L'esperta risponde

I consigli di Laura Adele Feltri. Scusi, lei lo farebbe un grattacielo a Bergamo?

L'immobiliarista parla di una tendenza che è molto in voga a Milano, cioè l’abitare in edifici... altissimi. Nella nostra città cresce la richiesta di attici: non ce n’è abbastanza. I segreti del pluripremiato “Bosco verticale” dell’archistar Boeri

I consigli di Laura Adele Feltri. Scusi, lei lo farebbe un grattacielo a Bergamo?
Tendenze 17 Febbraio 2021 ore 19:55

di Paolo Bosio

I grattacieli più alti del mondo si trovano nel Medio Oriente e in America, anche se l’Italia vanta prestigiosi edifici di questo genere a Milano, a pochi chilometri dalla nostra città. Che cosa significa abitare in un grattacielo? Perché si compie questa scelta? Ne abbiamo parlato con Laura Adele Feltri, esperta del settore immobiliare, di legislazione di questo settore.

Che cosa ne pensa di questa tendenza, crede possa riguardare anche Bergamo?

«Ogni epoca ha le sue prerogative, anche nella ricerca di un immobile. Negli anni del benessere, fra i primi Ottanta e il Duemila ci si è concentrati sulle abitazioni singole. Abitare in una villa con caratteristiche fortemente personalizzate era una specie di obbligo per ogni imprenditore o libero professionista. C’era la voglia di distinguersi dalla massa, perciò possedere una casa in collina o in campagna era il modo migliore per farlo. Si viveva in ufficio, in città per gran parte del giorno e la sera il desiderio di silenzio e pace era molto ricercato. Oggi non è più così».

Laura Adele Feltri

Qual è stata la ragione del cambiamento?

«I motivi per i quali si aspira ad appartamenti in città, preferibilmente ai piani alti sono diversi. Prendiamo una ragione tipicamente familiare: i bambini crescono e diventano ragazzi, vanno a scuola in città, hanno amici della città. Nella villa in collina si sentono tagliati fuori dalle compagnie, dagli spazi di aggregazione... Talvolta i genitori decidono che è venuto il momento di tornare in città».

Quali sono le altre esigenze che coglie in questo cambiamento?

«La crisi economica ha portato imprenditori e liberi professionisti a voler dismettere case con costi di gestione molto elevati, che per di più scontentavano i figli. Spesso i soldi risparmiati sono andati a rafforzare le imprese».

A Milano è sorto il famoso grattacielo denominato “Bosco Verticale”, saprebbe dirci qualche curiosità relativa a questo edificio?

«Il complesso sorge ai margini del quartiere denominato “Isola” di Milano ed è stato replicato in diverse città come Losanna e Chicago per il suo mix tra sostenibilità e design. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, nel 2015 è stato definito il “grattacielo più bello e innovativo del mondo” in virtù della sua unicità sperimentale, molto ben riuscita. L’architetto Stefano Boeri si trovava a Dubai quando, nel 2007, ebbe l’idea di costruire un grattacielo rivestito di alberi. Soggiornava nella capitale degli Emirati Arabi ed è noto come lì nelle costruzioni predominino vetro, ceramica o metalli, che riflettendo la luce solare generano calore. Da lì a poco la ricerca del collega spagnolo Alejandro Zaera fu un ulteriore slancio per la realizzazione delle due torri, biologiche e sostenibili, in grado di ridurre i consumi grazie a uno schermo vegetale. La costruzione del Bosco Verticale fu affidata inizialmente alla società altoatesina ZH nell’autunno 2009, tuttavia a causa della grave crisi economica, l’impresa incaricata rinunciò al progetto nel 2013.  A essa subentrò così la Colombo Costruzioni, che riavviò il cantiere a maggio dello stesso anno e ultimò il Bosco Verticale nell’autunno di quello seguente. Le due torri, rispettivamente alte una 80 e l’altra 112 metri, ospitano ottocento alberi e quindicimila piante perenni: equivalente a quella di trentamila metri quadrati di bosco. La vegetazione filtra i raggi solari generando così un accogliente microclima interno che regola l’umidità, produce ossigeno, assorbe le polveri sottili e crea un habitat che attrae ben 1600 esemplari di uccellini e farfalle. Uno spettacolo naturale totalmente nel cuore di una delle più grandi e inquinate metropoli».

Per curiosità, quali costi aveva?

«Nel 2013, quando andai a vederli io, e mancava ancora un anno al termine dei lavori, il prezzo dei 110 appartamenti delle due torri partiva da 7 mila euro al metro quadro con punte di 9 mila per i piani più alti. A distanza di sei anni i valori sono raddoppiati, si vola verso i 15 mila al metro quadro, proprio in virtù dei numerosi premi che gli sono stati attribuiti».

Sarebbe fattibile un grattacielo così a Bergamo? Come verrebbe accolto dai suoi concittadini?

«C’è già stato un tentativo con l’intervento nell’area Enel di via Nullo: sono stati costruiti edifici piuttosto alti per la nostra città. Direi che l’accoglienza dei bergamaschi è stata fredda: non bisogna dimenticare che la gente di Bergamo è abbastanza conservatrice. Credo però che il verde affascini molto anche i bergamaschi e allora dei “mini boschi verticali” si potrebbero tentare».

Per concludere sui piani alti. Che cosa ne dice degli attici?

«Ai bergamaschi piacciono, danno la sensazione di libertà, come se ci si trovasse in cielo, si gode di panorami molto belli, Città Alta, le colline, le montagne... Sono ricercatissimi, al punto che sono di più le richieste della disponibilità. A me piacciono, ma le altezze eccessive mi mettono a disagio. Le mie case preferite sono di altro genere. Bergamo è ricca di abitazioni affascinanti».