Quanto ci manca la Gialappa's?

Il cafonometro della tivù italiana 10 tipi di programmi insopportabili

Il cafonometro della tivù italiana 10 tipi di programmi insopportabili
Tendenze 18 Ottobre 2018 ore 07:00

La tv, grande protagonista della giornata italiana, è intrinsecamente abbastanza cafona, ammettiamolo. Perché costringe ad assumere pose poco istituzionali sul divano, altro pezzo di arredamento cafone di mestiere. La lotta Auditel, il “team divano”, i programmi che non ammettiamo di guardare. I programmi che non puoi fare a meno di guardare. Ecco i più cafoni.

 

10) Gare di cucina

Tutto è iniziato con una conduttrice che, affiancata da una casalinga, mostrava ai telespettatori come realizzare il pranzo all’ora di pranzo. Gli ingredienti erano pasta, uova, sale, farina, cipolla, sale e pepe. Poi il programma ha coinvolto dei vip e gli ingredienti erano comunque reperibili nella grande distribuzione. Poi sono arrivati loro, i cuochi stellati. Palati intransigenti, maestri della ristorazione. Abbiamo iniziato a sentire la necessità di scalogno, granella di qualsiasi cosa, riduzione di guazzetto, letto di spezie vendute a peso d’oro solo online. Da qualche anno, se non impiatti a dovere non sei nessuno. Anche a casa tua. Ed è tutta colpa loro.

Livello cafonaggine: molto alto.

Piace perché: gastronomicamente appagante.

 

9) Il talent di qualità

Molto cafone perché consapevole del proprio potenziale. Trattasi di spettacolo, tendenzialmente musicale, in cui si alternano canzoni e coreografie, esibizioni di giovani ragazzi che cercano il successo sottoposte alle valutazioni dei giudici vip – vere star del programma – che, volta per volta, gestiranno il destino dei concorrenti. Cover ambiziose, canzoni di Adele a farla da padrone, Hallelujah per giocare sul sicuro e mostrarsi temerari, rielaborazione di Vasco per chi è molto ambizioso. Fucina dei nuovi artisti subito alle prese col grande palco e il grande pubblico. Le litigate dei giudici affollano Twitter, intrattenendo anche chi non segue il programma.

Livello cafonaggine: «Non mi sei arrivato».

Piace perché: Mara Maionchi.

 

8) Il reality vip

Prendi delle persone molto famose, gente con alle spalle una carriera, una reputazione. Metti il tempo che passa, la lieve foschia del tempo a offuscare le luci del successo. Chiudile in una casa con delle telecamere e attendi davanti allo schermo. Vedrai una soubrette mettersi ai fornelli con risultati imbarazzanti, un autore di canzoni di Mina stirare con un turbante in testa, un figlio di qualcuno famoso smentire in toto la teoria darwiniana. Capirai quanto l’attività fisica sia importante per molti (pare che non facciano altro che andare in palestra). Vincerà l’unico che non sapevi chi fosse.

Livello cafonaggine: Pappalardo che cerca le sigarette.

Piace perché: quanto ci manca la Gialappa’s?

 

7) Corna in tv (ovvero, qualsiasi reality)

Chi va a letto con chi. Chi viene tradito. Chi divorzia. Chi non divorzia. Chi tiene famiglia. Chi litiga. Chi sbrocca. Tutto normale, ma in diretta. Uno sguardo ravvicinato sul motore del mondo: le corna. Strafalcioni grammaticali. Regionalismi. Fallimento della didattica. Nel telespettatore, autostima mista a scoramento.

Livello cafonaggine: telecamere a infrarossi.

Piace perché: seriamente, quanto faceva ridere la Gialappa’s?

 

6) La domenica pomeriggio

Come se la domenica non fosse già un giorno problematico e molto cafone per sbalzi d’umore, abbigliamento, attività di relax che possono sfociare in una melma dolciastra di irresistibile nonché dannoso e indolente fancazzismo. Per un mistero incomprensibile, la domenica pomeriggio esistono solo due canali. Inspiegabilmente, la variegata offerta televisiva viene dimenticata e si scontrano solo due opzioni. La scelta ha contorni quasi politici. L’Uomo Ken o l’intervista solenne? Il commento del reality o la visita a casa di ex famosi? Ma perché Albano è sia da una parte che dall’altra? Irrilevante, tanto la pennichella post prandiale farà il cento per cento di share.

Livello cafonaggine: domenica pomeriggio.

Piace perché: rassicurante da generazioni.

 

5) Il quiz estivo

L’estate dura tre mesi, il caldo (a quanto pare) cinque, ma le ferie durano poche settimane. Qualche programma televisivo dovrà pur occuparsi di intrattenere in quei momenti di stallo chi non è ancora partito o chi è già tornato. Ex dj ed ex cantanti intrattengono con quiz leggeri, accompagnati da irresistibili effetti sonori che segnalano la risposta esatta o sbagliata. E subito giornata si allunga, con il sole alle 20. Esteticamente povero di contenuti, il quiz estivo ha un non so che di poetico.

Livello cafonaggine: parole da completare.

Piace perché: fa subito estate.

 

4) Il tribunale in tv

Un classico indebellabile delle televisione italiana, un monolite nel nostro immaginario, per il quale proviamo (ammettiamolo) anche un certo affetto. Dal 1985 ogni giorno va in onda lo spettacolo giudiziario. Figuranti prezzolati raccontano in modo folkloristico le loro storie a un giudice togato. Recriminazioni condominiali, tradimenti, vicende di vita quotidiana. Questo tipo di intrattenimento ha rovinato la visione della giustizia italiana nel cittadino medio, che recandosi presso un legale non perderà occasione per citare il precedente conforme favorevole di Forum. Nota per i professionisti: l’avvocato che risponderà «è fantadiritto», perderà il cliente.

Livello cafonaggine: «Così è deciso, l’udienza è tolta».

Piace perché: Santi Licheri, non ti dimenticheremo mai.

 

3) Le serie con i poliziotti

Basta. Un grido di pietà, facciamola finita. Gli attori migliori della televisione italiana sono stati costretti a indossare il giubbotto di pelle, a recuperare una pistola, a innamorarsi di una poliziotta che non potranno salvare, a cercare la spia che sicuramente non era Raoul Bova. A recitare soggetti senza capo né coda, a lanciarsi dalle macchine a fini televisivi. Sono tutte uguali, sembra una sola grande serie che dura da dieci anni. Basta, veramente.

Livello cafonaggine: Marco Bocci.

Piace perché: Marco Bocci.

 

2) Le serie in costume

Terribili. Quando la tv italiana si cimenta col costume, fa sul serio. Succedono cose incredibili. Fotografia smarmellata con luci bianche, attori bravissimi che improvvisamente dimenticano di saper recitare. Dialoghi indecenti, un misto di italiano forzosamente arcaico e scarsa proprietà di linguaggio. Attore straniero ridoppiato malissimo. La storia è nobili versus popolo, amore versus successione al trono. Vince popolo, il nobile rinuncia per amore, ma poi tutto si sistema.

Livello cafonaggine: parrucche con boccoli.

Piace perché: deridere è liberatorio.

 

1) La programmazione natalizia

Logo con il cappellino di Babbo Natale, fiocchi di neve, Jingle bells. Sempre-i-soliti-film.

Livello cafonaggine: “Una poltrona per due”.

Piace perché: chi non guarda “Una poltrona per due”?

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