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Allo spazio Oberdan a Milano

Per la prima volta in Italia i film dell'enfant prodige del cinema

Per la prima volta in Italia i film dell'enfant prodige del cinema
Eventi 20 Gennaio 2015 ore 10:34

La Cineteca di Milano è da anni un punto di riferimento centrale per la diffusione e la distribuzione del cinema di qualità in Italia. È noto infatti che spesso i film più premiati ai Festival internazionali non riescono ad arrivare nel nostro paese per la mancanza di un mercato che li renda disponibili. Si tratta, ovviamente, di un enorme peccato che – in qualche caso – crea delle vere e proprie lacune, perdite di materiale prezioso che meriterebbe un maggiore apprezzamento. L’opinione diffusa che i Festival propongano opere adatte ai soli addetti ai lavori è dura a morire e proprio per questo è preziosa l’opportunità data dallo spazio Oberdan che, fino al primo Febbraio, offre la preziosa opportunità di ammirare i film di Xavier Dolan, talentuoso e premiato regista canadese recentemente arrivato anche in Italia con Mommy.

Non è certamente – questo sbarcato poco fa nel nostro Paese – il primo lavoro del regista, ma è stato il primo ad arrivare qui. Le altre pellicole non hanno mai visto infatti le sale del Balpaese e verranno proiettati proprio a Milano in questa occasione. Si tratta di un evento imperdibile per tutti, considerando che il cinema di Dolan è assolutamente fruibile da qualsiasi spettatore. È anzi questa la sua forza: giovanissimo, il regista riesce a parlare a tutti, toccando tematiche centrali del dibattito contemporaneo e mettendo in scena storie d’amore-odio drammatiche e toccanti, che non potranno mancare di emozionare chiunque. Si tratta, insomma, di un cinema di grande qualità visiva, applaudito da tutti in ogni parte del mondo, che finalmente si offre anche agli spettatori italiani nella sua pienezza. Ripercorriamo insieme la folgorante carriera di questo enfant prodige, presenza ormai fissa a Cannes e Venezia.

 

J’ai tué ma mère (Ho ucciso mia madre)

Anche se Dolan rifiuta categoricamente di definire generazionali i suoi film, il debutto è all’insegna di un racconto violento e accorato. Tutto il film ruota attorno al rapporto problematico fra Hubert, sedicenne studente liceale, e la madre. Non è certo un’unione rosea, la loro. Hubert le nasconde di essere omosessuale e ha spesso nei suoi confronti un rapporto distruttivo; la madre dal canto suo sembra non fare nulla per cercare di capire il ragazzo. Con grande sensibilità e padronanza Dolan racconta un rapporto quanto mai universale, le responsabilità dell’essere genitori e il peso di essere figli. Quale problema più pressante e comune al giorno d’oggi?

 

Les amours imaginaries (Gli amori immaginari)

I triangoli amorosi hanno una storia lunga al cinema. Ma mai prima di questo film erano stati raccontati con tanta partecipazione e coscienza: considerando l’età del regista, appena ventenne all’epoca, il risultato è a dir poco incredibile. È difficile non riconoscersi nei pensieri contorti dei tre protagonisti, due amici (un uomo e una donna) innamorati entrambi dello stesso ragazzo. Il coronamento dell’amore sembra un sogno irraggiungibile e i sentimenti vengono spesso fraintesi, sostituendo i sogni con la realtà. Anche in questo caso siamo davanti a un’esperienza più che comune, soprattutto fra i più giovani. A impreziosire la pellicola uno splendido omaggio a Dalida, presente nella colonna sonora con la versione italiana di Bang Bang.

 

Laurence Anyways (Comunque Laurence)

Probabilmente il capolavoro di Dolan, girato immediatamente dopo il precedente. Non c’è tema più attuale della sessualità, che il regista racconta senza paura di alcun pregiudizio. Laurence è un insegnante che, negli anni Ottanta, stanco di nascondersi, accetta il suo desiderio di diventare una donna. Tutto cambia nella sua vita, ma l’amore che la sua ragazza prova per lui rimane praticamente immutato. Una storia difficile, complessa, che si risolve in un inno all’amore in tutte le sue forme. È, chiaramente, un film fortemente impegnato sul fronte politico e che ci dice, senza paura di urlarcelo nelle orecchie, qualcosa sul nostro modo di guardare le cose e le persone. Un’opera coraggiosa come poche, decisamente da vedere. Soprattutto oggi.

 

Tom à la ferme (Tom alla fattoria)

https://www.youtube.com/watch?v=nO6PPKYpwPA

Strano film, che ha fatto storcere il naso ad alcuni nonostante l’apprezzamento generale, Tom à la ferme è una sorta di thriller sentimentale. Tom si reca in una fattoria, dove viveva il suo fidanzato Guillaume, in occasione del suo funerale. Ma il defunto non aveva mai avuto il coraggio di confessare alla propria famiglia la sua omosessualità e questo complica di molto le cose, soprattutto con il fratello di lui, omofobo. Anche in questa occasione Dolan riflette, con grande maturità, su che cosa sia l’amore e quale prezzo oggi abbia la sua manifestazione. In più occasioni dura e difficile da guardare, questa è un’opera che mette lo spettatore di fronte alle sue scelte e alle sue convinzioni più profonde. È qualcosa rispetto al quale è difficile rimanere indifferenti. È questa, oggigiorno, è una cosa necessaria ma troppo rara.