Eventi
La fantasia in Parlamento

Piccola antologia di “voti dispersi” cioè gli strani nomi per il Quirinale

Piccola antologia di “voti dispersi” cioè gli strani nomi per il Quirinale
Eventi 30 Gennaio 2015 ore 18:25

In principio, quest’anno, è stato Giancarlo Magalli: nato come candidato “del popolo della rete” (non quella pentastellata, ma quella ironica e un po’ sardonica) grazie a un sondaggio de Il Fatto Quotidiano, durante la prima votazione per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, svoltasi nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio, il suo nome è apparso in diverse schede. La maggior parte dei parlamentari e dei grandi elettori, come da indicazione dei capi partito, hanno dato scheda bianca, ma, si sa, i burloni non mancano mai. E come spesso accade nelle insalatiere poi professionalmente scrutinate dalla presidente della Camera Laura Boldrini, sono finiti anche nomi quantomeno improbabili. Forza dello scrutinio segreto, che rende un po’ tutti più coraggiosi, anche tra i nostri rappresentanti istituzionali.

4 foto Sfoglia la gallery

Dalla Ferilli allo sconosciuto Morelli. Se Giancarlo Magalli, come detto, era un nome che aleggiava sul Quirinale già da diversi giorni, per merito anche dell’ironia con cui il conduttore della Rai ha preso il moto popolar-ridereccio nato sul web attorno alla sua candidatura, ben più difficile era prevedere gli altri nomi che i burloni avrebbero inserito nelle insalatiere. Un sorriso è scappato a tanti alla lettura da parte della Boldrini della candidatura di Ezio Greggio, mentre qualche convinto «magari…», sussurrato a denti stretti, è giunto dai banchi quando è stato letto il nome di Sabrina Ferilli. Di certo, con lei, avremmo fatto una bella figura all’estero, avrà pensato qualcuno. Decisamente più sarcastico chi ha deciso di nominare il parlamentare di Forza Italia Antonio Razzi, diventato una vera icona mediatica, seppur non certo per le sue alte qualità istituzionali. Non sono mancati i nomi di noti giornalisti: Paolo Mieli, Sebastiano Messina, Massimo Giletti, Claudio Sabelli Fioretti e Giuliano Ferrara, a cui qualcuno ha forse pensato di trovare un impegno dopo le dimissioni dalla direzione de Il Foglio, lasciato in mano al trentenne Claudio Cerasa. Tra i volti noti della politica ad essere finiti nel calderone delle candidature, senza però alcuna possibilità, c’è stato Arnaldo Forlani, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, Stefano Rodotà, Giancarlo Caselli e i due Antonino, Coco e Romano, che si sta ancora cercando bene di capire chi siano. In 5 hanno invece deciso di portare il calcio nelle stanze che contano, votando Francesco Totti: la Boldrini non ha nemmeno letto il nome, commentando semplicemente «non ha l’età».

4 foto Sfoglia la gallery

C’è chi ha votato un innominato Versace, difficile capire se Santo, Donatella o chissà chi, mentre un altro ha puntato su Giuseppe Scognamiglio, responsabile dei public affairs in Unicredit. Sempre Scognamiglio, ma Carlo, è l’ex presidente del Senato nominato da qualcuno, mentre diversi hanno deciso di dare il proprio voto a Lucio Barani, segretario del Nuovo Psi venuto alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi per aver commemorato Bettino Craxi con il motto “Je suis Craxi”. Attimi di notorietà anche per un certo Antonello Zitelli, volto noto dei telegiornali di Telejonica, e Mauro Morelli. Quest’ultimo in ben pochi sapevano chi fosse, compreso l’onnisciente (politicamente parlando) Enrico Mentana, che ha commentano i suoi 9 voti con un emblematico: «Chi cazzo è?». Alla fine si è scoperto essere un consigliere municipale di Sel a Napoli, da pochi giorni padre e con tanti amici, a quanto pare, a Roma.

 

 

“Voti dispersi”. Barlumi di notorietà per gente che nota proprio non è, o ulteriore pubblicità per chi, invece, famoso lo è già. È un copione che si ripete ad ogni elezione al Quirinale quello dei nomi degli improbabili, forniti da buontemponi che di lasciare vuota la propria scheda non ci pensano proprio. Peccato che poi, nei documenti ufficiali, questa piccola antologia dell’identità nazionale vada persa sotto la voce “voti dispersi”. E così, per ricordarne qualcuno del passato, bisogna affidarsi solamente alla memoria popolare e di internet, che, ahinoi, si ferma alle elezioni del 2006, quando venne eletto Napolitano.

4 foto Sfoglia la gallery

L’undicesimo presidente della Repubblica italiano fu eletto al quarto scrutinio, il 10 maggio 2006, mentre nella prima votazione, due giorni prima, ricevette solamente 8 voti, pochi di più di quanti ne ottennero Bruno Vespa, Oriana Fallaci e Francesco Guccini. Un voto andò anche al defunto Giorgio Almirante, voto che l’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti tenne valido riconducendolo alla vedova di Almirante, Assunta. In secondo scrutinio c’è chi votò Vasco Rossi e chi Luciano Moggi, forse a sostegno dell’allora dg juventino che stava, proprio in quei giorni, per essere colpito dallo scandalo di Calciopoli. In terzo scrutinio rimase ancora qualche parlamentare con la voglia di scherzare, e fu il torno di Ornella Vanoni. Il quorum fu infine raggiunto attorno al nome di Giorgio Napolitano nella votazione successiva.

12 foto Sfoglia la gallery

Il vero exploit dei voti dispersi, però, si ebbe nel 2013, elezioni passate alla storia per “l’impallinamento” di Franco Marini e Romano Prodi e per la rielezione di Giorgio Napolitano, primo e fino ad oggi unico presidente della Repubblica eletto per due mandati. Il caos politico che contornava quelle votazioni aizzò certamente la fantasia dei votanti, che si sbizzarrirono: in primo scrutinio, il 18 aprile, ottennero voti Margherita Hack, l’ex moglie di Silvio Berlusconi, Veronica Lario, Santo Versace, Valeria Marini e Mara Carfagna (entrambe non eleggibili per non aver l’età prevista). Qualcuno inserì anche il nome di Raffaello Mascetti, voto dato come nullo dato che è un personaggio di fantasia, precisamente il personaggio interpretato da Ugo Tognazzi in Amici Miei. Anche il secondo scrutinio regalò grandi perle: Sophia Loren, Fiorello, Gianni Rivera, Giovanni Trapattoni, Roberto Mancini e il pornodivo Rocco Siffredi (entrambi allora non eleggibili per non aver raggiunto l’età minima). Alla terza votazione fu il turno di Drupi, Miuccia Prada, Giancarlo Antognoni e Antonio Cabrini. Anche le successive due votazioni regalarono diversi voti dispersi, fino al sesto, quando 738 votanti su 997 elessero Giorgio Napolitano al Quirinale, per la seconda volta.

 

sergio mattarella ansa

 

Al momento Sergio Mattarella pare essere il candidato più probabile. Attenzione però: prima della quarta votazione, che dovrebbe essere quella definitiva, c'è ancora spazio per la fantasia dei nostri politici, che potrebbero regalarci altre piccole perle di “voti dispersi”.