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In principio fu la Paltrow

Super shopping con le celebrities Quattro siti da tenere d'occhio

Super shopping con le celebrities Quattro siti da tenere d'occhio
Tendenze 29 Agosto 2015 ore 10:15

Da star di Hollywood a venditrici. Si può dire che la nuova vita delle celebrity passi dal web e dai siti di e-commerce creati su misura per loro. Da Gwyneth Paltrow a Jessica Alba, da Reese Witherspoon ad Alicia Silverstone, fino a Blake Lively e Tori Spelling, negli ultimi anni è tutto un fiorire di consigli per gli acquisti sul web, che attirano migliaia e migliaia di clic ogni giorno, fruttando alle star milioni di dollari. C'è chi dispensa buone maniere, chi suggerisce di tatuarsi insieme alle amiche, e chi vende e disegna abiti, bigiotteria e biancheria retrò.

 

1) Goop di Gwyneth Paltrow

In principio fu Gwyneth Paltrow.La prima ad addentrarsi in questo nuovo filone di business è stata Gwyneth Paltrow. La diva, ex compagna di Brad Pitt, di Ben Afflek ed ex moglie del leader dei Coldplay Chris Martin, nel 2008 ha deciso di crearsi il suo blog. È nato così Goop, che - come ha dichiarato la stessa Paltrow - ha l’obiettivo di «condividere tutte le cose positive della vita in diversi settori: dal creare una ricetta deliziosa a trovare il vestito migliore per una festa». Dalle pagine di Goop, nel 2014, l’attrice ha annunciato la fine del suo matrimonio. Segno che, col tempo, gli intenti originali di positività si sono quel filino modificati. Ma, vita privata a parte, Gwyneth su Goop dispensa consigli su ogni aspetto della vita, dal mangiar sano all’abbigliamento. Del resto, la Paltrow è stata incoronata dalla rivista People donna meglio vestita del mondo nel 2012, e il suo fisico pressoché perfetto sembra essere il miglior biglietto da visita per una vita sana.

Da semplice blog, Goop è cresciuto fino a diventare un vero e proprio portale e-commerce e digital media che fattura 1 milione di dollari l’anno ed è visitato da 120mila persone ogni giorno. Vi si possono trovare 22 programmi per una dieta detox, ricette salutiste, abbigliamento, scarpe, detersivi, prodotti per capelli. Anche Michael Kors, il brand di accessori di lusso e abbigliamento prêt-à-porter, nel 2013 ha avviato un'esclusiva collaborazione con Goop, creando una capsule collection fatta di look facili, in edizione limitata e specificamente progettati per il sito, oltre a una selezione di prodotti delle linee Michael Kors Collection e MICHAEL Michael Kors.

 

2) Honest di Jessica Alba

Oltre a Goop, l’altro sito simile che si è affacciato sul web conquistando un grandissimo successo è Honest, creato da Jessica Alba. Un gigantesco negozio online di prodotti bio per bambini e mamme, dai pannolini alle creme solari. L’intento di Jessica Alba, paladina del vivere secondo dettami di ecocompatibilità e sostenibilità ambientale, era quello di comunicare una coscienza ambientalista tra i suoi seguaci.

Il sito è diventato una vera e propria azienda, che presto verrà quotata in borsa. Negli ultimi giorni, secondo il New York Times, Honest avrebbe raccolto investimenti per circa 100 milioni di dollari, un dato che porterebbe il valore del marchio alla stratosferica cifra di 1,7 miliardi di dollari (un anno fa era “appena” di 1 miliardo di dollari). Nel 2014 il fatturato di Honest si è attestato sui 170 milioni di dollari, 60 milioni in più rispetto al 2013. Segno che gli americani sono sensibili al tema. Recentemente, però, Jessica Alba e la sua società sono finite nell’occhio del ciclone per una crema solare venduta proprio sul portale in questione: secondo il pubblico sarebbe totalmente inefficace, e dunque potenzialmente pericolosa. A testimonianza della critica sono apparse in rete una serie di foto di bambini ustionati dal sole. L’azienda ha minimizzato l’accaduto assicurando che i feedback negativi costituiscono soltanto una minuscola percentuale delle vendite.

 

3) The Kind Life di Alicia Silverstone

Anche Alicia Silverstone si è fatta promotrice degli stili di vita sani, seppur estremi. Da vegana convinta, la Silverstone ha fondato The Kind Life, una community online che lei stessa definisce come la naturale estensione del suo libro The Kind Diet, il manuale di alimentazione e cucina vegana pubblicato nel 2009. Una scelta di vita radicale che prevede la costante presenza in frigo di riso integrale, alga nori tostata, aceto, limoni, olio d'oliva, scalogno, burro di sesamo e mochi, e che ha imposto anche al figlio di tre anni. Non solo, la Silverstone, con The Kind Life, è diventata il guru di riferimento per molti vegani  a stelle e strisce. Sul sito, oltra a vendere panni che tolgano gli allergeni dalla casa al costo di 40 dollari, viene spiegato nel dettaglio come vivere una vita evitando serenamente le proteine animali, la pelle e quant’altro. Da poco è stata aperta anche la sezione chiamata The kind mama milk share, per condividere il latte materno.

 

4) Preserve di Blake Lively

Abbandonando il filone ecomamme, lo shopping con le star prevede anche gli aspetti più modaioli. Lo ha esplorato, finora senza risultati apprezzabili, Blake Lively, con Preserve, un fashion blog bocciato senza mezzi termini dalla stampa. The Independent ha definito Preserve «più inutile» di Goop, mentre The Wire si è lanciato in un’aspra critica agli oggetti in vendita sul sito: dai barbecue, al sale, dai tatuaggi, alle enchiladas, tutti utensili di dubbia fruibilità e che sembrano avere poco a che fare con la fashion icon più “in” del momento. Vogue, a cui Blake Lively aveva rilasciato un'intervista sul matrimonio con Ryan Reynolds, ha messo a confronto il fashion blog con Preserve e Goop sotto ogni punto di vista: layout, shopping, testimonial famosi e mission del sito, sancendo senza mezzi termini la vittoria di Gwyneth Paltrow.

In molti erano convinti che l’obiettivo di Blake Lively fosse quello di salvare il mondo dal cattivo gusto e condividere i segreti della sua vita perfetta con le comuni mortali. Insomma, le sue fan volevano capire come la loro beniamina riuscisse ad avere dei capelli sempre così perfetti e si sono invece ritrovate a leggere banali racconti di vita. L’intento era quello di «raccogliere storie dei meravigliosi artigiani americani» e, naturalmente, venderne i prodotti, scelti personalmente da Blake. Il cui gusto hipster spazia dal borsone in cuoio a mille dollari alla barretta di cioccolato a 8,5. Un progetto troppo debole per una fashionista come Blake.

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