Alla City Lit a Londra

La “nobile arte” dei selfie che ora si insegna pure a scuola

La “nobile arte” dei selfie che ora si insegna pure a scuola
10 Marzo 2015 ore 08:15

Genio e follia, dalla notte dei tempi, si sono sempre mossi su due binari paralleli, così vicini tra loro da non riuscire mai a dare un giudizio univoco sul soggetto che si vede diviso tra questi due poli dell’essere umano. Questa dicotomia, per secoli, si è affrancata all’arte e alla figura dell’artista. Il vero problema, però, è che l’arte non si è mai affrancata a nulla di saldo, ma piuttosto alle correnti delle epoche. Oggi è diverso: nell’anno 2015, l’invasività delle nuove tecnologie ha ribaltato la nostra forma mentis e il nostro modo di approcciarci alla realtà e alle forme di genio umano. Questo percorso ci porta dritti a quella che oggi potremmo definire una best practice delle nuove tecnologie: i selfie. Da normale e spontanea usanza che si è diffusa tra i giovani di ogni continente e ogni nazione agli altari di cronaca con quell’autoscatto di Bradely Cooper alla premiére cinematografica dello scorso autunno: un lungo passo in brevissimo tempo che ha chiamato in causa esperti di ogni dove per dire la propria.

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E se fino a prima psicologi di tutto il mondo paventavano l’avvento di psicosi (e conseguenti nevrosi) da selfie, oggi in Gran Bretagna si prospetta addirittura un futuro da artista del selfie. In che senso? La City Lit, centro educativo e formativo per adulti, nel cuore di Londra, ha aperto le iscrizioni ad un corso di quattro settimane  che discute proprio sulla materia del selfie. Un nome troppo prossimo allo slang per essere avvalorato a disciplina scolastica, che è quindi stato convertito in The Art of Self-Portraiture (tradotto: L’arte del selfie-ritratto). Per una retta d’iscrizione di circa 200 euro, gli studenti sosterranno un corso di quattro settimane che permetterà «di accrescere il proprio spirito critico e capacità di realizzare un autoritratto come base per sviluppare idee creative e coerenti al proprio corpo». Nella pubblicità, nel marketing, nell’arte, nello sport e chi più ne ha più ne metta: gli sbocchi dell’arte del selfie, nei mercati odierni, paiono infiniti. A svelare il senso di questo corso didattico è la rivista Entrepreneurs che precisa: «In aggiunta ad un miglioramento delle proprie abilità fotografiche, gli studenti discuteranno anche di fisionomia, identità e memoria». Niente di meno.

A discapito dei detrattori, gli insegnanti della City Lit elevano il selfie a forma d’arte vera e propria, citandolo come esempio di Pop Art, che privilegia, però, la visione dell’io. Un equivalente statico di quanto si ottiene da un filmato girato con la GoPro, la telecamerina posizionata sul casco di protezione che riprende la personale visione di un tragitto percorso in mountain bike, sugli sci o durante la pratica di uno sport estremo. Insomma: ora chi avrà più da ridire quando vedrà due ragazzine che registrano ogni gita, ogni outfit, ogni drink con la macchina fotografica del proprio smartphone per condividerlo poi sui social? È arte, dinosauri. Aggiornatevi!

 

 

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