Si chiama Neuralink

La nuova sfida di Musk: un chip che trasforma il cervello in pc

La nuova sfida di Musk: un chip che trasforma il cervello in pc
06 Aprile 2017 ore 10:30

I progetti futuristici di Elon Musk sembrano non finire mai: dopo l’annuncio dei viaggi lunari e l’ormai nota battaglia per sostituire i carburanti a combustibili fossili con energia rinnovabile, il miliardario avrebbe svelato un altro ambizioso progetto. Una compagnia chiamata Neuralink, secondo quanto scritto dal Wall Street Journal, sta lavorando per perfezionare un dispositivo che potrà essere impiantato nel cervello umano. Lo studio è ancora agli inizi e vuole aiutare gli esseri umani a mantenere il passo delle intelligenze artificiali, aumentando la capacità di memorizzare dati o permettendo di interagire in maniera più diretta con i sistemi informatici.

 

 

Gli indizi di Musk. Negli ultimi sei mesi Elon Musk ha dato diversi indizi sull’esistenza di Neuralink. L’ultimo discorso è stato pronunciato ad un convegno a Dubai, nel corso del quale ha dichiarato: «Nel corso del tempo credo che vedremo una fusione tra l’intelligenza biologica e quella digitale». Su Twitter il miliardario ha dato altre conferme rispondendo ad alcuni follower che gli chiedevano se ci fossero stati progressi in questo campo, paventando un possibile annuncio in proposito nei prossimi mesi.

Le tecnologie esistenti. Al momento, una tecnologia che possa realmente aumentare le capacità del cervello umano non esiste, anche se il progresso medico ha portato in alcuni casi ad impianti capaci di ridurre gli effetti del Parkinson, dell’epilessia e di altre malattie neurodegenerative. Il numero di pazienti che hanno subito questi interventi è però molto basso, soprattutto per i grandi rischi che può comportate un’operazione al cervello umano. Queste scelte vengono compiute infatti dopo che i pazienti hanno esaurito tutte le altre cure possibili.

 

 

Numerose aziende della Silicon Valley tuttavia si stanno interessando a questo settore, come Kernel, una startup che sta cercando di migliorare le capacità cognitive del cervello umano. Partendo da un investimento di 100 milioni di dollari, il fondatore ha venduto la società al colosso PayPal per una cifra vicino agli 800 milioni di dollari nel 2013. Il team di ricerca e sviluppo di Kernel nel frattempo si è ampliato e gli ingegneri informatici stanno lavorando per trovare un modo di invertire gli effetti delle malattie degenerative e di rendere i nostri cervelli più veloci, capienti e maggiormente connessi.

I dubbi degli scienziati. I problemi nello sviluppo di questi dispositivi al momento sono molteplici. I neuroscienziati hanno più volte sottolineato che ancora si hanno scarsissime conoscenze di come i neuroni comunichino tra loro nel cervello umano. Il concetto di inserire un microchip all’interno del cervello inoltre è piuttosto avverso alla maggior parte delle persone, come spiegato a The Verge da Blake Richards, un neuroscienziato dell’Università di Toronto: «Le persone considerano l’idea di un impianto di questo tipo solo se hanno una condizione di salute molto critica. La maggior parte degli individui sani sono poco a loro agio con l’idea di avere un dottore che apra il loro cranio».

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