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L'esperta risponde

I consigli di Laura Adele Feltri. Santa Lucia, il quartiere delle ville meravigliose

La storia e le caratteristiche della Conca d’Oro, zona rurale che a inizio ‘900 avviò uno sviluppo residenziale

I consigli di Laura Adele Feltri. Santa Lucia, il quartiere delle ville meravigliose
Tendenze Bergamo, 29 Aprile 2021 ore 09:30

di Luigi de Martino

A Bergamo, se parli di Santa Lucia, tutti pensano alla chiesa di via XX Settembre che ne ospita il simulacro in cera. Ma Santa Lucia è soprattutto un quartiere importante, sviluppatosi dopo la costruzione dell’ospedale, con la via Statuto. Ne parliamo con Laura Adele Feltri, immobiliarista di Bergamo, esperta di legislazione in materia di case e immobili.

Che cosa rappresenta questo quartiere per la città?

«Santa Lucia è una parte di Bergamo molto importante; ha una storia che riguarda prima l’agricoltura, poi le grandi strutture, dall’ospedale alla centrale dell’Enel, alle piscine Italcementi. Il quartiere di S. Lucia è nato attorno a un monastero femminile trecentesco chiamato “Santa Lucia in Broseta”. Attualmente, accanto alla chiesetta di Santa Lucia, troviamo la Scuola Imiberg che si è insediata nel vecchio orfanotrofio maschile che, tra l’altro, fu usato come ospedale militare durante la Seconda Guerra Mondiale».

Laura Adele Feltri

La presenza della chiesetta con il monastero e quindi la costruzione del Tempio Votivo dopo la Seconda guerra mondiale hanno caratterizzato questi luoghi.

«Prima di divenire un quartiere residenziale, questo era un borgo agricolo, denominato “Conca d’Oro” a causa dell’ottima esposizione al sole e delle numerose varietà di coltivazioni. Nei secoli di sfruttamento agricolo si sono costruite le scalette che i contadini utilizzavano per portare gli ortaggi con le gerle fin su alla città, dove vendevano i prodotti della terra. Le scalette salivano fra i declivi terrazzati per poterli coltivare. Ancora oggi è così, in buona parte. Abbiamo la scaletta di Santa Lucia, quella di Mosè del Brolo. Le prime ville apparvero agli inizi del Novecento: la borghesia bergamasca cominciò ad apprezzare la zona, la conca che scende dai colli».

Ancora oggi le si possono ammirare.

«Sì, molte ville Liberty o Eclettiche sono rimaste e rappresentano un patrimonio di architettura, alcune sono nate nei pressi delle scalette. Per esempio, penso alla Villa Tentorio, della famiglia dell’ex sindaco di Bergamo, che è nata accanto alla scaletta di Santa Lucia, dove si trova la rotatoria che scende dalla galleria e anche l’ex orfanotrofio, oggi scuola Imiberg».

Si può dire che sia un quartiere affascinante, forse di élite.

«La zona si è trasformata in un secolo, da rurale è diventata residenziale. Oggi il quartiere è in buona parte ben abitato, tranquillo, verdeggiante. All’inizio, il quartiere venne chiamato “I villini”, a causa proprio di queste costruzioni Liberty, soltanto dopo la guerra si cominciò a parlare di “Santa Lucia”. Le prime costruzioni si riferivano a un’impostazione simile a quella del quartier Finardi, dall’altra parte della città, allo stadio. Fu la società dei fratelli Ingegnoli di Milano a realizzare le prime ville. Erano le costruzioni di una borghesia che cercava la propria affermazione in città. Queste case venivano promosse sottolineando il legame con una campagna bucolica: “Un grazioso angolo di campagna con meravigliose visioni di papaveri nei campi a primavera”».

Nel tempo, accanto alle ville liberty, si crearono altre costruzioni.

