Il prossimo è un avvocato friulano

Quelli che si fanno ibernare «Risorgerò tra trecento anni»

Quelli che si fanno ibernare «Risorgerò tra trecento anni»
07 Marzo 2015 ore 07:00

«Ho quasi la certezza di risorgere fra 300 anni» con queste parole Vitto Claut, avvocato friulano, motiva l’intenzione di farsi congelare al momento della sua morte. Tra i primi italiani a fare questa scelta compaiono anche Daniele Chirico, che si farà ibernare insieme alla moglie Rita e alla figlia Ilenia: «Per me la vita è qualcosa di più che un viaggio dalla sala parto all’obitorio – racconta Chirico ai microfoni di CorriereTV – la soluzione al problema della morte esiste e come. Ho aspettato tutta la vita per morire e allora…Perché non dovrei aspettare tutta la morte per poter rivivere?».

Si tratta di persone che credono fortemente nel potere della scienza e degli sviluppi che riuscirà ad ottenere nei prossimi anni. Per questo, nella speranza che presto vengano inventate nuove medicine e terapie per curare i mali di cui potrebbero morire, scelgono di conservare il proprio corpo negli ospedali delle società che si occupano di ibernarli e di scongelarli al momento opportuno. Un sogno, un desiderio, un auspicio che cerca di allontanare, almeno nell’immaginazione, la parola fine, che giunge inesorabilmente con il momento della morte. Nelle strutture adibite a questi processi, al momento, ci sarebbero già un centinaio di cadaveri e tra di loro riposa anche Aldo Fusciardi, un imprenditore morto a 75 anni nel 2012, primo italiano ad essere ibernato.

 

 

Come funziona l’ibernazione. Il processo che porta all’ibernazione deve essere svolto in maniera molto veloce, affinché il corpo non dia il via ai sui naturali processi di decomposizione. Entro due minuti dalla morte clinica, la testa del paziente deve essere portata a – 96 gradi, dopodiché il sangue viene sostituito con un composto chimico denominato liquido criogenico e il corpo viene inserito a testa in giù in un silos, in attesa di essere risvegliato. Le società che si occupano di tutto questo processo e della conservazione del corpo hanno un tariffario che non pare esser neppure così tanto alto: circa 150mila euro a persona. Ma c’è un problema. Imprevisti a parte, bisogna in tutti i modi evitare una morte violenta, altrimenti, il sogno di poter rinascere nel futuro svanisce per sempre. «Se morirò precipitando con l’aereo e il mio corpo sarà irrecuperabile, in quel caso niente ibernazione e la società si tiene tutto quello che ho già versato usandolo per la ricerca», spiega ancora Daniele Chirico.

Chi se ne occupa nel mondo. In America sono due le società che da diversi anni si occupano di questi processi: la Alcor e il Cryonic Institute. Di recente ne è comparsa una anche in Russia, la Cryorus, e in Europa Inghilterra e Germania sono due tra i Paesi con il maggiore seguito di crionicisti. In Italia non ci sono ancora leggi o regolamentazioni sul tema e il Ministero della Salute non ha posto alcun divieto sulla scelta di ricorrere a questa tecnica. Il desiderio degli italiani che credono nell’ibernazione è quello di veder presto aperto un centro di criogenizzazione nel nostro Paese. Al momento, comunque, si accontenterebbero anche solo di un’ambulanza in grado di preparare il corpo al processo di congelamento.

 

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Il risveglio. Vitto Claut, l’avvocato friulano che ha scelto la strada dell’ibernazione, fantasticando ha provato a descrivere quello che troverà al momento del suo risveglio: «Vivremo sotto terra, in un pianeta senz’acqua e senza piante, ci nutriremo di pillole e andremo su Marte per il weekend. Rinascerò fra 300 anni, sono sicuro, ma tra la morte clinica e la resurrezione saranno passati in realtà pochi istanti. E quando rinascerò, sarò a metà della vita: se nel 1300 la vita media delle persone era di 40 anni e oggi è di 80, fra 400 anni la vita media sarà di 160 anni e io potrò vivere altri 80 anni». A lui l’onore di verificare queste supposizioni.

Chi fu ad inventare l’ibernazione. L’idea d’ibernare il proprio corpo si diffuse intorno agli anni Sessanta, in America, grazie a Robert Ettinger, un semplice insegnante di liceo. Le sue intuizioni iniziarono a divenir molto popolari quando le mise nero su bianco, scrivendo il libro Ibernazione nuova era (Rizzoli, 1967), dove sosteneva che i posteri sarebbero stati in grado di far fronte ad ogni malattia: «I medici del futuro procederanno forse nel modo seguente: prima di tutto riattiveranno la respirazione e la circolazione; poi rimetteranno in sesto o sostituiranno l’organo difettoso che era stato la causa della morte; quindi cureranno ogni eventuale malattia acuta e faranno le altre riparazioni biologiche urgenti; infine, e con comodo, effettueranno una revisione e un ringiovanimento di tutto il corpo».

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