Consigli alle donne

Pensieri segreti di una commessa Se la colpa è solo del costume

Pensieri segreti di una commessa Se la colpa è solo del costume
Tendenze 08 Giugno 2018 ore 06:00

Per quanto voi facciate finta di niente e per quanto il tempo sia quest’anno demotivante, è arrivata l’estate. E con l’estate è giunto il momento dell’acquisto del costume. So che state rimandando il più possibile il fatidico momento, ma prima o poi toccherà anche a voi varcare la soglia di quel negozio e dare sfoggio di tutte le vostre paranoie e fantasie. Faccio una premessa che spero vi faccia riflettere sulle domande che rivolgerete alla commessa: non abbiamo ancora inventato il costume che vi faccia sembrare come la modella del cartellone, a meno che siate la modella del cartellone. Detto questo, sono sicura che potrete riconoscervi in almeno una delle seguenti situazioni.

 

 

«Ho messo su qualche chilo». La cliente entra in negozio e scivola lungo le pareti, dietro i dispenser e sotto i costumi appesi agli ometti. Pensa che io non l’abbia vista, nonostante ci sia un assordante Din-Don che avvisa ogni volta che qualcuno varca la soglia. Rispettiamo la sua presunta invisibilità per il momento e poi non avete tutta questa voglia di interagire; lei infatti è la cliente con senso di colpa dal Natale precedente. Ha preso due chili e ha scoperto con orrore che il suo bikini acquistato in terza superiore non le entra più perfettamente, ma le segna un po’ il fianco. Dopo essersi rosicchiata tutte le unghie e aver circumnavigato il perimetro del negozio dieci volte, si avvicina con vergogna alle vostre spalle e mormora: «Mi scusi». Mi ero effettivamente scordata di questa presenza inquietante e mi spavento. «Scusi sa, vorrei un costume», dice la cliente come se mi stesse rivelando un segreto. Dimmi qualcosa che non so, cara. Ma con la solita cortesia sono costretta a chiedere: «Ha già qualche idea?». No ovviamente, le persone con le idee non dicono alle commesse che vendono costumi che vogliono un costume. «Ecco, vorrei un bikini non troppo striminzito, sa, ho messo su qualche chilo». «Ho il modello che fa per lei», esclamo gioiosa, anche se in realtà propongo lo stesso costume a tutte quelle che entrano. Mostro alla cliente alcuni modelli e poi la mando nel camerino a provarseli, perché nel frattempo entra in negozio un’altra cliente: la formosa esuberante.

 

 

La formosa esuberante. La formosa esuberante sa di essere tanta e le va bene così. Sono fiera di queste donne che non hanno problemi a mostrare il loro corpo, davvero. Vi faccio soltanto un appunto geometrico, per così dire; se la superficie del vostro corpo è splendidamente giunonica, non la potete coprire con una carta di caramella. Ma niente, loro entrano e vi chiedono raggianti i costumi della nuova collezione: i più sgambati tanga e i reggiseno a fascia che si possono verosimilmente portare solo su dei pettorali tonici. Entrano nel camerino et voilà, in un secondo ne fuoriescono euforiche, indossando il tanga sopra i mutandoni della nonna e la fascia su una generosa quarta (ammirabilissima ma certamente bisognosa di sostegni adeguati). Praticamente non è più una fascia per il seno, ma una pancera. Eppure loro si sentono proprio uguali alla modella del poster, pagano felici e escono, rendendo più felici anche voi.

Quella esigente che sa ma non sa. A ruota entra un’altra cliente che mi farà sicuramente sognare, la puntigliosa-che-sa-cosa-vuole-ma-invece-no. «Salve, senta io vorrei un costume due pezzi colorato ma scuro, alto sui fianchi ma a vita bassa, con il merletto bianco sul seno ma senza ferretto, però con la coppa rigida altrimenti si vede tutto, e mi piacerebbe col laccio dietro al collo. Ce l’ha?». Io mi sono già dimenticata l’inizio del periodo, ma una buona commessa non dice mai la verità e quindi esclamo: «Mi è arrivato stamattina qualcosa che fa al caso suo!». Ovviamente è lo stesso costume che avete già proposto alla prima cliente, quello passa il convento, ma con un po’ di metafore forse va proprio a pennello per la nostra puntigliosa. Storce un po’ il naso ma se lo prova, buon segno. Dopo un po’ mi chiama nel camerino e indica con stizza l’elastico dello slip. «Questo elastico – dice – guardi!». L’elastico fa il suo lavoro: sostiene la stoffa stringendo ai fianchi. «Stringe troppo!». «Le posso dare una taglia in più». Ingenua me. Cosa ho insinuato? La cliente si tramuta in una gorgone e per punirmi inizia a trovare tutti i difetti trovabili in un costume. L’elastico stringe, il reggipetto cala, le spalline tagliano, il nero è troppo spento, il colore è troppo acceso, il laccio è troppo allacciato, il costume è progettato male, calza storto, stringe dietro e sicuramente c’è un errore perché lei quel rotolino sopra l’elastico non ce l’ha mai avuto.

 

 

La nuova moda. Nel frattempo dall’altro camerino sporge una mano che ancora una volta mi sorprende in stile zombie alle spalle. La prima cliente ha indossato un costume e ora è sull’orlo del pianto perché dalla sgambatura, ahimè, le casca un po’ la chiappa. Se facessi un altro lavoro sono certa che sarei più comprensiva verso le vostre insicurezze ma, soprattutto quando arriva l’estate, sono una commessa senza pietà. Perciò ora darò un avviso valido per tutte. «Care signore, quest’anno sono tornati di moda i costumi interi, ve li ricordate? Quelli che negli Anni Novanta vostra madre vi obbligava a indossare e che vi facevano sembrare delle nuotatrici tedesche in mezzo a tutte le vostre compagne in bikini. Bene, potete riesumarli con gioia, vanno di moda e vi faranno sembrare tutte, indistintamente, vostra nonna».

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