Poveri libri

Pensieri segreti di una commessa Parliamo delle tazze in libreria

Pensieri segreti di una commessa Parliamo delle tazze in libreria
Tendenze 09 Agosto 2018 ore 09:45

Per qualche strana ragione ormai in libreria non ci sono solo libri. Per queste mie colleghe è finita la pacchia. Loro infatti appartenevano fino a qualche anno fa alla fortunata élite che aveva a che fare con persone alfabetizzate e contente di esserlo, che continuavano ad esercitare la loro mente legg endo. Intendiamoci, non è che tutti i libri siano uguali, esistono anche quelli che sono un reato intellettuale, ma è pur sempre qualcosa. Tuttavia anche l’ultimo baluardo della cultura è stato invaso dal commercio spietato.

I cd. In libreria possiamo trovare di tutto. A cominciare dai cd. Niente di così grave, magari uno leggendo vuole mettersi un po’ di musica di sottofondo. Ma si assistono a scene tragiche di madri che portano i figli in libreria e loro vengono calamitati inesorabilmente dal banco della musica. Diciamo che volevano cercare di scegliere un libro, ma niente, l’ormone è più forte a quell’età. L’unica cosa che leggono entrando sono tutti i titoli delle canzoni di Sfera ebbasta, che per quanto sia comunicativo non è proprio un modello di profondità e sintassi.

 

 

Giochi e videogiochi. Dal cd musicale al videogame il passo è breve. Non è una battaglia equa, suvvia. Quando vedo i videogiochi nelle librerie so che da qualche parte uno scrittore di fiabe muore. So però che fin qui riuscite a trovare ancora delle analogie tra questi articoli. Ma in modo inesorabile nel reparto di libri per bambini stanno comparendo giocattoli. Giocattoli per piccoli da 0 a tre anni. Però di legno, eh. Sempre di cellulosa si tratta, invece che stamparci sopra frasi e colori per tentare di appassionare un bambino è molto meglio farla diventare una pista per macchinine. E non mi dite che i bambini a due anni sono troppo piccoli per sfogliare un libro perché: a) esistono scaffali interi di libri colorati e interattivi; b) hanno creato libri gonfiabili per bagnetti che in confronto i coccodrilli da mare sono un aborto e c) io sono cresciuta giocando con i libri (e la collezione di classici di mia madre ancora ne porta i segni). Ma niente, molto meglio comprare la fattoria degli animali in polimero di mais. Forse è un implicito messaggio subliminale che sottintende ad una scarsa propensione allo studio?

Il reparto cartoleria. Il vero flagello secondo me è stato però introdurre il reparto cartoleria. Accessori di ogni genere per la scuola o l’ufficio che distraggono i potenziali compratori di libri spesso affetti da nevrosi da cartoleria. Se spendono quaranta euro in matite e post-it non compreranno nient’altro. Eppure l’angolo oggettistica sta guadagnando terreno. Non si tratta più di qualche timida matita o segnalibro da aggiungere ai vostri regali letterari. No, ormai è un’iperbole. Matite a forma di penna di struzzo, pastelli che sembrano gomme, pennarelli cancellabili, astucci di pelle che non è pelle ma un ricavato della carta riciclata, post-it a forma di caffettiera, quadernetti a fiori che costano più di un dizionario di latino, gomme di tutte le forme e colori, e soprattutto agende.

 

 

Le agende. Nell’era dei calendari google sincronizzati con sedici dispositivi diversi, è impressionante la quantità di agende che ancora si produce. Ce ne sono per tutte le vostre esigenze. 9 mesi, 12 mesi, 18 mesi, un lustro, un secolo. Tascabili, da borsetta, da ufficio, da scrivania presidenziale. E soprattutto a tema. Qualsiasi tema vi venga in mente, c’è. Gattini, fiori e bambini sono i più diffusi (e questo mi fa pensare che chi usa le agende siano prevalentemente le figlie della generazione Barbie), ma abbiamo anche agende Wwf, calcio, fondazioni benefiche random, cantanti indegni, e quelle con le barzellette che non mi hanno mai fatto ridere nemmeno a dieci anni. Pensate a quanti libri stanno sottraendo il posto, solo per farvi appuntare “domani dentista”.

Le tazze. Ma non è finita. Parliamo delle tazze. So che tutti ne avete regalata una nella vostra vita. Quando vedo una tazza venduta in una libreria penso a tutte le persone che corrono in questo centro commerciale che mai e poi mai avranno tempo di sedersi sul divano leggendo e sorseggiando tè. Se sono ancora tra gli stoici che leggono, lo faranno sul water oppure sul treno o quattro pagine alla volta prima di addormentarsi col libro in faccia. Le tazze sono solo un immaginario, per altro di un kitch riprovevole. Cuori, gatti o frasi estrapolate da romanzi che nessuno ha mai letto ma che tutti riconoscono a priori come di alta qualità e che comprano come se fossero fini cultori della materia. Se qualcuno mi regala una tazza con sopra una frase di Oscar Wilde pretendo come minimo che sappia almeno il titolo del libro da cui è estrapolata. O almeno che non si tratta di un attore americano.