2014 con il progetto Beauties ha esposto allo Spazio Rosso Tiziano di Piacenza e nel 2015 ha proposto una performance a tema ad Expo, poche settimane prima di presentare a Londra un suo libro illustrato. Un pezzo unico ispirato al romanzo Da qualche parte nel mondo di Chiara Cecilia Santamaria, edito da Rizzoli. Nel 2016 ha realizzato l’installazione Relitti nella colonia Sciesopoli a Selvino, ricordando il dolore lacerante della Shoah, ma anche la speranza di centinaia di bimbi ebrei.

 

 

In Basilica a Gandino ha invece proposto il progetto Anime, in occasione del quale un grande Crocifisso dipinto da Parolini ha sostituito la pala dell’altare maggiore opera di Ponziano Loverini, già direttore dell’Accademia Carrara e gandinese di nascita come Ivano. Anime ha avuto anche un antitetico sequel, a novembre 2016,  fra i 385 metri di calcarei giurassici alla Buca del Corno di Entratico, dove Parolini ha esposto il Trichierotauro: una scultura ossea alta circa 2,50 metri, con un’apertura alare di oltre 7 metri ed un’estensione vicina ai 5 metri, formata da ossa di toro, cavallo, capra, cinghiale, muflone, struzzo, asino e pecora e frutto di un lavoro manuale che l’ha impegnato per mesi. Perchè ogni opera di Parolini è un inaspettato naufragio, per sé e per lo spettatore che diventa protagonista. «Ciò che avete visto e ascoltato - disse Ivano dopo Anime a Gandino - non è la vera rappresentazione artistica: la vera arte è quella che ciascuno ha vissuto dentro di sé».