Abbandonate a noi stesse

Pensieri segreti di una commessa Il grande caos nella solitudine

Pensieri segreti di una commessa Il grande caos nella solitudine
30 Maggio 2019 ore 09:05

Succede a volte che per imprevisti di gestione o per la solita collega che ha figli-marito-madremalata-caneincontinente-unascusabuona, la commessa si trovi da sola in turno. La solitudine di cui stiamo parlando è diversa da quella che vi ho narrato la scorsa settimana. Quando i clienti non ci sono è sempre una festa, anche se la nostra collega ci obbliga a pulire le monete che stanno in cassaforte. Quando però manca la collega che dovrebbe condividere con noi le disavventure, la situazione si fa più tragica. Non sperate che vi si riproponga la giornata calma che avete appena trascorso. Sul vostro negozio si stanno per abbattere le dieci piaghe d’Egitto. Non appena la vostra collega vi saluta dicendo: «Ciao, io vado, ma vedrai che chiuderai tranquilla, non c’è un cane in giro», ecco che i clienti iniziano a entrare a frotte. In particolare la gente che visiterà il vostro negozio da qui in poi sarà della tipologia “caotico e indisponente”. Li salutate, abbassate gli occhi sul computer per leggere una mail e trenta secondi dopo, quando alzate di nuovo lo sguardo, il negozio è diventato come la camera di un’adolescente indecisa prima del sabato sera.

 

 

È un super potere invidiabile, scombinare tutto ciò che si tocca. Se sono vestiti, saranno annodati e rivoltati al contrario; se sono scarpe saranno slacciate e spaiate; se sono oggetti vari nemmeno uno corrisponderà più al suo cartellino. Ovviamente la commessa deve tenere in ordine il negozio e si affanna a rincorrerli per evitare l’entropia completa. I clienti brulicano per le corsie provando tutto, ma senza l’intenzione apparente di comprare alcunché. Quindi, nonostante la commessa sia abbandonata a se stessa e abbia il dovere biblico di sorvegliare l’ingresso e la cassa anche a costo della sua vita, si azzarda ad abbandonare il presidio per sistemare almeno in parte il disastro. Non appena arriva in fondo al negozio e si arrampica sullo sgabello per raddrizzare l’ultimo stivale in alto, alla cassa si materializza lui, l’uomo che ha fretta. «C’è nessuno in cassa?», urla appoggiato come al bancone di un saloon. Se per caso state pensando di giustificarlo credendo che sia un impegnato uomo d’affari, sappiate che non è vero niente. Uscito da lì passeggerà per mezz’ora al telefono urlando i cavoli suoi a tutta la galleria. «Arrivo», dite voi mentre vi precipitate lungo il percorso a ostacoli che nel frattempo è diventato il vostro negozio. In ogni caso, il vostro tragitto non dura più di trenta secondi, a meno che lavoriate al bazaar di Istanbul, ma comunque quando arrivate alla cassa lui dirà (con tono da maestrina isterica): «Non c’è nessuno in cassa». In realtà c’è la mia collega magica, quella che possono vedere solo i clienti intelligenti, vorrei rispondere, ma evito proprio e sto zitta.

Mentre il frettoloso amico paga, prendendosi tutto il tempo per cercare la carta di credito migliore nel portafogli, di fianco a lui spuntano come funghi altri clienti. Loro sono i clienti inquisitori. Quelli che hanno sempre una domanda esistenziale per voi, e sempre nei momenti meno opportuni. Potrebbe per esempio capitare che il cliente precedente non abbia con sé la sua carta fedeltà e che quindi voi siate costretti a una estenuante ricerca nel sistema tra indirizzi, cognomi o numeri di telefono. Proprio in quel momento vi verranno poste le migliori domande, che vi ho già sicuramente riportato altrove ma che si contraddistinguono anche per il tempismo con cui vi vengono fatte: «Ha per caso una giacca a vento primaverile?». «Posso lasciarle in cassa due cose?» (scarica un rimorchio di merce e corre via). «Questa merce è in saldo?» (siamo a maggio, in quale universo parallelo esistono i saldi?). «Mi fa un pacchetto regalo?». Ma soprattutto, la domanda che preferisco tra tutte: «Non può aprire un’altra cassa?». Certo, e poi posso anche trasformarmi in Vishnu e gestirle tutte e due. Nel frattempo stiamo sempre cercando la maledetta carta fedeltà perduta con il nostro cliente, frettoloso ma con la necessità di accumulare i punti del suo mirabolante acquisto da 19.90 euro. Alle sue spalle il negozio non ha più la forma che ricordavamo; nel frattempo sono entrate un paio di mamme con bambini che hanno pensato bene di liberare le bestie facendole arrampicare qua e là.

 

 

Per coronare la fine del turno, a cinque minuti dalla chiusura entra l’anziana più lenta del mondo: «Do soltanto un’occhiata». Essere soli a volte ha anche qualche vantaggio: nessuno vi controlla. Prendete il mocio dal magazzino e con furia lasciate una striscia bagnata proprio sul tragitto della vecchia. Funziona: la paura di scivolare la fa desistere, lasciandovi finalmente sole con le porte sprangate e il negozio esploso.

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