Con la holding Alphabet

Google regina di Wall Street Ecco come ha battuto Apple

Google regina di Wall Street Ecco come ha battuto Apple
Tendenze 03 Febbraio 2016 ore 15:00

Da alcuni mesi il colosso americano Google ha operato una riorganizzazione aziendale, con la creazione di una holding chiamata Alphabet che funge da contenitore per tutti i suoi più famosi servizi. Al suo interno troviamo ovviamente la sezione dedicata al più grande motore di ricerca al mondo, ma anche Youtube, Gmail e tutto il segmento mobile legato alla piattaforma Android. Ora, Alphabet ha presentato per la prima volta in questa veste i risultati di bilancio relativi all’ultimo trimestre di esercizio, superando di molto le aspettative degli analisti. Il titolo azionario ha guadagnato in poche ore oltre il 9 percento portando il valore totale di Alphabet a circa 568 mliardi di dollari, superando il record detenuto fino ad oggi da Apple con 535 miliardi.

 

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La sfida. L’azienda di Cupertino era in testa alla classifica di Wall Street da ben cinque anni, raggiungendo e assestandosi a valori che nessuna azienda aveva mai toccato nella storia della borsa americana e che sembravano irraggiungibili per chiunque altro. La sfida, fino al 2010, era stata proprio con Google, ma all’epoca le cifre erano assai più modeste e si lottava sulla soglia dei 200 miliardi di dollari, con Apple ancora in procinto di presentare il primo iPad e con i primi iPhone 3Gs appena arrivati sugli scaffali dei negozi. L’incredibile cavalcata di Apple è stata possibile soprattutto grazie al grande successo di iPhone ma non era più solitaria già da un paio d’anni. Nel 2013 Google ha infatti superato l’azienda della mela come valore societario reale e nell’estate del 2015 è cominciata la rincorsa anche a Wall Street, con le azioni di Mountain View che hanno guadagnato nella seconda metà dell’anno il 44%, a fronte di una perdita del 16% da parte di Apple.

La formula del successo. La fortuna della grande G non era per nulla scontata, molti analisti infatti avevano scommesso sul crollo del mercato pubblicitario su piattaforme mobili. Le cose sono andate nel verso opposto, con un grande aumento nell’utilizzo dei motori di ricerca su dispositivi mobile e con il grande successo dell’app per smartphone di Youtube.

 

 

Le aziende che acquistano gli spazi pubblicitari di Google sanno di poter contare su un pubblico immenso, ma i loro contratti prevedono il pagamento solo in caso di clic sui propri spot. Per questo motivo gli esperti della Silicon Valley hanno creato un’eccezionale indicizzazione dei banner pubblicitari, sempre più personalizzati in base ai gusti dell’utente e quindi potenzialmente interessanti. I ricavi in questo settore sono aumentati quasi del 17 percento, raggiungendo i 19,08 miliardi di dollari, grazie all’aumento del 31 percento dei clic sui singoli banner.

Il servizio di posta elettronica Gmail ha poi da poco raggiunto l’incredibile cifra di 1 miliardo di account attivi ogni mese, numero che probabilmente non rappresenta la quantità utenti fisici, ma che dà comunque l’idea della sua diffusione.

Questo è stato anche il primo trimestre durante il quale la compagnia ha fornito informazioni su quelle che vengono chiamate “Altre scommesse”, come le automobili a guida autonoma, e che sembra abbiano avuto ottimi risultati agli occhi degli investitori. L’idea di un’azienda che non si accontenta dell’attuale dominio in diversi campi ma che continua a investire risorse in ambiziosi progetti rivolti al futuro, ha avuto un impatto molto positivo attirando nuovi azionisti. Le prospettive secondo gli esperti sono di una crescita che continuerà anche nel prossimo futuro, anche se non è ovviamente possibile prevedere se le “scommesse” di Alphabet saranno vinte o se verranno abbandonate.

 

 

Il futuro. Il colosso californiano ha un fatturato talmente alto da poter investire grandi risorse anche in progetti visionari e spesso top-secret, come avviene nella società controllata Google X, o più semplicemente X. Durante la riorganizzazione aziendale e la creazione della holding Alphabet, gli amministratori hanno deciso di dar vita a una sorta di incubatore di startup che però funzionasse in maniera autonoma. Al suo interno ci sono i progetti più lungimiranti ma anche i più costosi e rischiosi, sui quali le informazioni fino ad oggi sono state frammentarie e raramente confermate dai diretti interessati.

Il prodotto più atteso in fase di sviluppo è probabilmente Google Car, ma l’azienda punta molto anche su Replicant, il team che si occupa di robotica, Project Loon, che vuole diffondere internet attraverso palloni aerostatici, Project Wing, che progetta droni a guida autonoma e Makani, che sta progettando delle turbine eoliche volanti. Esiste anche una società chiamata Verily, dedicata alla medicina con la creazione di dispositivi capaci di monitorare lo stato di salute del corpo, e Calico, che si occupa dal 2013 di benessere e studia in particolare le patologie tipiche dell’invecchiamento.

La stabilità di Alphabet permette all’azienda di ammortizzare una perdita di circa 3,5 miliardi di dollari per il sostentamento di questi progetti: una cifra enorme ma che secondo gli analisti potrebbe garantire l’espansione del colosso americano ancora per molti anni.

 

https://youtu.be/4cAHL4LMNlY

 

Google Phone. Il grande nemico di Google è attualmente iPhone, che pur con qualche scricchiolio rimane padrone del mercato tra gli smartphone di fascia alta e costituisce circa il 60 percento degli introiti di Apple. Anche Google ha il proprio smartphone ma forse non è stata così brava a sponsorizzarlo, colpa dell’enorme quantità di prodotti Android presenti sugli scaffali, in grado spesso di disorientare i consumatori.

Nexus è di fatto il Google Phone, ma a Mountain View viene sviluppato soltanto l’aspetto software, ovvero il sistema operativo Android, che per questo telefono è proposto nella sua versione più pura, senza cioè le personalizzazioni e gli adattamenti che ogni casa produttrice introduce sui propri dispositivi. L’aspetto hardware è stato fino ad oggi commissionato ad altre aziende, come LG o la cinese Huawei, ma sembra che Big G si stia attrezzando per poter costruire la prossima generazione di Nexus in maniera totalmente autonoma. Sundar Pichai, Ceo di Google, avrebbe dichiarato a più riprese di voler esercitare un controllo maggiore su Nexus, occupandosi non più solo dell’aspetto software ma anche di quello hardware.

Non esistono ancora conferme ufficiali ma sembra che l’azienda voglia finalmente competere ad armi pari con iPhone e che voglia diminuire la percentuale dei propri introiti dovuti ai servizi ed alla pubblicità, aumentando invece quella sulla vendita di prodotti fisici.

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