Ognuno con le sue foto

Otto incredibili mondi fatti di Lego

Otto incredibili mondi fatti di Lego
28 Giugno 2014 ore 08:40

Capolavori certosini o divertimento da bambini, non basterebbe l’infinito spazio del web per rendere omaggio alla meraviglia dei Lego. Abbiamo selezionato per voi una serie di mondi costruiti con mattoncini colorati.

Politicamente scorretto. Si tratta della replica del laboratorio di Meth allestito da “Gus” Fring sotto alla propria lavanderia (uno dei set della seguitissima serie televisiva Breaking Bad), ma fatto con i Lego. Il giocattolo ricostruisce il quartier generale, dove, nella serie, i protagonisti mescolano sostanze per produrre droga da vendere. Il set è costruito e realizzato dai ragazzi di Citizen Brick, ma non è autorizzato dalla casa madre che ha giudicato l’argomento «inappropriato». Non possono mancare, naturalmente, i personaggi: il mitico Walter White in divisa da lavoro – l’appariscente tuta gialla -, Gustavo “Gus” Fring, e Mike, lo scagnozzo tuttofare di Gus.

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Life in plastic is fantatic. 20 band che hanno fatto la storia della musica formato Lego. Il progetto 20 Iconic Bands è dell’artista malese Adly Sayri Ramly, che ha ricreato gli scenari e preparato i pupazzetti per far loro rappresentare 20 iconiche rock band dei tempi passati e recenti. Dai Beatles agli Smiths, dai Joy Division agli Smashing Pumpkins, le leggende della musica del Novecento si trasformano in pupazzetti Lego, fotografati, sui loro micro-set, con un iPhone5. Assenti ingiustificati: i Nirvana.

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Seriali. Lego sposa i Simpson. Gli amanti dei mattoncini e della serie Tv americana sono andati in visibilio quando l’azienda danese ha confermato l’uscita delle riproduzioni di Homer, Marge e della loro allegra famiglia. Lo scorso maggio sono usciti ben 14 pupazzetti ispirati ai gialli abitanti di Springfield.
Per di più, per il 550° episodio della serie TV, la famiglia Simpson passerà tutti i 20 minuti tradizionali di puntata come se fosse immersa nel mondo dei mattoncini da costruzione più famosi al mondo. L’episodio in questione, il numero 550, intitolato Brick Like Me, è stato trasmesso negli Stati Uniti il 4 maggio 2014.

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Lego a 5 stelle. Non sarà tutto di mattoncini ma quasi, il Lego Hotel di Carlsbad (California). I fan giapponesi aspettano il 2016 per avere occasione di soggiornare in delle suite in stile Lego: stanze a tema e il pattern di geometrie e colori che costituiscono il marchio di fabbrica dell’azienda nativa di Billund (Danimarca). 250 camere e qualcosa come 3500 modellini di Lego per un totale di più di 3 milioni di mattoncini Lego, un drago sputafuoco all’ingresso e stanze a tema dedicate ai pirati. Se siete fan dei Lego, rischiate l’overdose.

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Paradossale. Tra tutte le opere d’arte e le creazioni misteriose che si possono reinventare e riprodurre con i mattoncini Lego, difficile trovare una cosa più complicata dei lavori di Escher, l’artista delle scale (e dei ponti) impossibili, intersecati in modo fitto tra loro. Ma questo non ha fermato Riccardo Zangelmi dal riprodurre la litografia di Escher Relatività. E c’è riuscito. Per farlo ha usato 9.000 pezzi e ci ha impiegato 15 giorni di lavoro.

Lego-Art. Si stenta a credere che Nathan Sawaya compri i Lego come la gente comune. Questo artista newyorkese, che lavora con il Lego dal 2004, compone bizzarre rappresentazioni tridimensionali che sanciscono lo strabiliante matrimonio tra gioco e arte. La sua collezione ammonta a ben due milioni e mezzo di pezzi, conservati, tutti organizzati per forma e colore, in enormi armadi nei suoi studi di Los Angeles e New York. Sawaya ha riletto i capolavori dei grandi maestri, dalla Gioconda di Leonardo da Vinci all’Urlo di Edvard Munch, usando i Lego. Oltre cento le sculture che comprendono opere famose ricostruite in scala, come la Ragazza con l’orecchino di perla di Jan Vermeer e Il Pensatore di Rodin. Fanno parte della collezione anche uno scheletro di un dinosauro, fatto con 80.020 pezzi, i Moai dell’Isola di Pasqua, Nefertiti e la Statua della Libertà, tributo alla sua città.

