Da «Sét indàcia a mèssa?» a...

10 frasi delle nonne bergamasche quando “rimproverano” le nipoti

10 frasi delle nonne bergamasche quando “rimproverano” le nipoti
18 Ottobre 2015 ore 21:00

Sono state capaci di attraversare un paio di guerre mondiali, allevare un minimo di quattro figli e assistere, all’occorrenza, un marito malato. Il tutto con una soprannaturale dolcezza, anche se non userebbero mai un termine così delicato, men che meno nei confronti di se stesse. Sono le leggendarie nonne, o meglio nóne, bergamasche. I loro non sono consigli. Sono oracoli. Che le nipoti [quelle che commentano tra parentesi quadra qui sotto] conserveranno per una vita, nell’attesa di dispensarli a loro volta.

 

1) Sét indàcia a mèssa?

[Questa è LA domanda.]

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Il tono è inquisitorio, la domanda senza appello. Una sorta di test che rende possibile, o impossibile, il seguito della conversazione. Tutto questo anche se la nipote ha visto per l’ultima volta la chiesa in occasione del proprio battesimo. (Trad. Sei andata a messa?)

 

2) Quando te se spùset?

[Se non ti laurei amen, se non trovi un lavoro si potrebbe ancora soprassedere.
Ma questo, DEVI. Possibilmente, subito.]

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Il matrimonio è semplicemente una fase necessaria dell’evoluzione, come le cinque malattie dell’infanzia e l’artrite da vecchi. La condizione di single non è nemmeno lontanamente contemplata, e dopo i ventidue anni si è già passibili dell’appellativo di zitella, nella cinica versione bergamasca di pőtaègia(Trad. Quando ti sposi?)

 

3) Te ègnet mai a troàm!

[Frase buttata lì che genera subitanei sensi di colpa cui porre rimedio con il caffè
– ovviamente post messa – della domenica mattina]

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Esperte nell’antica arte di suscitare tremendi sensi di colpa, le nonne sanno come colpire direttamente al cuore le fanciulle, magari chiamando a raccolta per l’occasione i sintomi di tutte le malattie, anche quelle di cui hanno sentito solo parlare. (Trad. Non vieni mai a trovarmi!)

 

4) Mangen amò ‘mpó dài
(che te s
ömèa te bìet gnac de l’aqua buna)

[Dopo il centesimo biscotto inzuppato in caffè con zucchero limone e uovo
o dopo un pranzo colossale.]

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Sarà una questione di moda o evoluzione, ma la linea delle giovani alle nonne pare sempre pericolosamente vicina all’anoressia. Per questo le nutrono con affettuosa premura, che a volte sconfina nell’antitesi di ogni ragionevole dieta. (Trad. Mangiane ancora un po’ dai – Che sembra tu non beva nemmeno dell’acqua buona)

 

5) Quàrcet zó

(i và ‘n giro sèmper bióte)

[Frase automatica quando la scollatura osa arrivare oltre i 4 cm di distanza dal collo.
O c’è un filo di pancia non adeguatamente protetto.]

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Per loro il massimo della superficie di pelle esposta corrispondeva all’incirca all’area della caviglia. Ecco perché ritengono scandaloso anche il più castigato degli abbigliamenti. Non è estranea a tutto ciò la preoccupazione per la salute delle sciagurate nipoti. (Trad. Copriti – Vanno in giro sempre nude)

 

6) Pòta, ótre ì stödiàt

[Frase casuale in una discussione, per ostentare ammirazione alle generazioni universitarie.
Quando è evidente che tra la sua vita e la tua laurea corre un abisso, a favore della prima.]

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Constatazione accompagnata da un leggero sospiro che mira a evidenziare, in apparenza, la superiorità delle nuove generazioni universitarie nei confronti della canonica quinta elementare. In realtà la nonna sta ridendo sotto le rughe, perché si è laureata con lode nella scuola della vita. (Trad. Pota, voi avete studiato)

 

7) Diga de lassàt come ‘l t’à troada 

[Si parla di sesso col moroso, vietatissimo prima del matrimonio.
La perifrasi è notevole, ma il senso spiccio c’entra pure col rispetto.]

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Non è un ammonimento, è una minaccia. Attentare alla purezza di una ragazza prima del matrimonio non è, semplicemente, ammissibile. Se lo ricorda bene il nonno, che ha visto stroncare sul nascere i suoi primi, goffi tentativi. (Trad. Digli di lasciarti come ti ha trovata)

 

8) Mè portà passiènsa

[Utilizzato indifferentemente per i disastri socio-politici,
per i brontolii del nonno e per gli acciacchi dell’età.]

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La pazienza è probabilmente la virtù in cui tutte le nonne eccellono. Perché hanno dovuto accudire mariti e figli, sopportare catastrofi naturali, attraversare crisi economiche, affrontare malattie. Anche Giobbe avrebbe qualcosa da imparare da loro. (Trad. Bisogna portare pazienza)

 

9) Fàla mia fò de bambossèla

[Ha fatto una domanda bella dritta, senza giri di parole, su di te. Su quel che combini.
E tu capisci, chiaro come il sole, che non c’è privacy che tenga.]

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Sfuggire allo scanner dell’esperienza è un’impresa disperata. Alla nonna basta un gesto, un’espressione del viso, addirittura un’omissione per scoprire un amore segreto, un’innocente bugia, un disastro scolastico. Fingere non serve a niente, se non a irritare l’anziana e implacabile giudice. (Trad. Non fare la gnorri)

 

10) Fà la braa

[Questa era l’altra mia nonna. Su ogni biglietto di compleanno per noi nipoti scriveva solo:
“Fai la brava”. È il testamento che ci ha lasciato.]

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Frase dalle infinite sfumature che riassume, in mirabile sintesi tutta orobica, i consigli utili per una vita degna di questo nome. Non c’è bisogno di aggiungere altro, bastano tre parole scolpite  nella pietra del nostro carattere. (Trad. Fai la brava)

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