Entro il 2020 connessi il 25% degli aerei

Perché in volo non si può navigare

Perché in volo non si può navigare
10 Dicembre 2014 ore 11:00

«Vi preghiamo di spegnere ogni dispositivo elettronico durante la fase di decollo e di atterraggio dell’aereo»: quante volte, durante i nostri viaggi aerei, ci siamo sentiti ripetere dalla voce gracchiante della hostess nell’interfono questa frase? Tante, sempre anzi. Perché, al momento, l’uso dei dispositivi elettronici durante i voli è assai limitato. Eppure, in un futuro non troppo lontano, sarà possibile non solo tenere accesi i nostri smartphone o tablet, ma addirittura navigare come avessimo i piedi ben piantati a terra. Appena un anno fa, nel convegno della SITA (società leader nel settore dei servizi di volo), era stato annunciato che nel 2023 tutti gli aerei al mondo sarebbero stati connessi. Le cifre, effettivamente, sono state leggermente riviste: nell’ultimo convegno è stato annunciato che per il 2020 lo saranno il 25% degli aerei.

 

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Perché dobbiamo spegnere il cellulare? È una domanda frequente, che sempre più spesso bambini e ragazzini fanno ai loro genitori mentre, seduti su un aereo, mamma e papà li invitano a spegnere gli smartphone prima del decollo. La risposta base, leggermente intimidatoria, è che “se non spegni il cellulare l’aereo cade”. Naturalmente questa non è la realtà. Come ha spiegato un articolo di Focus del 2013, addirittura un passeggero su tre ammette di dimenticarsi il cellulare acceso durante le fasi di decollo e atterraggio del velivolo su cui si trova. Eppure, al momento, non si ricordano casi di aerei precipitati per dispositivi elettronici tenuti accesi. In realtà il problema che sta alla base di questa precauzione è il rischio che il campo elettromagnetico dei nostri dispositivi vada a “ingannare” il computer centrale, quello che monitora ogni attività vitale dell’aereo. La probabilità che ciò possa accadere è infinitesimale, ma esiste. Le conseguenze non sarebbero gravissime: potrebbe capitare, ad esempio, che le informazioni relative alla temperatura dei motori o alla quantità di carburante vengano falsate, ma in ogni caso, se i dati forniti dal computer centrale dovessero essere sospetti, si avvierebbe una procedura di controllo più approfondita, che andrebbe a smentire l’errore causato dall’agganciamento del campo magnetico prodotto da un nostro dispositivo al sistema centrale dell’aereo.

Perché la modalità “aereo” è permessa? Abbiamo quindi capito il motivo per cui dobbiamo spegnere cellulari (e tutto il resto) durante le fasi di decollo e atterraggio. Anzi, il discorso fatto precedentemente dovrebbe valere per tutto l’arco del tragitto. Eppure, una volta che l’aereo ha raggiunto la quota prestabilita, è possibile attivare i nostri dispositivi, seppur tenendoli solo in modalità “aereo”. Perché? Anche in questo caso la risposta è presto data: mentre alcuni dispositivi, come ad esempio gli mp3, emettono energia a radiofrequenza, che è praticamente impossibile che interferisca con le attività del computer centrale del velivolo, quelli che dispongono di collegamenti alla rete, internet o GPS, possono realmente interferire con esso, come spiegato prima. Una volta disattivata ogni funzione di questo tipo con la modalità “aereo”, i rischi praticamente si azzerano. In fase di decollo e atterraggio, invece, anche l’energia a radiofrequenze può creare problemi e per questo è meglio tenere spento ogni dispositivo elettronico.

 

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Il futuro è la connessione tra le nuvole. Un articolo del The Economist del 2012, che trattava proprio questo tema, ipotizzava che il reale motivo per cui, sull’aereo, non è possibile tenere accesi dispositivi “connessi” è ben diverso da quello fino ad ora esposto. O meglio, il rischio di interferenze c’è, ma è infinitesimale. Il reale motivo, dunque, sarebbe da rinvenire nel fatto che la ricerca continua e veloce del segnale da parte dei cellulari potrebbe creare guasti alle linee: le reti telefoniche mobili possono sopportare che un cellulare si muova alla velocità di un treno o di un’automobile. Non a quella di un aereo. Il passaggio repentino di un gran numero di cellulari da una cella all’altra dell’operatore mobile potrebbe mandarle in tilt.

In ogni caso, quale che sia la risposta, come abbiamo detto all’inizio il futuro è la connessione continua, anche tra le nuvole. E, attualmente, questo è già realtà in circa il 10% delle rotte mondiali. Merito di società come OnAir, che si son specializzate nella creazione di sistemi wi-fi e GSM appositamente studiati per offrire la connettività in volo, senza che ciò crei interferenze con il computer centrale dell’aereo. Gli operatori, logicamente, sono molto interessati al servizio e hanno già stretto accordi con diverse società per permettere la navigazione ai propri clienti anche in volo (in Italia l’hanno fatto i principali operatori mobili: Tim, Vodafone, Wind e 3). Più difficile, però, è unire gli interessi di questi a quelle delle autorità competenti, che hanno come primo obiettivo la sicurezza dei voli e dei passeggeri. Il costo per l’attivazione su di un velivolo di questi servizi varia tra i 250mila e i 400mila dollari. Non poco, ed è quindi logico che, al momento, il servizio sia prerogativa di grandi compagnie aeree piuttosto che di quelle low cost. Ma i nuovi aerei, che si stanno costruendo in questi anni, sono già predisposti, sin dalle fasi di assemblaggio, alla dotazione di questi dispositivi, creando apposite strutture che permettano l’attivazione di servizi wi-fi e GSM senza rischi di interferenza alcuna. Ma prima che tutti gli aerei attualmente in dotazione vengano sostituiti con gli ultimi modelli dovrà passare molto tempo. Per questo, oggi, la cosa migliore da fare è ancora seguire le indicazioni della voce gracchiante della hostess prima del decollo.

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