Anche il più allenato la paga

Il cafonometro: la gita in montagna Grande classico, la culata in discesa

Il cafonometro: la gita in montagna Grande classico, la culata in discesa
28 Agosto 2019 ore 10:04

Anche in estate, sinonimo di mare, spiagge e balneazione turistica, c’è chi preferisce dedicare le sue giornate alla montagna. Nonostante il primato di tamarraggine e affini si aggiri sul lungo costa, anche in montagna possiamo trovare una buona dose di cafonaggine.

 

10) La levataccia

L’appuntamento è a un orario del mattino spesso poco distante dall’abituale orario dell’inizio del riposo. La notte, breve, trascorrerà leggera nella consapevolezza che il sonno non sarà mai comunque abbastanza. Un momento di conforto: vedere lo stesso disagio sugli stanchi volti altrui.

Livello cafonaggine: cinque sveglie consecutive.

Piace perché: non piace, mai.

 

9) L’outfit

Commuove il tentativo di molte di noi (donne, per un momento parlo solo con voi) di valorizzare l’abbigliamento per sua natura penalizzante della gita in montagna. Non c’è spazio per nessun gioco di colori e forme che non faccia risaltare l’unico difetto fisico visibile. Per i maschietti, invece, è il trionfo del pantalone sformato e del merchandising dell’elettrauto.

Livello cafonaggine: sponsor ad alta quota.

Piace perché: ogni tanto la moda fallisce.

 

8) L’equipaggiamento

Qui si vede la differenza tra il montanaro della domenica e il vero professionista. Quest’ultimo, durante la gita esibirà suppellettili di povero gusto e di dubbia utilità deridendo in silenzio gli sprovveduti in possesso del loro povero zainetto Seven sfondato.

Livello cafonaggine: abbigliamento termico.

Piace perché: buffo, sempre.

 

7) La discesa

Confusa dagli inesperti come un momento di defaticamento, ma la montagna non e il tapis roulant. Lì si vedrà il talento, la rotazione interna della caviglia e la retroversione del bacino.

Livello cafonaggine: «Tranquilli, la discesa dura di meno».

Piace perché: manca poco al pranzo. O alla merenda. O alla cena. Insomma, al cibo.

 

6) La culata

Grande classico della discesa (vedi pt. 5). Fa ridere sempre, come nei cinepanettoni.

Livello cafonaggine: «No, ma ce la faccio…».

Piace perché: si vedono i veri amici, quelli che ti deridono e non ti aiutano.

 

5) La salita

Metafora Cognettiana, la salita è l’essenza cafona della montagna. È sinonimo di sforzo e di fatica e si trasforma facilmente in una gara tra gruppetti che si radunano solitamente in tre diverse velocità.

Livello cafonaggine: gluteo incattivito.

Piace perché: bisogna abituarsi a salire, nella vita.

 

4) La mangiata

Nessun sano di mente, alla fine di tale sforzo agonistico coatto, si priverà del premio della carnazzata finale, magari con polentata.

Livello cafonaggine: no veg.

Piace perché: momento conviviale dopo quattro ore di fila indiana.

 

3) Il capriolo

Il cugino di secondo grado di Heidi che faceva casa del nonno-Francoforte in due ore e che si è unito al gruppo solo per umiliare la napoletana che fa Toledo-Mergellina in trenta minuti in sandali. Cafonissimo, oltre che odioso.

Livello cafonaggine: nonno di Heidi.

Piace perché: nonno di Heidi.

 

2) La schitarrata

Non è montagnata se, a un certo punto e senza preavviso, non compare una chitarra (ma da dove è uscita? Dove la tenevate? Come avete fatto? Chi vi ha aiutato? Vogliamo i nomi di questi traditori). Certe stecche che nemmeno ai matrimoni.

Livello cafonaggine: è un problema solo se sei sobrio.

Piace perché: momento goliardico.

 

1) Il quadricipite il giorno dopo

Non importa quanto tu sia allenato: la pagherai.

Livello cafonaggine: sedersi è un problema.

Piace perché: latente soddisfazione.

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