Non bastano i clienti

Pensieri segreti di una commessa Se il responsabile dice: «Ti aiuto io»

Pensieri segreti di una commessa Se il responsabile dice: «Ti aiuto io»
19 Gennaio 2018 ore 05:15

Spostiamo oggi la nostra attenzione su un’altra faccia della vita da commessa che forse non è così nota ai più. Queste eroine silenziose dei giorni nostri non hanno soltanto a che fare con i clienti pretenziosi e poco equilibrati. Devono spesso misurarsi anche con i loro superiori. Non tutte le commesse restano sempre tali. Alcune di loro vengono promosse a “responsabili”. Che parola importante. È un po’ una fregatura se ci pensate; loro non sono mica i padroni del negozio, non partecipano dell’utile (e spesso non prendono nemmeno così tanto in più rispetto a noi umili commesse), però se si rompe qualcosa la responsabilità è loro. Comunque, tant’è, noi dobbiamo rispondere a loro.

 

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Quello iperattivo. Nell’80 per cento dei casi il responsabile è un uomo. Per la nota ed equilibrata legge delle pari opportunità, se avete un collega maschio molto probabilmente diventerà il vostro responsabile. Non importa se è più giovane/assunto dopo di voi/non adatto al ruolo/un po’ stupido. Comunque, non tutti i responsabili sono uguali. C’è quello iperattivo, che è stato promosso per il suo zelo e che quindi deve dare il buon esempio. Ti assegna un compito ma poi non c’è verso che te lo lasci finire in pace. Lui deve venire ad aiutarti; che gentile, pensate voi vedendo dall’esterno una coppia di commessi che riempie uno scaffale. In realtà è una grossa seccatura per i seguenti motivi: a) sicuramente il vostro capo ha un ordine mentale diverso dal vostro, perché è un uomo. Se voi iniziate a riempire da destra, lui sarà abituato da sinistra. Se voi riempite dall’alto, lui riempie dal basso. Se dovete seguire un ordine alfabetico, lui sarà più comodo a partire dalla zeta. E quindi voi siete costrette ad adeguarvi, potreste mai contraddire il vostro capo? b) In seconda battuta, un capo iperattivo sarà sicuramente più veloce di voi. Riempirà gli scaffali dei sacchi di pellet sollevando un bancale intero con il solo braccio destro e sistemerà l’acqua minerale al ritmo di sei pacchi da sei con il sinistro. Con il solo risultato di farvi venire un’ernia e irritarvi. Ma non potete farci niente, se il capo vi infastidisce aiutandovi cosa potreste mai dire?

 

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Quello maldestro. Esiste poi il capo maldestro, che è stato promosso non si sa per quale oscuro motivo. Quando si offre di aiutarvi vuol dire che il vostro lavoro si moltiplicherà per tre. So che mi capite, è come quando vostro marito vi dice: «a pulisco io la cucina oggi». La prima volte siete tutte felici, dalla seconda in poi iniziate a desiderate che vada al lavoro, che l’esercito lo chiami per la leva di massa o che gli venga un’improvvisa voglia di giocare a solitario. Il responsabile imbranato è impacciato, vi sta in mezzo ai piedi mentre sistemate le corsie e se può spaccare qualcosa state certi che lo farà nel momento e nel luogo più spettacolare possibile. Ho visto capi riuscire a frantumare bottiglie di vino stando in cima a una scala producendo quindi una pioggia di sangue che al confronto le piaghe d’Egitto erano nulla. Riescono a schizzare sapone liquido per tutto il reparto e renderlo pericoloso per il seguente mese, o anche a far precipitare pacchi di farina dall’ultimo scaffale e inaugurare così la settimana bianca sul vostro reparto. E puntualmente se ne andranno a metà del lavoro, lasciandovi sole col vostro dolore e con il doppio delle cose da sistemare.

 

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Quello evanescente. Il mio preferito è sicuramente però il capo evanescente. È quello che quando è stato assunto ha lavorato sodo, si è fatto notare e poi è stato promosso. Ed è entrato in ferie. Lui vi dice cosa fare, spesso quando il vostro turno giunge alla fine e per rassicurarvi che riuscirete a terminare in tempo vi mette una mano sulla spalla come fosse un guaritore indiano e vi dice con voce profonda: «Ti aiuto io». Dopo un minuto e trenta però squilla il telefono. Il capo risponde, assume un’espressione seria con cui lascia intendere che al telefono c’è il Presidente della Repubblica, il Papa o il Gran Maestro della Loggia e che si deve allontanare per discutere dei problemi del mondo. Voi non dite niente e continuate a sgobbare; nel frattempo il tempo scorre e voi iniziate a pensare che i problemi di cui il vostro capo sta discutendo siano davvero gravi. Una guerra che ha come base il vostro punto vendita o come minimo una rivolta di operai incatenati davanti alla porta. Iniziate a sudare e accelerate, perché il vostro unico scopo di vita come commessa è andare a casa. Più andate avanti più iniziate ad augurarvi che ci sia almeno una piccola catastrofe o un morto in negozio, perché il vostro capo non si vede né si sente. Quando state posando l’ultima scatola sullo scaffale, lui riappare, come se fosse sempre stato lì. «Oh, hai già fatto tutto da sola» dice con falso dispiacere. E poi, sempre posandoti quella mano da padre benevolo sulla spalla ti guarda negli occhi e dice: «Hai fatto un ottimo lavoro». La commessa intelligente a questo punto non aggiunge niente, per evitare di finire il suo turno in commissariato. Ma non vi ho ancora svelato tutte le razze di responsabili con cui noialtre dobbiamo trattare quotidianamente.

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