Da «Non sei tu, sono io» a...

Il cafonometro degli alibi amorosi 10 fetentissimi modi per mollare

Il cafonometro degli alibi amorosi 10 fetentissimi modi per mollare
Tendenze 26 Settembre 2018 ore 10:39

In questi anni di relazioni sempre più labili, di divorzi frequenti, di incertezze sentimentali e, soprattutto, di vigliaccheria da smartphone, è difficile parlare chiaro. Così ci si trova ad ascoltare o utilizzare delle frasette consolatorie, sbrigative, didascaliche, sintetiche per evitare di dire, semplicemente, «non mi piaci». Ecco un decalogo delle scuse più fetenti per smettere di frequentare una persona senza confessare che «non sono innamorato di te ma mi è scaduto l’abbonamento Netflix».

N.B. Nessuna presa di posizione di genere: vale per uomini e donne, etero e non.

 

10) Non sei tu, sono io

Inflazionato. Il sempre attuale. Ah, che sollievo sentirlo, che gioia sapere che ci si è lasciati alle spalle l’ennesimo imbecille privo della minima inventiva e sincerità e non invece un uomo risolto e adulto (una fortuna trovarlo, un vero peccato perderlo). Il soggetto inizierà a elencare una serie di tormenti incomprensibili, ovviamente legati al “periodo” - è sempre questione di bad timing -, giammai al semplice fatto di avere un carattere poco formato, debole, sentimentalmente quindicenne nonché, molto frequentemente, essere semplicemente innamorato di un’altra parte che non corrisponde o che l’ha mollato da poco. Colpo di classe, il conclusivo dilungarsi sulle tue qualità: fantastica, bellissima, intelligentissima, meravigliosa, comprensiva ma... C’è un ma. E certo. Io trovo sto po' po' di femmina e nientedimeno la mollo perché è un periodo così. Terribile.

Livello cafonaggine: diffuso.

Piace perché: classico.

 

9) Ti amo troppo

Altro grandissimo motivo di rottura: l’eccessivo amore. Certo. Tutti sanno che l’amore va provato il giusto, al cinquanta per cento delle potenzialità sentimentali. Come il sale, che poco non basta ma nemmeno troppo va bene. Metti che poi uno si affeziona. Metti che poi uno si lega ed è un attimo che smette di essere solo e inizia a condividere la vita con qualcuno. Per non parlare poi della possibilità terrificante di stare bene in una relazione perché stravedi per l’altro. Ma che, scherziamo veramente?? Ma dove vogliamo finire. No, no.

Livello cafonaggine: Titanic.

Piace perché: esilarante.

 

8) Non ti merito

I campioni dei paraculo. Questi meritano rispetto perché uniscono il benservito a un bagno di umiltà, fintissimo e falsissimo. In realtà, il loro ego sta volando altissimo. Nulla di quello che uscirà dalle loro bocche è collegato logicamente alle affermazioni precedenti. «Sei troppo». Ma troppo cosa? «Eh, troppo». Troppo presente? «Troppo bella, io ho la pancetta». Lavoro troppo? «Troppo preparata». Troppo innamorata? «Troppo buona». Troppo poco quella che ti piace veramente? «Ma no, che dici. Ti meriti di meglio». Ma che dici, sei tu per me il meglio! «Ma non capisci, lo faccio per te. Ciao, vado a giocare a calcetto».

Livello cafonaggine: indecente.

Piace perché: sei veramente troppo bella, troppo preparata, troppo brava per l’idiota.

 

7) Non piaci ai miei

Retaggio di tempi passati, quando senza l’approvazione di mamma e papà potevi scordarti il tuo bel matrimonio. Scusa sempre attuale per deresponsabilizzare un rifiuto e passare per bambini, infantili, manipolabili, immaturi, bamboccioni, mammoni. Sì, tutto questo, ma almeno infami no. Il giudizio della famiglia è importante, chi mai avrebbe il coraggio di controbattere «ma se tua madre mi adora», oppure «ma tua madre ti ha abbandonato da piccolo, vive sulla Luna e non sa che esisto io e nemmeno che esisti tu»? Nessuno, troppo indelicato. Pertanto ci si fa da parte risentiti, offesi ma silenziosi. Il nemico è più grande. La balla è ipocrita, ma ben congegnata, inattaccabile. A questo livello di cafonaggine iniziamo ad avere di fronte un nemico cattivo ma intelligente.

