Anche noi cuciniamo

Pensieri segreti di una commessa Alla ricerca di una pentola normale

Pensieri segreti di una commessa Alla ricerca di una pentola normale
Tendenze 27 Aprile 2018 ore 05:30

Anche le commesse cucinano quando non sono costrette a fare la pausa pranzo in magazzino. E ogni tanto anche alle commesse serve una pentola nuova. Siccome non compravo una pentola dai tempi in cui fu creata la ghisa, non avevo idea dell’impresa. Non frequento molto i negozi di casalinghi, ma credetemi è stata un’avventura. Sono entrata e mi sono messa alla ricerca, precisando alla commessa che davo un’occhiata da sola. Volevo una padella semplice, di quelle per fare la frittata, per intenderci. L’unica opzione che conoscevo era l’arretrata distinzione tra antiaderente o acciaio. Invece mi sono ritrovata catapultata in un nuovo mondo di materiali tecnologici.

Dite addio all’antiaderente. Prima di tutto, l’antiaderente non si usa più. L’ho scoperto perché una signora sprovveduta quanto me è entrata chiedendone a gran voce una. La commessa l’ha zittita come se stesse inneggiando a dittature passate, l’ha portata in un angolo e l’ha intontita con tutte le controindicazioni dell’antiaderente: favorisce il cancro, l’Alzheimer, l’epatite, i polipi all’intestino, la possessione demoniaca, l’eresia, l’evasione fiscale e il veganesimo. La signora ha dovuto giurare solennemente sul suo ricettario di famiglia che mai e poi mai avrebbe comprato una padella antiaderente nella sua vita. Quindi mi sono accodata alle due perché a questo punto la commessa ha illustrato ampiamente tutto il suo repertorio di tegami.

 

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Padelle in ceramica. Hanno la stessa funzione dell’antiaderente, ma senza tutti gli aspetti negativi di cui sopra. Bene, abbiamo già risolto; e invece no! Per essere una padella salutare deve essere interamente di ceramica e costare quindi un rene. Se invece la ceramica è soltanto un rivestimento superficiale, peggio di prima. Potreste svegliarvi un giorno e avere tre orecchie o accorgervi che il cibo che avete cotto brilla al buio. Ma per fortuna esistono tanti altri materiali su cui cuocere i nostri pasti.

Parliamo della pietra lavica. Se comprate un tegame in pietra lavica, non volete semplicemente cucinare. Vi accingete a un’esperienza atavica. Come minimo mi aspetto che siate andati a caccia con la vostra lancia di osso di tigre per abbattere un mammut e che a casa stiate facendo scaldare la padella su un focolare scavato nel pavimento. Di certo sarà facile capire se la pietra è soltanto un rivestimento oppure no dal peso. Se è davvero pietra, compreso nel prezzo c’è un carrellino per il trasporto. Se siete amanti dell’esperienzialismo, possiamo osare di più.

 

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Che ne dite della pietra ollare? Non so cosa sia, ma mi suggerisce libagioni mistiche o misteriche. La mia collega-vestale infatti illustra alla signora che la pietra ollare richiede una preparazione prima della cottura e una cura dopo la cottura. Bisogna passarla con olio d’oliva, scaldarla al sole delle 9 e 30, farla roteare quattro volte e recitare una filastrocca. Il cibo cuocerà in modo naturale e pare che preparando il sugo esso si trasformi in ambrosia. Quando avete finito, non si può mica lavare come le altre stoviglie. Solo con aceto di mele del Trentino e soltanto dalle 21 e 37 alle 23. Per usarla dovrete seguire una regola monastica, ma la mia collega dice che ne varrà la pena.

In metallo. O meglio, in titanio. Più scontate, ma ugualmente da menzionare sono tutte le casseruole in metallo. Ce ne sono per ogni elemento della tavola periodica. Dal banalissimo (ma sempre scenico) rame all’oro (ve le vendono solo se vi chiamate Luigi XVI e indossate una parrucca a boccoli); dalla ghisa al senza nichel, dal ferro all’alluminio al vetro temprato. In fondo allo scaffale, sfoggiate come un gioiello, le pentole in titanio. Garantite per durare anni e anni. Non si graffiano, non si rompono, non si consumano, non si bruciano, resistono a ore di calore ad altissima temperatura, possono essere lavate in lavastoviglie e se volete anche nell’autolavaggio. La mia domanda è: che cosa ci volete fare con le vostre padelle? Ci fate i crash test? Ci fate esplodere dentro i petardi? Le lanciate dal decimo piano? Preparate il brodo con l’acido muriatico? Ma esiste qualcosa di ancora meglio, se siete clienti davvero esigenti. Non pensavo esistesse qualcosa di simile, ma tenetevi forte perché il futuro è qui.

 

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Le pentole Aeternum. Epico. Sono pentole con il fondo più spesso della carlinga di un biplano, possono essere usate sia sul fuoco che sui fornelli a induzione, non si graffiano nemmeno con le punte di diamante e potete grattarle anche con la paglietta d’acciaio con cui pulite il radiatore del vostro trattore. Praticamente se comprate oggi queste stoviglie le lascerete in eredità ai vostri bisnipoti. La signora è stordita come me. Ma di quanti tipi di padelle abbiamo bisogno per riscaldare i nostri piatti precotti?

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