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Versione 3.0. All’arte fatta a mattoncini ci si stava abituando. Il fatto che il gioco di costruzioni diventasse da mero strumento ad autentico protagonista di un’azione artistica, invece, è una novità fatta e finita. Ecco il  robot artista costruito interamente con i celeberrimi mattoncini. Inventiva, eccentricità, manualità ed eclettismo: scegliete voi in quali dosi si siano mescolati gli ingredienti che portano alla nascita di Legonardo, partorito dalla fantasia di Daniele Benedettelli. Il corpo del robot, ispirato nelle fattezze ai personaggi di Hugo Cabret, è stato costruito assemblato centinaia di comuni mattoncini ed è governato da un controller LEGO Mindstorm. Per costruire Legonardo sono stati necessari più di 2mila pezzi. Gli input, soffio vitale che anima la manona di Legonardo, arrivano da un software apposito, elaborato dallo stesso Benedettelli, toscano classe 1984. È lui l’artista vero, nell’accezione rinascimentale – e dunque anche un po’ artigiana – del termine. Per la precisione, è un Lego-designer freelance.

Campo di concentramento. Un campo di concentramento nazista costruito con i Lego, compresi crematori, baracche e detenuti picchiati dalle guardie naziste; la Shoah diventa un gioco per bambini. LEGO Concentration Camp in realtà è la controversa opera che l’artista polacco Zbigniew Libera ha realizzato alla metà degli anni ’90 e che recentemente il Museo d’arte moderna di Varsavia ha acquistato per la cifra di 71.800 dollari. La casa madre danese ha preso le distanze da quella che è considerata “una delle più importanti opere di arte contemporanea polacca”, non condividendo la scelta di rappresentare la tragedia sotto la parvenza di un gioco, piuttosto provocatorio e disinibito.

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Non tutti sanno che…La storia dei Lego in 5 step.

  • L’azienda Lego nacque nel 1932 in Danimarca per iniziativa del falegname Ole Kirk Christiansen, che aveva iniziato a fabbricare giocattoli di legno dopo aver perso il proprio lavoro a causa della Grande Depressione. Iniziò dando il nome Lego (dall’espressione danese “Leg Godt” che significa “gioca bene”) alla sua attività.
  • Nel 1958 Christiansen figlio arrivò a quel sistema – oggi ormai un’icona – di sporgenze e cavità che tengono insieme i mattoncini Lego con quel caratteristico “click” pieno e soddisfacente. Il sistema fu brevettato e nacque la Lego come la conosciamo oggi.
  • Le fondamenta del successo furono gettate negli anni Sessanta e Settanta. La produzione si allargò per comprendere, oltre ai mattoni, anche figure umane, note come “minifig”. Le entrate crebbero dai 142 milioni di dollari del 1978 agli oltre 1,2 miliardi di dollari del 1993, e i profitti crebbero ancora più alla svelta.
  • Dieci anni dopo, le vendite crollarono. L’azienda era sull’orlo della chiusura. Il suo staff di europei bianchi e anzianotti confinati a Billund, in Danimarca, era culturalmente distante anni luce dal suo target: i bambini del mondo. Per risolvere lo stallo, si puntò su creatività e innovazione.
  • Nel 2008, nasce Cuusoo, una delle tante avventure aziendali nell’ambito del crowdsourcing. Lanciato prima in Giappone e poi a livello mondiale, Cuusoo invita gli utenti a inviare e a votare idee per nuove costruzioni Lego. Nel 2011 un concept Cuusoo per Lego, basato sul gioco online Minecraft, ha raccolto 10mila voti in appena 48 ore, successo che ha costretto Lego ad annunciare che il gioco sarebbe stato prodotto. Sei mesi dopo Lego Minecraft Micro World è arrivato sul mercato.
Ole Kirk Christiansen nel suo laboratorio.
Ole Kirk Christiansen nel suo laboratorio.

 

 

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