Livello cafonaggine: stato di famiglia.

Piace perché: i suoi genitori stavano antipatici anche a voi.

 

6) Amo ancora l’ex

Peggio delle scuse, dei mezzucci, delle menzogne, dei nascondigli, delle infamie, delle vigliaccate, delle schifezze, delle omissioni, degli alibi e delle fesserie, c'è lei: la sincerità. Una secchiata di verità gelata sbattuta in faccia come un gavettone, un ceffone a mano aperta alla Bud Spencer. Mi piace quella di prima che mi ha spezzato il cuore, che mi ha rovinato la vita, che mi ha fatto soffrire, che credevo che avrei sposato e invece mi ha mollato all’Autogrill e poi è scappata con la mia macchina con un turista tedesco incontrato alla toilette. Quella che mi tratta male, che non c’è mai, che esce con un altro.

Livello cafonaggine: Alta Fedeltà (il libro).

Piace perché: leggete il romanzo di Nick Hornby, che almeno è una bella cosa.

 

5) Non so cosa voglio

Categoria di deficienti, ma con eleganza. Costoro sono negazionisti, positivisti, possibilisti. Ti vogliono? No. Allora non ti vogliono. Non proprio. Ti cercano? No. Be', ti ignorano. No. Non si sa, non si capisce, non lo sanno nemmeno loro. Vorrebbero una relazione, ma non vogliono sentirsi legati. Gli piaci, ma certo che gli piaci, o forse no. «È che proprio non so». E, in chiusura, «non voglio prenderti in giro». Maledetti! Lo sanno cosa vogliono. Solo che sono fidanzati con un'altra/un altro.

Livello cafonaggine: estrema.

Piace perché: avranno almeno altri sei mesi di infelicità.

 

4) Non voglio caricarti dei miei problemi

Il generoso. Il gentile. Colui che, non amandoti, ti salva. Non volendoti, ti ama. Ignorandoti, ti rispetta. Su di lui si concentrano le sventure più inenarrabili, le sofferenze più atroci, le difficoltà più insormontabili. E lui che sa che bambolina santa tu sia, che non puoi, proprio non ti meriti di essere coinvolta in certe brutte situazioni; è meglio se trovi un uomo che possa farti molto più felice. Ma io voglio portare i massi sulla schiena per te, con te, aiutarti, curarti, vai in vacanza con i tuoi amici, risolvo io tutto qui. Il problema ha un nome e un cognome: è la vicina di scrivania.

Livello cafonaggine: croce rossa.

Piace perché: i problemi li ha davvero.

 

3) Pausa di riflessione

Un evergreen. Quelli che sono andati a comprare le sigarette nel 1997. Quelli che chiamavano domani e poi sono sprofondati in un buco nero. Quelli che non volevano correre. Quelli che, nel rallentare, hanno proprio preso la seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto fino al mattino nel letto di un’altra. Quelli che hanno riflettuto più di Kant e nel frattempo hanno avuto tre figli dalla loro «è soltanto una cara amica». Quelli che hanno visualizzato e non risposto tre cellulari fa. Quello che è talmente in pausa che ha le paresi.

Livello cafonaggine: «Amore, ti devo parlare».

Piace perché: vale come certificato Ecdl nel curriculum sentimentale, ovvero ce l’hanno tutti.

 

2) Ti amo

Un soldo – ti amo – in aria – ti amo – se viene testa, vuol dire che basta, lasciamoci. Nessuna dichiarazione responsabilizza di più. L’amore ricevuto è molto più impegnativo e sentirsi dare tutta questa importanza può gettare il destinatario del sentimento nel terrore più spaventoso. Un consiglio: tenetevelo per voi, per cautela, almeno per un po’, per prevenire la fuga.

Livello cafonaggine: amore corrisposto.

Piace perché: prima o poi, capita.

 

1) Scusa ma ti voglio sposare

Art. 612 c.p.: Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa […].

Livello cafonaggine: Federico Moccia.

Piace perché: il lieto fine val bene l’avvocato.