Viva Bèrghem
Non se ne vanno mai veramente

Dieci frasi dei bergamaschi quando fanno visita ai morti

Dieci frasi dei bergamaschi quando fanno visita ai morti
Viva Bèrghem 07 Novembre 2015 ore 05:15

Non sono più con noi, ma non se ne vanno mai veramente. Rimangono nei sogni, nelle memorie, negli atteggiamenti e nelle parole che ci hanno lasciato come eredità viventi. Sono i nostri morti, ricordàti un giorno e pensati per sempre. I mormorii raccolti nel silenzio di un camposanto, nel corteo funebre che  lentamente si scioglie o negli immediati dintorni di una camera ardente hanno però un contenuto sorprendente. La vita che continua, qui o altrove.

 

1) L'à patìt tant?

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Una domanda che auspica e quasi richiede una risposta negativa. O addirittura il liberatorio “Al s'é gnach rincorzìt”. Più che un sollievo per la sorte altrui è una speranza per la nostra. [Ha sofferto tanto?]

 

2) I la pórta sö mercoldé

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C'è un anticipo di ascesi in questa informazione, la prima richiesta di chi ha saputo dell'evento. Partecipare poi al funerale è semplicemente l'ultima di una serie di condivisioni tra familiari, amici o conoscenti. [Lo portano su mercoledì]

 

3) A l' gh'à mai vüt negót

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Constatazione tra lo scientifico e il lapalissiano che lamenta l'improvvisa scomparsa di chi non ha mai visto l'ospedale nemmeno da lontano. Il lato positivo è che i propri malanni diventano, improvvisamente, curiose garanzie di sopravvivenza. [Non è mai stato ammalato]

 

4) Adèss che l' püdia gódes la pensiù

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Tra le coincidenze più amare, il decesso che segue a breve il primo giorno di pensione. Per questo molti di noi lo ritardano, lavorando ben oltre il limite definito dalla legge. [Adesso che poteva godersi la pensione]

 

5) Al sömèa 'nfina bèl

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C'è ammirazione per il lavoro delle pompe funebri, sollievo per le sofferenze ormai finite. E una sottile e ingenua malignità sull'aspetto del defunto da vivo. [Sembra perfino bello]

 

6) Pòta, l'è mia la nòsta cà

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Rassegnata e asciutta riflessione sulla caducità della nostra permanenza in questa valle di lacrime. Senza, peraltro, una fretta eccessiva di raggiungere la nostra vera casa. [Non è la nostra casa]

 

7) A parlàn de if…

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Premessa indispensabile per dare il via a una serie di commenti poco lusinghieri sulla personalità dell'estinto. In realtà è un modo come un altro per viverlo ancora come parte integrante della comunità. [A parlarne da vivo...]

 

8) A l'ghe n'à facc vèd assé a chèla fómna

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Tipica frase introdotta dalla premessa del punto 7 e ovviamente prerogativa femminile, tende a procrastinare una frettolosa assoluzione per i peccati legati alle passioni che, per tradizione, riducono l'uomo in cenere. [Ne ha fatte vedere a quella donna]

 

9) Te pórtet dré negót

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Riservato a giorni come il 2 novembre, o davanti a una tumulazione, è un rilievo che dovrebbe indurre a limitare il desiderio di beni materiali, e gli affanni per ottenerli. È un dato di fatto che però viene quasi subito dimenticato. [Non portiamo niente nell'aldilà]

 

10) La cèsa l'éra piéna

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Se esiste una misura dell'affetto o del valore reale di un defunto, è il numero di persone che ritiene doveroso accompagnarlo nell'ultimo saluto. Spesso non corrisponde al numero di chi, in vita, lo osannava pubblicamente. [La chiesa era piena]

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