«Dopo la guerra ci fu la ricostruzione e, in seguito, il boom economico, il settore immobiliare fu trainante, nacquero nuove esigenze, si facevano strada “le comodità”. I bagni in casa, prima di tutto. Le stanze per i figli. I vecchi spazi non bastavano più, nacquero i condomini, anche Bergamo crebbe come numero di abitanti, le case presero il posto della campagna. In Santa Lucia a fine anni Cinquanta apparvero i primi condomini, che si posero accanto alle ville».

La vicinanza dell’ospedale facilitò la nascite dei condomini?

«Certamente, fu un elemento di sviluppo, insieme alla bellezza della zona e alla presenza di un costruito di qualità. Certo, i condomini non erano del livello delle ville, naturalmente».

Il trasferimento dell’ospedale ha comportato problemi?

«In un primo momento direi di sì, soprattutto nella fase in cui non si sapeva che cosa sarebbe accaduto di tutta quell’area. Ma poi, con la certezza del trasferimento dell’Accademia della Guardia di Finanza, le cose sono cambiate. Ora che la piazzetta è stata sistemata e che si parla di ingresso dell’università nell’ormai ex edificio dell’Accademia, i valori immobiliari della zona sono risaliti».

Ci dice quali sono le più significative ville Liberty?

«Prendo come simbolo della zona “La Bassiana” e “Villa Bracciano”, costruzioni in prossimità della galleria Conca d’Oro (che fu scavata come rifugio antiaereo). Villa Bassiana si trova in via Nullo al 50, è stata paragonata a un castello o addirittura ad una nave. Il nome la Bassiana è riferito al proprietario, l’avvocato Bassano Gabba, un politico milanese che fu anche sindaco di Milano e Senatore del Regno d’Italia. Fu l’architetto Angelo Sesti, su commissione dell’avvocato, a realizzare nel 1916 questo edificio costituito da più strutture, decorate in stile Liberty. Ma forse per molti la più stupefacente di tutte le ville, nonché la più amata e desiderata,  è Villa Bracciano, che si trova sempre in via Nullo. Anche in questo caso il nome  si rifà al proprietario, Carlo Bracciano, che commissionò nel 1906 questa sua incantevole dimora a Luigi Bergonzo, ingegnere e architetto, padre di Alziro, progettista del Palazzo della Libertà».

Quali sono le caratteristiche?

«Come per la Bassiana, anche per Villa Bracciano la struttura presenta vari volumi, in particolare qui svettano una torretta e una piacevole terrazza, che dona una certa dinamicità alla costruzione. Una fascia dipinta con motivi floreali, sotto la gronda, segue tutto il perimetro della costruzione. E poi si ammirano lesene, putti di ispirazione cinquecentesca che accompagnano le finestre, e poi si nota la scritta “Labor omnia vincit”, celebre motto tratto dalle Georgiche del sommo poeta romano, Virgilio. Queste ville sono costruite generalmente in cemento, materiale che si era ormai affermato, anche per le decorazioni, vetri colorati, ferro battuto».

Del quartiere Santa Lucia, ricordiamo anche l’ex sede e centrale Enel trasformata in complesso residenziale, nella parte bassa di via Nullo…

«L’edificio storico è stato modificato internamente per trarne appartamenti all’avanguardia mentre la parte esterna è stato conservata nella sua monumentali con le ampie finestre distanziate da lesene gigantesche e agli angoli i capitelli decorati da corone floreali tipicamente Liberty».

L’intervento non è piaciuto a tutti.

«Io credo che possano convivere creazioni moderne con quelle antiche purché ben integrate. Ma chi stabilisce che cosa sia ben integrato? Ecco, io penso che il mercato, tutto sommato, sia un buon giudice. E, in questo caso, devo dire che il mercato non ha del tutto premiato il nuovo insediamento».

A livello immobiliare come è cambiato il valore delle abitazioni?

«Come dicevo, c’è stato un momento di calo quando si è verificato lo spostamento dell’ospedale, a fine 2012. In quel periodo comprare era conveniente e, confesso, non era facile vendere case di questa zona. Poi la situazione è migliorata. Ma è un fenomeno che ha riguardato soltanto i condomini, le ville storiche non hanno mai sofferto eventuali deprezzamenti perché sono veramente di  grande bellezza».