Lo studio della Binghamton University

Niente punto alla fine dei messaggi O volete sembrare antipatici?!

Niente punto alla fine dei messaggi O volete sembrare antipatici?!
10 Dicembre 2015 ore 16:03

Il punto fermo sta passando un bel guaio, nell’era digitale. Nelle aule scolastiche e in qualsiasi contesto cartaceo non linguisticamente sperimentale, il punto continua a segnalare la pausa forte del discorso. La sua funzione è fondamentale, tanto che se qualche alunno se lo dimentica, lasciandosi andare all’ispirazione, l’insegnante interviene con un bel segno rosso. Gli unici autorizzati a non usarlo, o a usarlo pochissimo, sono gli scrittori, soprattutto quelli che, nel Novecento, usavano il monologo interiore – così hanno spiegato, poi, i critici. Ma ritorniamo al punto. Dicono che a ricevere sms senza il punto fermo sia un buon segno, cioè sia segno che chi ha scritto è in buoni rapporti con l’interlocutore. Ma se il punto che si pone a pié di lettera compare, perentorio e definitivo, allora bisogna cominciare a preoccuparsi un po’. Perché, sembra, lasciare un periodo in sospeso, tipo never-ending story, è come promettere che ci sarà dell’altro, altre conversazioni, incontri, cene e pranzi. Se invece il periodo precipita in quel piccolo sasso nero che dice “fine”, allora significa che qualcosa s’è interrotto. Ad esempio: se al messaggio «Ciao, andiamo a mangiare una pizza insieme, stasera?», lui o lei risponde «Sì, volentieri», si può stare tranquilli. Se, al contrario, la risposta è «Sì, volentieri.», ci si deve chiedere se quel “volentieri” sia davvero sincero. Molto probabilmente non lo è.

 

 

La trasformazione del punto fermo. La punteggiatura è un sistema molto comodo per segnalare le pause all’interno di un discorso e per aiutare chi legge a comprendere meglio il testo. Tuttavia, lla sta trasformando in qualcosa di diverso. Mark Liberman, un professore di linguistica dell’Università della Pennsylvania, ricorda che il figlio diciassettenne gli ha rivelato che i suoi sms sembravano bruschi, quasi aggressivi, perché poneva sempre il punto fermo alla fine delle frasi. Per segnalare una pausa, o un’interruzione tra due periodi, oggi si usa inviare due messaggi separati, oppure lasciare uno spazio vuoto. In questo modo, si dà l’impressione di portare avanti una conversazione pressoché infinita. La tendenza a non usare il punto fermo – o a usarlo solo per comunicare scontentezza – sta diventando talmente diffusa che un’università di New York, la Binghamton University, vi ha condotto una ricerca.

 

 

La ricerca della Binghamton University. «I messaggi di testo sono una delle forme più utilizzate di comunicazione mediata da computer, il che porta a chiedersi se gli aspetti più critici della comunicazione non verbale, come la tonalità, siano espressi anche in questo modo di dialogare», scrive Celia Klin, tra gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior. Il team di ricerca ha chiesto a 126 studenti di leggere una serie di conversazioni, sia via sms, sia scritte a mano. Alcune delle affermazioni contenute nei testi avevano il punto fermo, altre no. Gli studenti hanno detto che, negli sms, le risposte con il punto fermo sembravano meno sincere delle altre. Questa differenza, tuttavia, non veniva affatto percepita nelle conversazioni scritte a mano. I ricercatori ne hanno dedotto che la punteggiatura è diventata un mezzo per dare delle informazioni pragmatiche e sociali, pienamente comprese dal destinatario del messaggio. In una ricerca successiva, ma non ancora pubblicata, è stato inoltre osservato che il punto esclamativo serve a rendere una frase più sincera, negli sms, mentre negli altri testi scritti si deve usare con cautela.

 

 

Fine della discussione. Nel mondo della messaggistica istantanea, l’abitudine è quella di concludere una frase semplicemente non scrivendo più, senza nessun segno di punteggiatura. In un simile contesto, aggiungere un punto fermo significa anche aggiungere un significato, perché chi legge ha bisogno di capire perché lo si è messo. E la risposta che ci si dà è qualcosa del tipo: «Questa è la fine della discussione o almeno la fine della parte di conversazione che mi riguarda». Il nuovo ruolo assunto dal punto fermo (nel mondo digitale) è un cambiamento importante e più serio di quanto non si pensi. Il punto fermo, dopotutto, è stato il primo segno di punteggiatura a essere usato nel linguaggio scritto, quando la scrittura serviva soprattutto come registro dei discorsi orali. Oggi l’abnorme quantità di sms che vengono scambiati quotidianamente non “registrano” il parlato, ma piuttosto lo sostituiscono. Gli sms, in un certo senso, rimpiazzano e “traslitterano” le parole che diremmo a voce. Questo potrebbe spiegare l’uso crescente dell’ “a capo” nei messaggi: permetterebbe, infatti, di emulare con più precisione il ritmo del discorso. Anche l’uso “emotivo” del punto fermo risponde dunque all’esigenza di mimare il più possibile una conversazione a voce, poiché gli è stato dato il compito di riprodurre il tono di alcune frasi, specificamente quelle con accezione negativa.

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