Si è appena conclusa

White Milano, i piccoli della moda che fanno tendenza nel mondo

White Milano, i piccoli della moda che fanno tendenza nel mondo
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Innovazione, sperimentazione e contemporaneità sono le parole chiave per delineare l’essenza del White, la più nota fiera del fashion system milanese. Oggi è la terza manifestazione italiana del tessile-moda per numero di espositori, a pari merito con Milano Unica, dietro Pitti Uomo e theMicam. White è il salone fashion avantgarde che ha cambiato il modo di fare fiera nel mondo. Si differenzia dalle altre realtà espositive perché ospita le collezioni di designer di nicchia o non ancora inflazionati in un grande showroom caratterizzato da allestimenti innovativi ed unici nel panorama fieristico.

Ed è una formidabile rampa di lancio per gli emergenti. Questo hub creativo intende infatti cogliere e proporre i fenomeni della moda contemporanea, reinterpretando il tradizionale format fieristico, imponendosi come fucina di idee per i nuovi linguaggi della comunicazione e dell’avanguardia fashion. In questo contest c'è fermento creativo. Profilo internazionale, vocazione per lo scouting, attenzione alla sperimentazione: sono queste le caratteristiche vincenti di un evento che ha calamitato 17mila operatori del settore nell’ultimo anno. Una manifestazione importante, ma completamente privata: nonostante abbia collezionato risultati altisonanti, non è tra le fiere finanziate dal ministero.

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Nata nel 2002 da un'idea di Massimiliano Bizzi e prodotta da MSeventy, il White ha privilegiato da sempre il mood contemporary, un segmento che, negli anni in cui il settore moda non è stato certo risparmiato dalla crisi, ha dimostrato di avere comunque un margine di miglioramento. La location storica di via Tortona ha visto crescere del 20 percento il numero di espositori rispetto all’edizione dello scorso anno, 500 rispetto i 463 del gennaio 2014: un bel salto da quando, 14 anni fa, al debutto del salone, ce n'erano solo 19. L’evento ha registrato un incremento del 34 percento di buyer  rispetto a gennaio 2014,  con un aumento del 22 percento di compratori provenienti dall’estero e del 40 percento di quelli provenienti del Belpaese. Dopo l’Italia, la supremazia è del Giappone, della Cina e della Corea, Paesi che premiano la ricerca e l’innovazione. Il legame tra White e Londra, l’humus nel quale i trend nascono e si moltiplicano, è sempre forte.

Nell’edizione appena conclusa (28 febbraio-2 marzo 2015), 135 nuovi brand hanno dialogato con moda, musica, web ed entertainment, fusi in un unico contenitore caratterizzato da costante contaminazione. Grazie ad una struttura narrativa capace di portare in primissimo piano un’attenta selezione delle tendenze moda, mescolate in una gamma completa di prodotti di grande impatto, edizione dopo edizione, White ha imposto sulla scena internazionale e nel tessuto metropolitano milanese il suo contenitore di idee e di servizi che superano il concetto di stagionalità, proprio della moda. Non solo business, via Tortona si è animato con presentazioni, mostre, mini-sfilate, eventi, incontri, scoperte e sorprese all'insegna dell'internazionalità. Compratori, stilisti, giornalisti, fashion addict e tanti blogger a caccia dell’ultimo trend, si sono persi tra marchi poco noti e giovani designer.

 

TORTONA FASHION DISTRICT

 

Il mondo digitale è sceso in campo in prima persona quest'anno: numerosi i blogger e web influencer italiani e internazionali hanno partecipato, portando forte coinvolgimento attraverso i loro principali canali social. Il White è un eterno work in progress. A giugno 2015, andrà in scena la prima edizione del concorso Time, organizzato insieme a Camera Buyer e rivolto a nuovi designer. L'obiettivo di questa fiera è quello di essere fulcro di un incontro ad alto tasso di ricerca in tema di moda e design. Grazie al Tortona Fashion District e al coinvolgimento di Superstudio, dovrebbe diventare realtà dopo Expo 2015. Dovrebbe. Il condizionale è d’obbligo di questi tempi. Innovatori sì, ma con i piedi per terra. A appuntamento al 20 giugno.

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