Ricordo di un uomo buono

22 Giugno 2014 ore 10:30

Venerdì sera a Mornico al Serio è morto un uomo buono. Si chiamava Bruno Rizzi e aveva 69 anni. Due mesi fa gli era stato diagnosticato un cancro al pancreas. Lo sapeva e non aveva paura: “Quando uno ha il cuore buono non ha più paura di niente”, recita una canzone che anche lui conosceva.

Bruno Rizzi era uno contento della vita che aveva vissuto e si diceva pronto, se fosse venuto il suo turno. Le infermiere della Gavazzeni non si spiegavano come facesse quel signore, davanti a un dramma così grande, a mantenere il buonumore. Com’è andata stanotte? Lui sorrideva: “Se lasciamo perdere la nausea, il mal di schiena, un dolore fitto allo stomaco e la difficoltà ad andare in bagno, direi che è andata molto bene”. Un giorno accolse gli amici in ospedale con il letto lasciato vuoto e una scritta in latino: “Hodie mihi, cras tibi” (oggi a me, domani a te). E anche poco prima di andarsene, a Mino Quarti, uno dei più cari, aveva detto: “Mi hanno dato quarant’anni”. Scherzava sul male, ma non per sfidarlo o esorcizzarlo: scherzava perché anche in mezzo alle tribolazioni sapeva essere un uomo lieto.

 

bruno 4 2009

 

Bruno Rizzi veniva da una famiglia semplice di Mornico, il papà faceva il calzolaio, aveva due fratelli. Si era diplomato in ragioneria e nei primi anni dopo la scuola aveva trovato lavoro in un’azienda di import-export. Quando il cognato aprì uno studio da commercialista, lui lo seguì, dedicandosi alla libera professione. Fino a un mese fa andava in ufficio la mattina e usciva alle otto di sera. Cena a casa e poi di nuovo fuori a “dare una mano” per il paese.

Il servizio agli altri attraverso la politica ce l’aveva nel sangue. Si era iscritto alla Democrazia Cristiana da ragazzo ed è sempre rimasto un democristiano. Nel 1975 venne eletto sindaco di Mornico. Verrà riconfermato per tre volte, 15 anni in tutto, nei quali ristrutturò il palazzo del Comune, fece costruire la palestra, e così via. Nel suo impegno amministrativo coinvolse molti amici, insegnando a una generazione di ragazzi la passione per il bene comune. Ci sono anche nomi noti, fra quelli che ha contribuito a far crescere. I suoi amici si chiamano Sergio Bonetti, Rossano Breno, Davide Mistrini, Demetrio Cerea e il neo sindaco di Mornico, Eugenio Cerea. Con Rizzi aveva mosso i primi passi in politica anche il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, “che poi aveva fatto la sua strada”, diceva Bruno. Un altro della sua stazza era Valerio Bettoni, l’ex presidente della Provincia, che quando vinse le elezioni lo chiamò al suo fianco come assessore al Bilancio per due mandati, tra il 1999 e il 2009. Affidabile, preciso, equilibrato, corretto, anche alle ultime europee Rizzi dichiarò che avrebbe sostenuto “il Valerio”. L’amicizia prima di tutto. Un’amicizia sincera, perché quando qualcuno passava la misura non te le mandava a dire.

Molti anni fa Bruno Rizzi era stato anche magro. Diceva che i chili di troppo erano tutta colpa delle sigarette che aveva smesso di fumare e raccontava (non abbiamo riscontri) di essere stato un peso piuma il giorno in cui si era sposato con “la Lina”. Quando parlava di sua moglie dava tutto per scontato, come se anche l’interlocutore dovesse per forza averla conosciuta. Era talmente parte della sua vita che non riusciva a concepirsi senza di lei.

Insieme, quando smise di fare il sindaco presero una decisione coraggiosa. Andarono in America Latina per adottare due bambini. Rizzi aveva già quasi cinquant’anni. Tornarono con tre, uno in più: “Come facevamo a lasciar là un loro fratello?”. Sembra un film (non a caso L’albero degli zoccoli Olmi l’ha girato a Mornico), ma gli uomini buoni obbediscono sempre alle circostanze, belle o brutte che siano. A papà e mamma, insieme a qualche grattacapo, i figli hanno dato due nipoti, un maschio e una femmina. E Bruno Rizzi nell’ultimo periodo era tutto per loro. In questi mesi di malattia l’unico momento in cui sui suoi bellissimi occhi azzurri è sceso un velo di malinconia è stato quando parlava del nipotino che viveva praticamente in casa sua. “Ecco, io sono pronto a partire, diceva, però per quel bambino un po’ mi dispiacerebbe, perché si è legato al nonno in maniera particolare”. E questo valeva anche per lui. Anche noi che abbiamo conosciuto e stimato Bruno, in questo distacco ci sentiamo un po’ come quel nipotino.

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