Piano con gli addobbi!

Pensieri segreti di una commessa Le luminarie natalizie super trash

Pensieri segreti di una commessa Le luminarie natalizie super trash
21 Dicembre 2017 ore 10:00

Pensavate davvero che mi fossi dimenticata del Natale? Ma no, ovviamente. Come avrei potuto lasciarvi senza nessun commento sul nostro delirio preferito? Devo dire che ho sapientemente sviluppato una sorta di resistenza agli addobbi; il mio cervello ha imparato ad escluderli, così come escludo dalla mia attenzione canzoncine, panettoni, palline e simili. Ma ci sono alcune cose che non si possono ignorare.

 

 

Addobbi (insegne!) trash. Sto parlando degli addobbi paranormali che quest’anno sono comparsi, ma che dico, esplosi in giro. Pensavo ci fosse un limite al trash, ma mi sono dovuta ricredere dopo aver visto una rotonda decorata con dieci palle di natale luminose grandi come la mia auto. A parte il rischio di incidenti stradali dovuto alla luce abbagliante, ogni ora di illuminazione di quella rotonda ci costa un ettaro di foresta amazzonica. Allora ho iniziato a fare caso a tutti gli addobbi che vedo andando verso il centro commerciale. Alle 6 di mattina la strada praticamente è già illuminata a giorno, tra insegne e festoni. Spengo i fari, che tanto non mi servono, e ammiro la serie di alberi di Natale posizionati fuori dai negozi o capannoni. Non c’è un posto che non ne abbia uno. Che bello, potrebbe pensare qualcuno di voi. Punti di vista.

Sull’albero c’è di tutto. Ma ciò che mi sconcerta è più che altro la varietà di oggetti appese agli abeti. Ormai le classiche palline non sono più tanto benviste. Fate ancora l’abete con le palle colorate? Ma che antichi! Tirate fuori la fantasia, partecipate anche voi al concorso “Che trashata appendo all’albero quest’anno?”. Ma siate veramente creativi, perché andando al centro commerciale ho visto nell’ordine decorazioni con biberon, pacchetti di sigarette vuoti, cartoni del latte, scarpe, lattine di Coca, tappi di sughero, cappottini per cane, quaderni, bucce d’arancia, penne, copertoni di bicicletta e fuori da un asilo un terrificante albero con bambolotti appesi. Vi sfido. E questi sono solo gli alberi.

 

 

Gigantismo natalizio compulsivo. Perché poi mi si sono parate davanti, prima di arrivare nel parcheggio, due renne psichedeliche delle dimensioni del Titanic, seguite a ruota da due orsi polari lampeggianti sempre nel mezzo di una rotonda. Spero che gli ufo non arrivino mai a visitarci sotto Natale, o si farebbero un’idea sbagliata sulle dimensioni e sul comportamento della fauna terrestre. Il gigantismo natalizio fa sì che ogni edificio commerciale venga profilato di lucine colorate in ogni suo dettaglio. Ci sono così tanti chilometri di cavi avvolti attorno alle cose che potremmo tranquillamente allestire il pianeta a festa per un’eventuale collisione natalizia (spero che Santa Lucia legga la mia letterina). Se non hai anche il numero civico luminoso, nemmeno il postino si avvicina più al tuo cancello. Tutto ciò che ha una forma vagamente conica viene profilato di lucine e riadattato ad albero di Natale. Cestini dell’immondizia, cataste di ghiaia, pali della luce, camini, bombole del gas, cartelli stradali. Non vestite vostra nonna con cappotti particolarmente svasati o potrebbe essere decorata con una punta a forma di cometa sulla testa. Dai cavi tesi tra un lampione e l’altro penzolano fili e fili di lucette intermittenti, parole natalizie accese-spente-accese-spente, babbi natale schizofrenici e renne-strobo come se piovesse.

 

 

La slitta-suv di Babbo Natale. Riesco ad arrivare con le retine intatte fino al parcheggio solo per vedere che Babbo Natale ha parcheggiato la sua slitta sul tetto. Potrebbe anche essere carino, se la slitta fosse un classico carretto di legno con qualche pacchetto. Invece il Babbo si è adeguato alle tendenze sui mezzi di trasporto e si è fatto la slitta-suv che occupa un quarto del tetto, con tanto di luci che pulsano a ritmo e renne proporzionate. Sembra Jurassic Park edizione lappone. Dulcis in fundo, il padrone della slitta è stato appeso in cordata sopra l’ingresso, per simulare un simpatico arrivo nel rispetto della tradizione. L’effetto però non è dei migliori: sembra più che altro l’esposizione pubblica di un giustiziato. Mi piace pensare che la sua colpa fosse di aver esagerato con gli addobbi.

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