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I vegani a Bergamo

I vegani a Bergamo
02 Luglio 2014 ore 14:45

Etica, ambientalismo e salutismo. Ecco cosa si nasconde dietro la scelta di un’alimentazione priva di derivati animali.

Dall’ultima rilevazione Eurispes, nel 2014 abbiamo guadagnato un punto percentuale di vegetariani (6,5%) e vegani (1,1%), arrivando al 7,1% della popolazione: più o meno 4,2 milioni di persone (erano 3 milioni e 720mila nel 2013). Sono soprattutto donne, giovani oppure over 65.
Ormai il termine vegano è entrato nel vocabolario comune, ma pochi in realtà sanno cosa effettivamente rappresenti questa scelta di vita. Intanto è bene chiarire qualche concetto di massima. Mentre i vegetariani evitano solo la carne, i Vegani evitano anche latte e formaggi, uova, pesce e tutti i prodotti testati sugli animali. Vegan, parola coniata da Donald Watson e da Elsie Shrigley nel ‘44 quando a Londra fondarono l’associazione Vegan Society, è la contrazione del termine inglese vegetarian. Il Veganismo è il passo successivo del vegetarismo, componente essenziale di uno stile di vita libero da crudeltà. Esiste poi un’ulteriore sottocategoria vegana, fruttariana, che sceglie di mangiare solo frutta, ma nell’accezione più severa: aspettando che cada dagli alberi. Rigore quasi ascetico. Ma questa è un’altra storia.

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Perché mangiare vegano. A fronte di un seguito così imponente di adepti, che profetizzano la diffusione della cultura vegana attraverso seminari, ricette, portali web e tutorial, ci si interroga sui motivi che spingano ad abbandonare la dieta mediterranea, con la sua varietà di alimenti e sapori, e rivolgere il proprio interesse esclusivamente verso determinate tipologie di cibo. Nella maggioranza dei casi questa scelta dipende fondamentalmente dal fatto che mangiare esclusivamente frutta e verdura arrechi benefici alla salute. C’è poi una grossa percentuale di coloro che sono mossi in tal senso da ideologie animaliste e che mal sopportano l’uccisione di animali per la macellazione delle carni. A questo risultato si aggiungono poi ragioni di tipo ambientalista poiché questo tipo di dieta comporta un minore spreco di risorse e provoca meno danni al territorio.

L’attenzione al look. Oltre alla tavola, il vegano è attentissimo al look. Eliminate pelle, cuoio, lana e ovviamente pellicce. Perché? La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente cruenti, se non consideriamo lo sfruttamento e la sofferenza delle pecore. Le piume utilizzate per le imbottiture dei piumini vengono strappate senza anestesia alle oche. La seta, perchè per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l’ebollizione, oppure nel forno a microonde.

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I vip vegani. Nonostante le privazioni e le limitazioni adottate per rispettare un regime così restrittivo, sono tantissimi gli “ex cannibali” famosi che si sono fatti portatori di questo ideale stile di vita da Eleonora Berlusconi a Mike Tyson. Tra i tanti figurano il musicista Bryan Adams, l’atleta Carl Lewis, il cantante Paul McCartney e la stilista Stella, il filosofo Peter Singer, i cantanti Prince e Moby.

Persino il leader indiano Gandhi negli ultimi anni della sua vita il passò dal vegetarianismo al veganesimo. Per lui queste scelte erano veri e propri principi religiosi, iniziati però con la lettura di un libro, Elogio al Vegetarismo di Henry Salt del 1891. E’ stato invece il celebre documentario “Forks over Knifes” a convertire Alicia Silverstone, Ozzy Osbourne e Michelle Pfeiffer. Il video mette in relazione le malattie moderne – dal tumore alle malattie degenerative – con le abitudini alimentari, il consumo di carne e derivati, i cibi sofisticati. Per la Pfeiffer altro film determinante è stato “The Last heart attack” nel quale racconta la sua esperienza vegana anche l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che è arrivato al cambio di dieta grazie alla figlia Chelsea, vegana convinta, dopo i problemi di cuore e i 4 bypass.

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Il vegano a Bergamo. Se le motivazioni ideologiche, salutiste e glamour non fossero sufficienti, sappiate che il Vegan food è stato sdoganato in terra orobica. I seguaci bergamaschi sono incredibilmente numerosi. Esiste un portale web che dispensa consigli, letture, promuove aperitivi bio o suggerisce ristoranti in cui trovare un menu animal free o i supermercati in cui fare la spesa per non danneggiare il mondo animale, la sua vita emotiva e sociale. Una scelta etica che ha coinvolto una colonna portante della tradizione bergamasca, Red Canzian, il noto musicista del complesso dei Pooh, che da anni ha abbracciato la filosofia Vegan. Un trend che da circa 3 anni ha catalizzato l’attenzione del noto chef bergamasco Chicco Coria, che ha rivisitato con passione la carta del suo Antico Ristorante del Moro, valorizzando la materia prima vegetale con creatività e ingegno. Una proposta avanguardista e gustosa, testata da bergmaschi e non, vegani, vegetariani, curiosi e del jet set, come Rosita Celentano che per due sere di fila ha patrocinato la “vegan dinner” di Chicco Coria.

Se il vagabondare alla ricerca dei sapori non convenzionali vi porta in centro città, magari per l’ora di pranzo, potete optare per spaghetti di kamut al tè verde o mini vegan burger di Sweet Irene. Il menu ospita un piccolo logo che accredita questo bistrot come locale che propone piatti vegani certificati, preparati a base vegetale (come da progetto Veg+ di LAV e Joia Accademy del Ristorante Joia di Milano). Caffè bio e cola bio fanno da cornice all’apericena BioVeg del giovedì sera.
Infine è arrivato il franchising. In via S. Alessandro 13, in città, ha da qualche mese aperto i battenti Universo Vegano. La prima catena di fast food italiani cento per cento vegan presente in diverse città d’Italia, dall’appeal decisamente eco-friendly. La forchetta dei prezzi va dai 5/5.50 euro per un panino ai 7/7.50 per la combo con insalata, polpette di soia o crocchette di patate. Il menù è invitante, un vero tripudio di fecole, soia, semi, maionese vegetale, e la proposta spazia tra panini, piadine, burger, kebab e zuppe. Persino saporite, se non pensi da onnivoro e immagini, assaporando l’hamburger di tofu, il corrispettivo tradizionale. Ma l’importante è che sia cruelty-free.

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