Da «Te sé lóngh cóme la Quarisma» a...

10 frasi bergamasche in Quaresima

10 frasi bergamasche in Quaresima
03 Marzo 2017 ore 08:00

In passato astinenze e privazioni volontarie hanno caratterizzato i quaranta giorni prima della Pasqua, lasciando un ricordo anche nei nostri detti. Oggi molte cose sono cambiate e la Quaresima non rappresenta più, non per tutti, il periodo di riflessione e di preghiera originario. Ma, come ogni grande evento collettivo, suscita sempre diverse reazioni. Proviamo a elencarle.

 

1) Te sé lóngh cóme la Quarisma

Il detto può riguardare due aspetti: l’altezza esagerata di una persona, o la sua altrettanto eccessiva lentezza nel fare le cose. Per noi, il secondo è decisamente più grave. [Trad. lett. Sei lungo come la Quaresima]

 

 

2) Con té l’è sèmper Quarisma

Acidula frase scambiata tra coniugi di lungo corso che amano sottolineare le innumerevoli manchevolezze dell’altro che trasformano l’esistenza, appunto, in una Quaresima. [Trad. Con te è sempre Quaresima]

 

 

3) Sét indàcc a mèt sö i sènder?

Ieri molti di noi si son recati in chiesa per il tradizionale rituale delle Sacre Ceneri. C’è da dire che il tema della caducità della vita terrena non è un argomento che interessi i moderni frequentatori di social. [Trad. Sei andato a metterti le ceneri in testa?]

 

 

4) Per quaranta dé dóvre mia Féisbuch

Un tempo ci si sottoponeva a volontarie astensioni, divenute via via più leggere e quasi salutistiche: niente fumo, niente alcol, niente cioccolato e così via. Oggi “fà Quarisma”, fare Quaresima, implica rinunce più tecnologiche. [Trad. Per quaranta giorni non uso Facebook]

 

 

5) Incö i sà piö gna cóssa l’é

Considerazione dei nostri anziani che non notano un interessamento febbrile, da parte dei loro nipoti, per i temi liturgici. Anzi, anche la semplice rinuncia sembra un concetto incomprensibile. [Trad. Oggi non sanno neanche più cos’è]

 

 

6) Éla ólta o bassa la Pasqua?

Eterno dilemma di ogni anno, vista la collocazione sempre diversa della festività. Quest’anno, chiariamo subito, è alta: il 16 aprile. Quella bassa si chiama così quando si celebra nell’ultima settimana di marzo. [Trad. È alta o bassa la Pasqua?]

 

 

7) Ède mia l’ura de ‘ndà vià du dé

Con un senso molto pagano e poco sacro del periodo, c’è chi la considera una lunga anticamera che precede il sollievo delle brevi ferie e dei successivi ponti del 25 Aprile e del Primo Maggio. [Trad. Non vedo l’ora di andar via due giorni]

 

 

8) Nóter me l’fàa delbù ‘l desü

L’affermazione può avere due significati: l’adesione assoluta al precetto, o la situazione d’indigenza che obbligava a saltare i pasti. In ogni caso, si parla del passato. Almeno nella maggioranza dei casi. [Trad. Noi lo facevamo davvero il digiuno]

 

9) Sàbat ‘ndó a Milà a fà Carneàl

È raro, ma c’è anche il bergamasco godereccio che coglie solo l’aspetto ludico della situazione, e prolunga l’atmosfera carnevalesca aderendo per una volta al rituale ambrosiano, secondo il quale la Quaresima inizia domenica. [Trad. Sabato vado a Milano a fare il Carnevale]

 

 

10) A m’sè ‘n tép per ol Rasgamènt de la ègia?

Preoccupazione tipicamente bergamasca, che non nasconde un complotto ai danni di un’innocente vecchietta, ma la richiesta della data d’iscrizione al corteo del Ducato di Pontida.  C’è tempo, comunque, fino al 12 marzo. [Trad. Siamo ancora in tempo per ol Rasgamènt de la ègia?]

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