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10 frasi in bergamasco sul lavoro (quello di oggi però, non di ieri)

10 frasi in bergamasco sul lavoro (quello di oggi però, non di ieri)
Viva Bèrghem 03 Maggio 2019 ore 05:30

Lavoratori lo siamo da sempre, e il Primo Maggio si celebra la nostra festa. In tutto il mondo siamo riconosciuti per l’eccellenza delle nostre prestazioni, eppure negli ultimi anni la veloce e profonda mutazione del mondo del lavoro ci lascia un po’ perplessi. Abbiamo perso alcuni punti di riferimento e ne abbiamo trovati altri, sospesi tra la nostra indole conservatrice e l’apertura al mondo. Ma ce la caveremo, come sempre.

 

1. Mè parlà ‘nglés per fórsa

Bilingui dalla nascita, apprendiamo con un filo di sgomento che il bergamasco non può considerarsi una lingua lavorativa universale. Tranne che in cantiere. [Trad: Bisogna parlare inglese per forza]

 

2. Incö i te paga a stà a cà

Ci sembra del tutto innaturale che qualcuno possa ricevere un salario senza svolgere alcuna attività. Il concetto di “reddito di cittadinanza” è infatti completamente estraneo alla nostra visione del mondo. [Trad: Oggi ti pagano a stare a casa]

 

3. L’è töt ü laùr de computer

Abituati da generazioni al contatto fisico con gli strumenti del nostro lavoro, guardiamo con sospetto a chi si guadagna da vivere sviluppando solo i muscoli dei polpastrelli. [Trad: È tutto sui computer]

 

4. Ol mé s-cèt l’è ‘ndàcc a Londra

Un tempo già raggiungere la città di Bergamo dalle valli era considerato un viaggio di un certo impegno, e non si superava, a volte per una vita, l’orizzonte del proprio campo. Ovvio che la mobilità di oggi ci destabilizzi. [Trad: Mio figlio è andato a Londra]

Da

5. I te paga dòpo sés mis

Chi svolge un’attività in proprio lamenta un ritardo nei pagamenti legato alla contingenza economica, ma forse non tiene nella giusta considerazione la nostra tendenza a rimandare il più possibile la dolorosa separazione dal denaro. [Trad: Ti pagano dopo sei mesi]

 

6. Te ‘ndé ‘n pensiù quando te sté piö ‘n pé

Aggirarsi sui ponteggi trasportando pesi oltre i sessantacinque anni non è certo divertente, e non è quello che avevano in mente i giovani muratori all’inizio dell’attività. Ma è quello che li aspetta oggi, e non solo loro. [Trad: Si va in pensione quando non si sta più in piedi]

 

7. Gh’è di mestér che capésse gnach

Il mondo rassicurante del falegname, del contadino e di molti altri mestieri facilmente riconoscibili sta finendo, sostituito da attività in cui la prima difficoltà è capire il significato del nome che le descrive. [Trad: Ci sono lavori per me incomprensibili]

 

8. I zùegn i völ mia laurà

Luogo comune ripetuto più volte al giorno, attribuisce ai giovani la scarsa volontà di accettare impieghi gravosi o poco gratificanti, Come se lavorare in un Call Center fosse una passeggiata. [Trad: I giovani non vogliono lavorare]

 

9. Ol laurà l’gh’è

C’è chi si ostina a dichiarare che c’è sempre la possibilità di trovare un lavoro, se solo si ha a costanza di cercarlo. Molti iscritti alle liste di disoccupazione non condividono questo incrollabile ottimismo. [Trad: Il lavoro c’è]

 

10. Te tróet piö chi è bù de laurà

Diventa sempre più difficile trovare artigiani abili come una volta, o almeno così ci piace pensare. C’è da dire che noi stessi stiamo perdendo l’abilità manuale che in tempi non remoti ci permetteva di costruirci una casa con le nostre mani. [Trad: Non si trova più nessuno capace di lavorare]