Che pazienza...

Pensieri segreti di una commessa Il cliente che mi insegna il mestiere

Pensieri segreti di una commessa Il cliente che mi insegna il mestiere
Tendenze 22 Giugno 2018 ore 05:00

Parliamo oggi dell’ottavo peccato capitale: l’onniscienza del cliente. Le persone oggi sanno tutto di tutti gli argomenti del pianeta. Vanno dal medico e si auto prescrivono le medicine e vanno dal professore insegnandogli ad insegnare, quindi come posso pretendere che con un’umile commessa si comportino diversamente?

Quelli che sanno dove sono i prodotti. Tanto per cominciare, il cliente sa quale merce avete e dove l’avete. Entra la cliente in negozio e viene diretta alla cassa dove io sono già impegnata in altre faccende; ma ovviamente questo non importa niente al cliente che non ha ancora superato la fase egoica. «Voglio un paio di calze/una maglia/un paio di cuffie. Le ho già viste, le tenete là sotto». Indica un cassetto alle mie spalle dove giace l’archivio dei detersivi scaduti e dove mai e poi mai sono stati riposte delle merci da vendere. Lo possono giurare sette generazioni di commesse venute prima di me. «Se mi descrive l’articolo che vuole, posso cercarlo», dico io fissando la cliente in faccia con occhi eloquenti. Ma la saccenza rende il cliente assai poco empatico e così si sporge ancora di più oltre la cassa e continua ad indicare il cassetto. «Ma no è lì, se mi apre il cassetto lo trovo subito». Come posso spiegare a questo cliente che probabilmente si sta confondendo con un altro negozio/la casa di sua suocera/l’antro di mago Merlino senza offenderlo?

 

 

Tento di spiegare nuovamente che si sta sbagliando, ma nulla, alla fine mi tocca aprire il cassetto e svelare l’arcano. A questo punto la cliente resta un attimo muta, spero che si vergogni della figura barbina che ha appena fatto ma sono troppo ottimista. «Ah, li avrete spostati, ieri c’erano». Come no, appena ho saputo del suo ingresso nel centro commerciale sono corsa a scambiare di posto tutti i miei cassetti per il solo piacere di disorientarla e poi discutere con lei sulla posizione della merce nel negozio dove io lavoro da anni.

Quelli con l’occhio lungo. Ancora meglio sono i clienti dall’occhio lungo. Quando si apre un cassetto davanti a loro, ovviamente sanno meglio di te che cosa c’è dentro. Di solito ogni negozio ha un ordine preciso con cui riporre gli oggetti per poterli trovare subito. Poniamo il caso che ci sia un cassetto di mutande di vari modelli e colori, e che la commessa istruita sappia quali modelli hanno determinate tinte e quali no. Le mutande saranno ovviamente disposte di conseguenza, per evitare inutili aperture casuali. Tuttavia sappiate che c’è sempre la cliente che vuole la mutanda viola anche se il viola non esiste. «Ma certo, è proprio lì guardi!», urla indicando un pezzo di stoffa viola che in realtà è una pancera XXL. «Questo non è il modello che chiede lei». «Ma sì, l’ho visto io», e intanto si tuffa nel cassetto mescolando tutti i colori. Voi la guardate con il sopracciglio del disappunto che ormai vi è arrivato sulla nuca e lasciate che apra la pancera viola constatando che in effetti non è il tanga che lei chiedeva, ma quello che voi dicevate.

 

 

I “bambini esploratori”. Peggio ancora se la commessa si distrae e lascia un cassetto aperto incustodito. L’effetto bambino in fase di esplorazione sensoriale è immediato e assicurato. Per un irresistibile istinto a toccare e esplorare ogni anfratto del negozio ordinato, la cliente estrarrà dal cassetto tutti i prodotti e li accatasterà alla rinfusa, senza per altro comprare mai niente. Se vi sembrava eccessivo leggere sugli espositori “non toccare, rivolgersi al personale” ora avete capito perché. Non escludo che presto appaiano degli allarmi sonori in stile Louvre che vi assordano nel caso oltrepassiate la riga gialla a terra.

Rovistando negli scatoloni. A volte, sarete costretti ad ammetterlo, non date prova di grande perspicacia. Ad esempio, se in negozio ci sono delle scatole aperte con dentro della roba ancora impacchettata e non prezzata, cosa vi fa dedurre che possiate scartare tutto? Vi sembrano forse espositori? Siete abituati a rifornivi di abiti alla Caritas? Nulla da fare, gli scatoloni aperti sono un irresistibile richiamo per il vostro inconscio, anche a costo di strisciare sul fondo per trovare un pantalone della vostra taglia. E se per caso vi si fa notare che quello non è un posto dove i clienti dovrebbero mettere le mani la risposta è: «Ah ma era lì!». Ma certo caro cliente, allora mettiamo le mani in tutte le cose che sono lì. Guarda, lì c’è un bel gelato spiaccicato, un vaso di terra, un cactus, un cestino dei rifiuti, un wc, una cacca di cane e anche una pozza di acqua sospetta. Perché non te ne vai in qualche “lì” lasciando in pace me qui?

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