Che non si fida di nessuno

Pensieri segreti di una commessa Il nerd fissato con la tecnologia

Pensieri segreti di una commessa Il nerd fissato con la tecnologia
18 Marzo 2017 ore 10:30

Mancava all’appello, nella rassegna dei tipi da centro commerciale, il tecnologico. Quello che ne sa una più di Bill Gates in merito a sensori, telecomandi, apparecchiature, TV e autoradio. Le sa tutte, e soprattutto le vuole tutte. Lo vedi arrivare, un sabato dopo l’altro, alla ricerca di: un cavetto sempre nuovo; al ritmo di un cavo alla settimana, in un anno avrà cinquantadue cavi, sufficienti per imbrigliare una muta di cani da slitta. Una cassa piccola, più piccola, ma con un subwoofer che deve svegliare i boa Brasile. Un auricolare da auto senza fili che individui i velox, la polizia, i paninari, i bambini in corsa e anche le conversazioni delle balene. Un router per la connessione internet in grado di reggere il traffico dati della Lombardia. Una reflex professionale con cinque obiettivi diversi che fotografino le galassie, ma anche gli afidi delle sue rose.

 

 

Avrà una buona ragione, pensa l’osservatore occasionale. Sarà un professionista che ha esigenze tecniche molto precise. Farà un lavoro difficilissimo, sarà ingegnere o progettatore informatico. No. La commessa sa perfettamente che lui (sì, sono sempre uomini) è solo un feticista del chip. Lui sbava per gli apparecchi inanimati. Lui ne sa. E quindi vuole possedere l’ultimo giocattolino che ha trovato sulle riviste Io-nerd o Tutto-cavi. Di solito se ne sta impalato davanti allo scaffale per un’ora, a metà tra la meditazione yoga e il voyeurismo. Tocca tutte le confezioni; dovete immaginare con quanto amore raccoglie la scatoletta contenente l’ultimo hard disk esterno, lo rigira e ne legge le caratteristiche. Lo riposa nello scaffale. Li esamina tutti, ma ormai il colpo di fulmine è scattato. Con la coda dell’occhio controlla che il suo prescelto non venga arraffato da qualcuno. È indeciso; nonostante l’attrazione fatale deve comunque leggere tutte le scritte minuscole in carattere 8, riportanti frasi incomprensibili ai più, che per lui sono poemi in rima.

 

 

Dopo un’ora e mezzo e quattro diottrie perse, finalmente si decide. Lo compra? No. Chiederà alla commessa. La quale, per inciso, ne saprà sicuramente meno di lui, ma sarà costretta a sorbirsi la domanda da facoltà di ingegneria e poi a inventare. Il nostro feticista del transitor si avvicina con la scatoletta portata tra le mani come la particola in chiesa, e pone questa domanda: «Ma questa memoria esterna regge i file criptati da Linux che uso per i roleplay sulla rete russa? Perché altrimenti devo modificare la scheda madre e compro anche un cavo USB a doppia entrata». La commessa, che sta evidentemente maledicendo la sua, di madre, lo guarda e non ha la più pallida idea di che lingua sia quella. Le avevano garantito che la formazione professionale le sarebbe servita. Sembrava preparata su cavetti, cuffie, tastiere e ogni consolle di gioco. Invece si trova sull’Enterprise, nientemeno. Sguardo vuoto. La povera commessa, spiazzata, afferra la confezione sperando di trarne un aiuto. E invece è un Harakiri.

Allora, cari lettori, ci vuole del talento, l’arte che solo le mie colleghe possono apprezzare appieno. A questo punto si improvvisa. Un bel sorriso, battito di ciglia. «Le chiamo un mio collega, tra uomini ci si intende». E si abbandona il duello, lasciando che sia il vostro virile compagno a essere abbattuto dalla spada laser.

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